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Calcio

Il Super Commento della 3ª giornata di Serie A

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Grafica: Julya Marsala

Il commento completo di tutte le partite, con la Top11 alla fine,  della terza giornata di Serie A.

Venezia-Torino

Due squadre con percorsi e obiettivi differenti, chiamati a dare un forte segnale dopo le prime due giornate. Nella prima frazione del Penzo, Torino e Venezia non si sono risparmiati e hanno sfornato un primo tempo dall’alto contenuto emotivo e agonistico. Tante occasioni da una parte e dall’altra, con i due estremi difensori che si prendono la scena durante tutto il primo tempo. Tra le fila lagunari, nonostante il ritorno dal primo minuto (all’esordio in A) di Pojhanpalo, tutti i maggiori pericoli arrivano dai piedi di Hans Nicolussi Caviglia, vero metronomo del centrocampo veneziano e protagonista dell’occasione più nitida del primo tempo con la sua conclusione a giro che impegna Milinkovic-Savic, chiamato al miracolo. La risposta granata arriva con Che Adams,  la conclusione dello scozzese a botta sicura viene stoppata dal tuffo di Joronen. Rispetto ai due match contro Milan e Atalanta, il Torino palesa più di qualche difficoltà nel dominare il gioco qualitativamente e quantitativamente, con Vanoli in costante movimento nell’area tecnica. Nel secondo tempo la partita si addormenta, il ritmo cala e le due squadre continuano a studiarsi e annullarsi. La poca lucidità della coppia ZapataAdams consegna grandi meriti alla coppia di centrali del Venezia, con Idzes che continua a mettersi in mostra dopo il gran campionato dell’anno scorso. La poca qualità messa a disposizione dei centrocampisti granata fa venire alla luce la gran partita dei mastini del centrocampo lagunare, con Duncan e Nicolussi Caviglia tra i migliori in campo. Nel finale arriva il guizzo decisivo del Toro, con lo stacco di Saul Coco sulla spizzata di Masina. Un gol che conferma l’ottimo impatto del centrale ex Las Palmas nella retroguardia granata, con l’addio di Buongiorno che sembra esser già un lontano ricordo. Con 7 punti in 3 partite, il Toro di Vanoli è partito decisamente bene e non ha nessuna voglia di fermarsi, con i nuovi innesti che potranno permettere continue alternative dalla panchina. Manca all’appuntamento con la vittoria il Venezia, ma la gara del Penzo ha lasciato tanti spunti su cui lavorare per costruire una salvezza che sembra già in salita.

Inter-Atalanta

Dopo aver ritrovato la vittoria nel primo match casalingo contro il Lecce, i nerazzurri annientano l’Atalanta per 4-0. In una delle sfide più attese della terza giornata di Serie A,  i padroni di casa dopo un’azione rapidissima composta da uno/due tocchi, passa in vantaggio sul cross di Thuram deviato in porta da Djimsiti dopo appena centottanta secondi. L’Atalanta, priva di Hien e Kolasinac in difesa accusa il colpo e, dopo molteplici campanili sventati da Pavard, subisce la rete del 2-0 al decimo minuto grazie alla super conclusione targata Barella. Nonostante il doppio vantaggio, l’Inter non abbassa il ritmo del proprio gioco continuando ad attaccare, dando ancora una volta l’ennesima dimostrazione dell’idea di gioco di Inzaghi e della supremazia nei confronti dei bergamaschi. L’unica reazione del primo tempo da parte dei campioni d’Europa League arriva sul tiro da fuori di Zappacosta che viene neutralizzato da Sommer e, sulla respinta del portiere svizzero, Retegui non riesce a centrare la porta spedendo alto il pallone. La calda serata milanese ha un protagonista: Marcus Thuram. Il centravanti francese continua sull’onda della prima sfida al Genoa e, dopo un palo colpito nel primo tempo, chiude la gara nella ripresa grazie ad una doppietta che risalta ancora di più la propria figura di attaccante, grazie a due interventi che anticipano la difesa bergamasca e che non lasciano scampo a Carnesecchi. Oltre alla grande prestazione di Thuram, la scena se la prende tutto il terzetto difensivo. In soli novanta minuti, la difesa nerazzurra, è riuscita a superare le critiche ricevuto nel precampionato, riuscendo a portare a casa il secondo clean sheet stagionale oltre a far un’ottima figura per quanto riguarda la fase d’impostazione, perfettamente portata avanti da Bastoni, Acerbi e Pavard. Nei minuti finali, Inzaghi effettua cinque sostituzioni, nonostante aver cambiato tutto il reparto offensivo e due terzi di centrocampo, il ritmo dei campioni d’Italia non è mai calato, fattore che manda un grande segnale alle altre avversarie, pretendenti per la vittoria finale.

Bologna-Empoli

Dopo il sorteggio Champions, l’atmosfera energica del Dall’Ara imponeva quasi i tre punti. Al cospetto di un Empoli in rampa di lancio, i felsinei non vanno oltre il pari. Succede quasi tutto nei primi cinque minuti. Al secondo minuto il corner di Miranda trova prima la spizzata di Beukema e poi la zampata vincente di Fabbian, al primo gol in campionato, la marcatura più giovane di queste tre giornate di A. La risposta dei toscana arriva dopo nemmeno due minuti, con una giocata che ormai sta diventando un dogma dell’Empoli di queste giornate: palla su Pezzella e cross sul secondo palo dove arriva puntuale l’inserimento di Gyasi, al secondo gol consecutivo dopo la rete facsimile dell’Olimpico (a Roma aveva aperto le marcature, qua pareggia subito la gara). Il gioco del Bologna si sviluppa prevalentemente a sinistra, dove Karlsson e Miranda giocano un’ottima gara dal punto di vista tecnico, fornendo sempre una soluzione per l’attacco, sorretto da Castro e da Orsolini, ancora lontani dalla migliore condizione. L’Empoli si conferma una macchina da contropiede e al 37’ sfiora il nuovo vantaggio con la conclusione a botta sicura di Solbakken, dove è necessario un super intervento di Skorupski. La replica rossoblù arriva pochi minuti dopo, ma Orsolini spara in curva da buona posizione. Nel secondo tempo l’equilibrio prevale e le poche occasioni arrivano tutte dai piedi di Orsolini, senza però trovare il gol. Rimandato l’appuntamento con la prima vittoria per il Bologna. A quindici giorni dall’esordio in Champions contro lo Shaktar sono tanti ancora i punti interrogativi su Italiano e sullo scacchiere rossoblù. L’infortunio di Ferguson sembra aver condizionato negativamente tutte le manovre offensive dei felsinei, e le condizioni non ottimali dei due attaccanti Castro e Dallinga, non permettono al Bologna di essere dominante in area di rigore. Dopo tre giornate i gol realizzati sono soltanto due, tra cui un rigore alla prima giornata di Orsolini. Prosegue spedito il cammino dell’Empoli. 5 punti in tre gare e due reti subite, per una delle sorprese di questo avvio di campionato. Al rientro dalla sosta D’Aversa è chiamato a confermare questo score, a partire dal match del Castellani contro la Juventus di Thiago Motta. 

Lecce-Cagliari

Il primo banco di prova per Lecce e Cagliari, che hanno iniziato la loro stagione in maniera differente, ma entrambe alla ricerca della prima vittoria in campionato. Dopo la sconfitta di San Siro, Gotti inserisce subito nella contesa il nuovo acquisto Guilbert, arrivato per sostituire Gendrey (ceduto all’Hoffenheim). La scelta di utilizzare Dorgu nella stessa fascia del francese permette al Lecce di avere molto equilibrio da una parte e poter osare dall’altro lato, con le sgasate di Banda e le sovrapposizioni di Gallo. In avanti, nonostante l’arrivo di Ante Rebic, Krstovic mantiene saldamente il centro dell’attacco. Nel primo tempo i fari sono puntati tutti sul montenegrino, poiché si divora un gol a porta scoperta, dopo aver scartato Scuffet calcia addosso a Luperto. Al 26’ il Lecce trova il primo gol in campionato, con la zampata di Krstovic sulla sponda aerea di Gaspar. Da Cagliari a Cagliari, visto che le ultime reti dei salentini erano state realizzate l’anno scorso nel match contro i sardi, entrambe le reti portavano la firma di Krstovic. La squadra di Nicola non si scompone e sfiora il pareggio con la traversa di Luvumbo. Poi sul gong della prima frazione l’evento che cambia la gara: Dorgu interviene in maniera scomposta su Prati e viene espulso. Nel secondo tempo il Cagliari si riversa tutto in avanti per pareggiare, ma il Lecce riesce a contenere tutti gli attacchi dei sardi, nonostante l’inferiorità numerica. I cambi di Gotti permettono ai salentini di essere sempre pimpanti e rapidi nel ribaltare l’azione. Nel finale il Cagliari tenta il tutto per tutto e allora è Falcone a salire in cattedra, con un intervento prodigioso che nega il pareggio a Luvumbo. L’ultima grande occasione del match capita tra i piedi di Nicholas Viola (alla 50ª presenza con la maglia del Cagliari) ma la sua conclusione a botta sicura colpisce la traversa. Tre punti d’oro per i salentini, che tornano a sorridere dopo le due sconfitte nette contro Atalanta e Inter. Manca all’appuntamento con la prima vittoria il Cagliari, ma Nicola sembra avere la situazione sotto controllo ed è chiamato a dare un segnale già al rientro dalla sosta.

Lazio-Milan

Una gara che prometteva spettacolo, con le due squadre chiamate a dare un segnale alla propria stagione. Le scelte dei due tecnici fanno presagire questa voglia di riscatto, di “rinascita” anche se si tratta di due percorsi in pieno inizio e sviluppo. La rivoluzione apportata da Fonseca scuote tutto l’ambiente rossonero, ma per le scelte impavide del portoghese portano il Milan al riposo in vantaggio. Dopo la buona prestazione di Parma, ancora una volta Stranjha Pavlovic è stato uno dei protagonisti della partita, sia dietro ma soprattutto in avanti. Il centrale serbo ha il merito di salvare sulla linea una conclusione velenosa di Dia, che aveva beffato Maignan in uscita, e pochi minuti dopo sfrutta un’incomprensione generale della difesa laziale e incornare tutto solo nell’area piccola, per la prima gioia con la maglia rossonera. La scelta di rinunciare a Theo Hernandez e Leao fa perdere al Milan quella ‘sana’ instabilità che permetteva ai rossoneri di essere sempre pericolosi in ogni momento della gara e in ogni tipo di azione. La scelta di Terracciano e Pulisic garantisce più equilibrio nella prima frazione, dove la Lazio tenta di aggredire il match fin da subito, anche grazie alla scelta di Baroni di presentare il doppio centravanti, con Dia che fa coppia con Castellanos. Nel secondo tempo il Milan comincia a perdere riferimenti grazie anche alla crescita costante dei padroni di casa, che grazie ai cambi di Baroni (che inserisce Isaksen e Marusic) riesce ad avere più lucidità nel possesso e più spazio dove attaccare con la velocità di Nuno Tavares. Il terzino portoghese si prende la scena intorno all’ora di gioco, quando viene servito in profondità da Zaccagni e disegna due assist al bacio per i due tap-in di Castellanos e Dia, e in meno di cinque minuti la Lazio ribalta tutto. Con la gara in salita, Fonseca decide di mettere fine al suo esperimento e decide di inserire tutti i ‘tenori’ lasciati inizialmente fuori, con l’aggiunta dell’esordiente Tammy Abraham. In meno di un minuto i nuovi entrati collezionano l’azione del pareggio, con un fraseggio tutto di prima tra Leao, Theo e Abraham, finalizzato dalla conclusione vincente di Rafael Leao. L’immagine emblematica di Theo Hernandez e Leao che non presenziano al cooling break con la squadra dimostra una poco rosea situazione all’interno dello spogliatoio rossonero, nonostante tutti i proclami di intesa di Fonseca. Le ultime due occasioni, di Okafor e Zaccagni mettono la parola fine a una gara divertente e ricca di colpi di scena, che però non cambia i giudizi e i pensieri riguardo l’avvio di stagione di Lazio e Milan, chiamate ad alzare l’asticella al rientro dopo la sosta.

Napoli-Parma

La cornice del Maradona diventa il teatro della gara più folle della stagione -al momento. Con l’arrivo di Gilmour, McTominay e Lukaku la rosa del Napoli si completa definitivamente, ma nel primo tempo del Maradona la scena è tutta dei ragazzi di Fabio Pecchia. Perché il Parma gioca, e come gioca! Un continuo scambio di posizioni, un dinamismo e un’audacia che raramente si vede in squadre neopromosse, e poi l’intraprendenza e la consapevolezza del rischio che è il fattore determinante nell’inquadrare l’azione del vantaggio, con la progressione centrale di Sohm e il fallo di Meret in uscita su Bonny. Dal dischetto il francese apre il piatto e porta in vantaggio -meritatamente- i ducali. La poca pulizia nel giro palla, e un ritmo non troppo elevato a causa dell’intraprendenza del Parma, portano il Napoli a riposo sullo 0-1 e con tanti aspetti da sistemare e migliorare per Conte. Nel secondo tempo la partita cambia nell’ultimo quarto d’ora, quando Suzuki (ammonito in precedenza) viene espulso per un’uscita a gamba tesa su Neres. Con le sostituzioni esaurite pochi minuti prima, a difendere i pali della porta ducale si presenta il capitano Delprato. Nel finale Conte inserisce tutti gli attaccanti e riesce a sfruttare l’handicap del portiere atipico per ribaltare la gara e portare a casa i tre punti. Prima ci pensa Lukaku a infiammare il Maradona, con la sua rasoiata mancina che buca le mani a Delprato, per la prima gioia in maglia azzurra, conclude l’opera il colpo di testa di Anguissa, servito dal cross al bacio di David Neres (secondo assist in due partite da subentrato). Una vittoria che permette al Napoli di concludere la primissima fase di campionato al sesto posto, a quota 6 punti. Dopo la pesante sconfitta di Verona, il campionato dei partenopei ha avuto subito un riscontro positivo dal punto di vista mentale e il completamento della rosa, con tutti i nuovi innesti richiesti da Conte, possono indirizzare il campionato del Napoli verso i piani alti della classifica. Sconfitta a testa altissima del Parma, che conferma quanto visto nelle prime due giornate. Una squadra molto giovane, ma molto intraprendente e coraggiosa, che darà del filo da torcere a tutti.

Genoa-Hellas Verona

Il primo scontro salvezza delle due squadre, una vittoria pesantissima da parte degli scaligeri. A Marassi la partita si sviluppa secondo quelli che sono i pronostici, ossia le due squadre in completo assetto difensivo, con l’obiettivo di studiarsi e trovare i punti dove colpire. La scelta di Zanetti di utilizzare un centrevanti mobile come Tengstedt piuttosto che un pivot come Mosquera fa perdere riferimenti alla schierata difesa rossoblù, che risponde con il doppio centravanti Vitinha-Pinamonti. La gara si accende e si stappa nella ripresa, quando il Verona comincia a trovare un porto sicuro negli esterni, a causa della compattezza centrale dei difensori, e da un cross laterale di Lazovic arriva il vantaggio di Tchatchoua, nel più classico dei gol “da quinto a quinto”. Il Genoa perde certezze e dinamismo, che è il marchio di fabbrica della squadra di Gilardino, e la gara viene indirizzata definitivamente dal penalty di Tengstedt, dopo il fallo di mano del neo entrato Thorsby. Una sconfitta che non compromette il percorso del Genoa. Ai rossoblù è mancato quell’estro e quel dinamismo in mezzo al campo e nella trequarti. La partenza di Gudmundsson ha portato il Grifone a compiere delle scelte che hanno portato a un cambio di ideali tattici, e il doppio centravanti è ancora in fase di sperimentazione. La sosta potrà consegnare a Gilardino il tempo necessario per lavorare su questi aspetti per il proseguo del campionato. 6 punti in 3 giornate per il Verona, che con Zanetti ha messo subito la quinta alla ricerca dei punti salvezza, in attesa di capire se la continuità sarà un fattore determinante o un handicap che può compromettere l’obiettivo degli scaligeri. 

Fiorentina-Monza

Il faticoso passaggio del turno in Conference, contro la Puskas Academy, aveva bisogno di una reazione convincente in campionato, con Palladino che si trova ad affrontare quello che è stato il suo passato, contro l’amico Nesta. Al Franchi la Fiorentina presenta dal 1’ due nuovi acquisti, come Gosens e Cataldi, già metallizzati e abituati alla difesa a tre e al tipo di calcio richiesto da Palladino. Nel primo tempo però la Viola continua a palesare una scarsa attitudine con il gol e soprattutto una scarsa intraprendenza nella trequarti, con Colpani che continua a non incidere e Beltran si dimostra molto sterile sotto porta. Inoltre la Fiorentina deve fare i conti con una difesa che continua a non convincere, e la scelta di utilizzare Biraghi come braccetto di sinistra dimostra la poca propensione del capitano italiano in marcatura. Il gol del vantaggio del Monza nasce da un errore in marcatura di Biraghi, colpito dal taglio sul primo palo di Djuric, che apre il conto delle reti in campionato del Monza (l’ultima rete dei brianzoli risaliva allo scorso Fiorentina-Monza, anche in quell’occasione a segnare fu il bosniaco). Lo scossone emotivo portato dal vantaggio brianzolo spezza le gambe alla Fiorentina, che comincia a sbagliare qualsiasi giocata palla a terra e viene sovrastata dal pressing alto del Monza, che trova anche il raddoppio grazie alla conclusione da fuori area di Daniel Maldini. Prima dell’intervallo la Viola si rimette in gara grazie alla zampata di Moise Kean, al primo gol in campionato. Nel secondo tempo Palladino inserisce anche Adli e Bove, anche loro all’esordio con la maglia viola, e nel finale il Monza cede e subisce il gol del pareggio. Il corner di Adli pesca il taglio sul primo palo di Gosens, che timbra il cartellino al primo gettone al Franchi. Un pareggio che maschera la brutta prestazione, l’ennesima, della Fiorentina. Palladino ha l’arduo compito di trovare delle contromisure alla sua difesa a tre, che in queste prime partite ha presentato più di qualche lacuna. Il Monza torna a casa con l’amaro in bocca, con la vittoria che distava solamente cinque minuti. Tuttavia la prestazione della squadra di Nesta è sopra la sufficienza, e i nuovi acquisti potranno migliorare l’organico brianzolo, alla rincorsa della salvezza. 

Juventus-Roma

Un pareggio che lascia tanti spunti, ma poco spettacolo e quasi nessuna palla gol. La scelta di De Rossi di inserire subito il neo arrivato Saelemaekers, al posto di Dybala, si rivela fondamentale nella lettura della gara poiché i giallorossi hanno superiorità numerica in mezzo al campo, con la Juve spesso in ritardo nel pressing dei tre giallorossi. Durante il cooling break Thiago Motta mette a posto alcune cose e la Juve tiene meglio il campo: Gatti non si perde più Dovbyk, Cambiaso si abbassa ad aiutare Savona in copertura, migliora anche Mbangula nell’aiuto a Cabal dall’altro lato. La partita si fa dunque bloccata, con qualche guizzo a tinte bianconero, anche se niente di che. L’unica vera palla-gol del primo tempo la firma Vlahovic: Yildiz va al traversone, Vlahovic sfila davanti a Ndicka e lo anticipa, ma Svilar è attento sulla sua girata. Le due scelte degli allenatori, al netto di ogni forma di rispetto e stima (confermati nelle conferenze stampa) indirizzano la partita verso un pareggio. I nuovi innesti, da una parte e dall’altra, non sono riusciti a dare la giusta scossa in un match che fin dall’inizio ha dato la sensazione di non potersi sbloccare se non con qualche episodio, che non è arrivato. Tanti i meriti di De Rossi in questo pareggio, poiché le scelte del tecnico romano hanno permesso alla Roma di avere un approccio molto spigliato e audace al cospetto della slanciata Juve, che allo Stadium è sembrata a corto di energie nel finale per tentare il forcing decisivo. I nuovi innesti non sono riusciti a colpire subito, ma ci sarà tutto il tempo per inserirsi negli schemi di Thiago Motta. Sottolineatura importante per Paulo Dybala. La Joya, subentrato a Soulé, è sembrato un pesce fuor d’acqua all’interno del 4-3-3 giallorosso, con tutte le attenzioni che sono rivolte su De Rossi e sulle scelte che metterà in atto nel corso della stagione. Ottimo esordio di Saelemaekers e Manu Konè, già molto pimpanti e perfettamente calati nella parte all’interno degli schemi giallorossi. 

Udinese Como 

Continua a volare in classifica l’Udinese di Runjaic. Contro il Como i friulani conquistano la seconda vittoria consecutiva e concludono la prima parte di campionato in vetta alla classifica. La scelta di Runjaic, rispetto al match vinto contro la Lazio, ricade su Karlstrom accanto a Lovric in mezzo al campo, cosi da avere maggior dinamismo e fisicità in mezzo al campo. L’obiettivo dell’Udinese non è quello di mantenere stabilmente il pallone, ma essere pungente e rapido una volta riconquistato il possesso. Il vantaggio bianconero arriva grazie al movimento di Thauvin in mezzo al campo che spalanca la prateria a Ehizibue, che arriva sul fondo e serve l’assist per il primo gol in Serie A di Brenner. Il Como nel secondo tempo prova a inserire tutti i nuovi arrivati per rimettere in equilibrio la gara, così come fatto contro il Cagliari, ma la resistenza dei friulani è serrata e gli spazi sono pochi. Nel finale il Como ha l’occasione per pareggiare, grazie al calcio di rigore assegnato dal VAR per fallo di mano del neo entrato Payero. Dal dischetto Cutrone spiazza Okoye ma chiude troppo la conclusione e la palla termina fuori. 7 punti in 3 partite per l’Udinese, in vetta al campionato insieme a Juventus, Inter e Torino. Si conferma in salita il percorso del Como in Serie A, con un solo punto raccolto nelle prime partite. La reazione dei lariani è attesa al rientro dalla sosta, nel primo match stagionale al Sinigaglia contro il Bologna.

LA TOP11 DELLA 3ª GIORNATA

Grafica: Julya Marsala

Classe 2004. Studente in Scienze della Comunicazione all'Università degli studi di Palermo. Aspirante giornalista/presentatore sportivo e grande appassionato di calcio.

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Calcio

Coppa Italia, semifinali d’andata: Tris del Bologna, le milanesi si giocano tutto al ritorno

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Empoli-Bologna (A cura di Tommaso Patti)

Tre gol per archiviare la finale. Dallinga e Orsolini fanno sognare il Bologna

In un sfida storica per entrambe le squadre, l’andata tra Empoli e Bologna termina con un sonoro tre a zero per i rossoblù. Dopo aver raggiunto per la prima volta la semifinale di Coppa Italia eliminando a sorpresa la Juventus, l’Empoli ospita il Bologna nella prima semifinale d’andata in programma. D’altro campo, anche per i rossoblù la sfida ha un sapore particolare: l’ultimo trionfo dei felsinei risale addirittura alla stagione 1973/74 nel match vinto ai rigori contro il Palermo. Il cammino delle due outsider ha visto oltre all’eliminazione della Juve per mano dei toscani, anche l’eliminazione dell’Atalanta sotto il segna del ‘Totò’ Castro nel turno precedente. Già dai primi minuti di gioco, la superiorità del Bologna si vide a occhio nudo rispetto ai padroni di casa, che affrontano comunque un buon inizio di gara, supportati da un Castellani sold out per una delle sfide più importanti della storia del club. Nonostante un iniziale equilibrio in mezzo al campo, il Bologna si dimostra più caparbio nell’attaccare la difesa avversaria, andando vicino al gol del vantaggio con Orsolini, abile nell’attaccare la profondità e prendere il tempo alla difesa di casa, ma non abbastanza preciso nel piazzare il diagonale che poteva valere il vantaggio rossoblu dopo appena due minuti. La conclusione di Orsolini, senza dubbio l’uomo più in forma della propria squadra, non demoralizza l’Empoli, che sfrutta lo scatto di Colombo per far salire la propria linea difensiva. La fame del Bologna di aggredire subito  l’avversario si ripete, e questa volta i felsinei trovano la rete del vantaggio con Orsolini dopo un’azione nata da un cross di Odgaard che non viene raccolto da Dallinga, ma viene raccolto dal numero sette rossoblu che batte Seghetti e sigla l’1-0. Il gol subito sembra non toccare i giocatori dell’Empoli, che provano a reagire sfruttando l’abilità dei propri esterni. Proprio come una grande squadra però, il Bologna sente il momento di difficoltà degli azzurri e sferra l’ennesimo attacco dall’out di sinistra con Miranda, che manda in porta Dallinga, autore un gol importantissimo per indirizzare subito la partita, e fatale per il morale dell’Empoli, sotto di due gol dopo meno di mezz’ora. Seppur con due stati d’animo, sia i cinquemila tifosi provenienti da Bologna, sia i quindicimila spettatori di casa, sostengono la propria squadra, creando una bellissima atmosfera al Castellani. Prima dell’intervallo, Solbakken riceve una spizzata di testa da parte di Fazzini, che lancia l’ex romanista verso la porta, difesa perfettamente da Skorupski al momento della conclusione del norvegese. Dato il momento di difficoltà, D’Aversa richiama i propri giocatori, incitandoli a non abbassare la guardia e a non buttare la palla come già accaduto in gran parte del primo tempo.

Con solamente il 25% di possesso palla, D’Aversa decide di cambiare qualcosa, togliendo dal campo due classi 2006 (Bacci e Tosto), ed inserire Pezzella e Sambia, nel tentativo di dare alla propria squadra maggiore esperienza e una capacità superiore nel tenere e giocare il pallone. Oltre ai due centravanti, lo schema degli azzurri è quello di portare sulla linea degli attaccanti anche un centrocampista, in questo caso Sambia, autore di una buona giocata nella prima occasione importante della ripresa.
Nel miglior momento degli azzurri, il Bologna cala il tris grazie al pallone di Odgaard che lancia in profondità Ndoye, bravo nel servire a centro area Dallinga, che da due passi non sbaglia e segna la sua seconda rete della serata.
Nonostante il tre gol di svantaggio, l’idea dell’Empoli di aggiungere una pedina in più all’attacco sembra una chiave tattica funzionale: lo scambio tra Colombo e Gyasi manda in tilt la difesa rossoblu, salvati dall’ennesimo intervento di Skorupski. Nei restanti minuti di gara, il Bologna va più volte vicino alla quarta rete con il tiro di Dallinga murato da Seghetti a pochi centimetri dalla linea di porta, e successivamente con la conclusione del neo entrato Cambiaghi che termina sul primo palo. Dopo quattro minuti di recupero, termina una sfida ricca di occasioni da entrambe le parti, ma a senso unico dal punto di vista realizzativo e della finalizzazione.

Per l’Empoli era già un grandissimo risultato essere tra le prime quattro squadre della Coppa Italia, ma il cammino dei toscani terminerà con molta probabilità nella sfida di ritorno prevista per il 24 aprile. Sempre con alta probabilità, il Bologna strapperà il pass per la finale, che si terrà allo stadio Olimpico di Roma il 14 maggio. L’ennesima prestazione di altissimo livello di Dallinga e Orsolini, permette agli uomini di Italiano di sognare ancora una volta in grande, forti della consapevolezza dei propri mezzi e di una rosa che contiene sempre di più un mix equilibrato di giovani talenti e calciatori con grandissima esperienza, quest’ultima che può essere una chiave importantissima per il Bologna per riuscire a sfatare il mito della finale o addirittura della vittoria.

Milan-Inter (A cura di Marco Rizzuto)

Il derby di Milano si accende gradualmente, ma la vera esplosione è rimandata al ritorno. Calhanoglu replica ad Abraham, rendendo il pronostico sulla finalista più incerto che mai.

Dopo la doppia eliminazione delle romane ai quarti di finale di Coppa Italia a febbraio, Inter e Milan si affrontano nel derby che chiude la fase d’andata della final four. L’incontro si prospetta sin da subito interessante, dati i tre incontri disputati precedentemente nel corso della stagione odierna, che vedono i rossoneri imbattuti, con il trofeo della Supercoppa Italiana scucito ai nerazzurri in finale. La fase inziale dell’incontro vede regnare l’equilibrio ma nonostante ciò, non mancano le occasioni da gol da entrambe le fazioni. Si alternano fasi di ripartenze e contropiedi a veri e propri coast to coast da una difesa all’altra. Il palleggio nerazzurro, almeno inizialmente, non riesce ad imporsi, complice l’assenza tra i titolari di Mkhitaryan. Al suo posto Frattesi, mezz’ala molto più frenetica in mezzo al campo, imprecisa nel mantenere la stessa lucidità da palleggiatore, dote aggiunta dell’armeno. Questa mancanza permette ai ragazzi di Conceicao la riconquista di diversi palloni nella metà campo avversaria, smorzando i contropiedi avversari e  favorendo le incursioni rossonere. La più grande palla gol dei diavoli passa tra i piedi di Reijnders: di no look favorisce l’inserimento di Leao che col piede debole prova la rasoiata sul secondo palo, deviata in angolo da un’ottimo intervento di Martinez. Con lo scorrere delle lancette, il derby entra nel vivo mostrandosi sempre più colorato e regalando maggiore agonismo e spettacolo, nonostante le tante assenze. Nell’ultimo minuto del primo tempo l’Inter replica costringendo Maignan al miracolo: Thuram si svincola bene in area di rigore e crossa in mezzo per Frattesi, l’estremo difensore francese sventa in tuffo negando il vantaggio allo scadere

Con l’inizio della ripresa, lo spettacolo sale ulteriormente di livello e il Milan spezza il ghiaccio dopo appena due minuti: la sfera rimpalla tra Fofana e Frattesi favorendo Abraham, che brucia Bisseck prendendo posizione dentro l’area e battendo Martinez sul palo lontano. L’inglese sigla la sua terza rete in Coppa Italia in sole due presenze, caricandosi la squadra sulle spalle in questa competizione. Il gol subito dai nerazzurri costringe Inzaghi a mettere mano alla panchina anzitempo, tre cambi mirati con l’obiettivo di rendere più offensiva e cinica la sua formazione: Mkhitaryan per Frattesi, Zalewski per Carlos Augusto e Pavard per l’ammonito Bisseck. Le scelte di Simone Inzaghi si rivelano propedeutiche e i nerazzurri la pareggiano poco prima del 70′: Barella pesca Correa in centro area, l’argentino serve a rimorchio al limite Calhanoglu che mette in mostra le straordinarie doti balistiche con una fucilata che buca Maignan. La rete del pareggio suona l’allarme nella panchina dei rossoneri. Conceicao infatti, effettua prontamente la prima sostituzione, richiamando in panchina Jiménez per Sottil. Ad un quarto d’ora dal triplice fischio, Gimenez e Joao Felix subentrano per Abraham e un insufficiente Pulisic. La fase finale della gara rischia di diventare un vero e proprio incubo ad occhi aperti per il Milan: il pallone messo in mezzo da Thuram spiove al centro dell’area e Walker liscia clamorosamente il pallone, spalancando la porta a Zalewski che deve solo appoggiare da pochi metri, ma Maignan, nega la rete con un uscita monumentale che salva i rossoneri, ancora scossi dalla rete del pareggio. A cinque dalla fine, Leao chiude la sua partita sfiorando l’eurogol a giro, ma il pallone termina di poco a fil di palo, poi il portoghese abbandona il campo facendo spazio a Chukwueze. Allo scadere del terzo minuto di recupero, l’arbitro Fabbri rinvia tutto al match di ritorno che prospetta grande spettacolo. I nerazzurri di Inzaghi restano l’unico club italiano ancora in corsa su tutti e tre i fronti, mentre i rossoneri si preparano a dare il tutto per tutto nei 90 minuti decisivi del 23 aprile. Inoltre, un dato incredibile continua a ‘perseguitare’ il Milan: le Semifinali d’andata di Coppa Italia sono un binomio indigesto, che non hanno mai portato una vittoria ai rossoneri nella loro storia.

Questo pareggio più che giusto, rispecchia a pieno l’andamento della gara. Nella prima frazione i ragazzi di Conceicao hanno preso bene le misure agli avversari, facendo leggermente meglio dei nerazzurri. La situazione si è ribaltata con i cambi di Inzaghi dopo il vantaggio rossonero. La rete di Abraham (al momento infermabile in Coppa Italia), ha costretto il ‘demone di Piacenza’ a ricostruire il classico trio della metà campo nerazzurra. Con l’ingresso di Mkhitaryan, i nerazzurri hanno ritrovato la chiave per sovrastare la controparte rossonera, riuscendo ad imporsi per possesso palla e pericolosità. Tra i grandi protagonisti di questo derby d’andata, impossibile non citare Abraham e Maignan per i rossoneri. Come Holly e Benji, il primo trascina la squadra in avanti, mentre l’estremo difensore si distingue per diversi interventi decisivi ai fini del risultato finale. Insufficiente la prestazione di Pulisic, che non è riuscito ad impattare quanto sperato nella trequarti. Tra le fila nerazzurre, Calhanoglu si è reso protagonista siglando il gol del pari con una bordata dal limite, imparabile per Maignan. Tuttavia, è importante sottolineare anche l’importante prestazione di Correa. L’assenza di Lautaro Martinez pesava, ma tra sacrificio e qualità non ha sfigurato, servendo l’assist per il pareggio. Da matita rossa la prestazione di Frattesi, facilitando il lavoro degli avversari nel primo tempo.

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Calcio

Il Supercommento della 30ª Giornata di Serie A

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Il commento completo di tutte le partite, con la Top11 alla fine, della trentesima giornata di Serie A.

Como-Empoli (A cura di Dennis Rusignuolo)

Kouamé risponde a Douvikas ma sbaglia tanto. Pari con rammarico per l’Empoli

Formazioni ritoccate da entrambi i fronti: Fabregas (squalificato) rinuncia a Smolcic, Perrone, Alex Valle e lo squalificato Nico Paz, e lo fa con Vojvoda, Alberto Moreno, Cutrone e il ritorno in campo di Sergi Roberto, primo gettone nel 2025 per il centrocampista spagnolo; sponda Empoli torna tra i pali Vasquez, mentre in avanti fuori Colombo e dentro Kouamé. Primi possessi che sono tutti in mano al Como, subito alla ricerca del ritmo per controllare la gara. Lo sviluppo dei lariani pende dalla fascia sinistra, in cui Diao comincia subito a martellare sull’acceleratore, e la difesa dell’Empoli non sembra in grado di gestire l’avanzata rapida del giocatore con il 38 sulle spalle. La tattica operata da Fabregas per arginare il muro toscano è un lancio costante alla ricerca di Cutrone, i cui movimenti guidano l’offensiva lariana e mandano sempre a vuoto la prima pressione della difesa dell’Empoli. Nonostante le difficoltà in pressione, le maggiori opportunità del primo quarto di gara sono della squadra di D’Aversa, che riesce saltuariamente a isolare Cacace sull’out di sinistra e solo la poca precisione nell’ultimo passaggio permette a Butez di mantenere i guanti puliti. Al 19′ il Como trova il vantaggio su calcio piazzato con Goldaniga, ma la posizione del centrale è irregolare a causa del movimento a uscire della difesa toscana. Rete prontamente annullata e risultato che rimane invariato. L’Empoli reagisce subito all’occasione di Goldaniga, si riversa in avanti e si costruisce numerose occasioni, tutte vanificate da una poca pulizia tecnica e una poca lucidità da parte degli attaccanti. Al 33′ Pezzella trova campo sulla sinistra, riceve un lancio lungo e crossa subito verso il primo palo, Kouamé gira sul palo opposto ma non riesce a indirizzare a dovere la sfera alle spalle di Butez, che non può far altro che osservare il pallone uscire di poco dalla sua sinistra. Al 38′ Grassi colpisce di testa al centro dell’area, indirizza bene la sfera verso il palo di destra ma colpisce in pieno il legno. L’Empoli è vivo, attivo e lucido all’interno della partita, tutte varianti che al Como stanno venendo meno. L’assenza di Nico Paz nella prima frazione ha mostrato quanto il talento argentino sia fondamentale nella connessione dei due reparti, soprattutto nella rapidità con cui Nico Paz ribalta subito l’inerzia dell’azione. All’intervallo entra subito Perrone al posto di Sergi Roberto, ammonito e poco presente in mezzo al campo. La ripresa è subito pimpante, da entrambe le parti, dopo meno di trenta secondi Goglichidze (ammonito nel primo tempo) rischia l’espulsione per un contrasto con Diao,  graziato da Mariani che tiene il cartellino in tasca. Pochi minuti dopo Goldaniga si stacca sul secondo palo e colpisce indisturbato, palla che termina di poco fuori ma anche questa volta (come in occasione del gol annullato nel primo tempo) il difensore è in posizione di fuorigioco. L’Empoli risponde in contropiede, con Kouamé lanciato a rete, Butez esce altissimo e viene saltato dall’ivoriano che in equilibrio precario calcia rasoterra verso la porta. Kempf prova a intervenire subito ma non arriva, la palla continua la sua corsa lenta verso la porta ma all’ultimo devia leggermente verso destra e si stampa sul palo. All’ora di gioco entrambi gli allenatori ritoccano il loro scacchiere: D’Aversa toglie Viti per Fazzini; Fabregas rinuncia a Cutrone e Alberto Moreno per Douvikas e Alex Valle. La scelta è subito vincente perché in uno dei primi palloni toccati Douvikas apre le danze: combinazione tutta di prima tra Caqueret e Vojvoda, cross rapido e basso del terzino kosovaro e tap-in facile per il centravanti greco, al primo centro in Serie A. L’Empoli accusa il colpo, il nervosismo comincia a padroneggiare tra le file toscane, costringendo D’Aversa a un triplo cambio per riaccendere la miccia (fuori Esposito, Goglichidze e Henderson, dentro Bacci, Solbakken e Colombo). La scossa arriva subito: minuto 75, Pezzella arriva al vertice dell’area, crossa sul secondo palo, questa volta Kouamé prende bene il tempo a Valle e indirizza all’incrocio dei pali il pallone del pareggio. Nel finale gli schemi sono praticamente saltati, i due allenatori chiudono le sostituzioni in maniera differente (D’Aversa schiera De Sciglio, Fabregas inserisce Gabrielloni) e l’agonismo prevale su qualsiasi tatticismo. Kouamé ha un’occasione clamorosa al minuto 88, fornita da una pressione generosa di Colombo che costringe all’errore Goldaniga, ma calcia malissimo a tu per tu con Butez. Nei minuti di recupero l’Empoli rimane in dieci uomini: Fazzini che commette un bruttissimo fallo ad altezza del tendine d’Achille su Ikoné, Mariani non esita ed estrae prontamente il cartellino rosso per il centrocampista italiano, che marchia in negativo il suo rientro in campo dopo il lungo infortunio. L’ultima scintilla del match è un mancino di Da Cunha sputato fuori dai guantoni di Vasquez. A pochi giorni dalla storica semifinale di Coppa Italia contro il Bologna, l’Empoli torna in Toscana con tanto rammarico per quella che è stata la prestazione del Sinigaglia. Le tante, troppe, occasioni fallite -specialmente nel secondo tempo pesano nel risultato finale della gara, che rimane positivo per non interrompere la corsa dei toscani verso una salvezza che al momento dista soltanto due punti. Continua a ripetersi il solito copione del Como in questa stagione, con l’ennesima occasione sfumata nel corso dell’ultimo quarto di gara. La squadra di Fabregas era riuscita a portarsi avanti con un’azione di pregevole fattura, ma la poca lucidità nelle retrovie ha rischiato di compromettere una gara che poteva blindare definitivamente il discorso salvezza, che non sembra comunque in discussione viste le prestazioni del Como nell’ultimo periodo -al netto dei risultati.

Venezia – Bologna (A cura di Marco Rizzuto)

Al Penzo è Orso Show: il capolavoro al volo di Orsolini mette in ginocchio un Venezia guerriero ma sterile

Il Bologna passa di misura in campo difficile, Orsolini inventa il gol della partita e fa proseguire la lotta alla Champions. Nonostante il momento di forma degli avversari,  i ragazzi di Di Francesco scendono in campo con lo spirito giusto, offrendo una prova della loro voglia di restare nel campionato maggiore. Il Bologna tuttavia non ha intenzione di cedere nulla, la lotta per un posto in Champions è sempre più agguerrita e niente può essere lasciato al caso. Il primo squillo del match è infatti  a strisce rossoblù: Orsolini sfugge dalla morsa di Busio e Cande per poi servire in area di Dallinga che non inquadra lo specchio della porta calciando di prima. Entrambe le squadre sono attente alla fase difensiva e l’avvio non regala clamorose occasioni ma episodi, che potrebbero decidere la gara. Alla mezz’ora Zerbin si ritrova il pallone del possibile vantaggio dopo un flipper nell’area di rigore rossoblù, la conclusione del giocatore di proprietà del Napoli viene deviata dall’uscita decisiva di Skorupski, che infrange le speranze dei Lagunari. Nei minuti finali del primo tempo, i ritmi si alzano rispetto alla fase precedente e le squadre, iniziano a spingere con più decisione. Al 40′ Izdes stacca di testa sul cross di Kike Perez, ma il pallone sfila a fil di palo terminando sul fondo. Poco dopo, il Bologna risponde su calcio d’angolo con Beukema. Il centrale rossoblù impatta bene di testa ma anche in questo frangente la sfera finisce fuori dallo specchio. Al ritorno in campo si prosegue senza cambi, ma sin da subito si prevede un secondo tempo molto combattuto. Dopo soli tre minuti infatti, il Bologna trova la rete che indirizza il match con il capolavoro di Riccardo Orsolini. Da vero trascinatore e uomo chiave dei felsinei, il numero sette rossoblù si carica la squadra sulle spalle e sblocca il risultato calciando al volo sul cross di Cambiaghi insaccando la sfera all’incrocio del palo lontano di Radu. La rete del Bologna rompe l’equilibrio mentale della squadra di Di Francesco, che all’ora di gioco rischiano di subire la rete del 0-2 (sempre con Orsolini). L’allenatore ex Frosinone, per invertire la rotta decide di fare tre cambi nel giro di due minuti: entrano Conde, Haps e Yeboah per Doumbia, Ellertsson e Oristanio. In qualche modo il Venezia ritrova la lucidità per rientrare in partita e sfiora il pari dopo pochi secondi dai cambi. Yeboah apparecchia il tiro per Busio che piazza la sfera sul secondo palo non trovando il gol per centimetri. Il mister dei Lagunari tenta il tutto per tutto inserendo Gytkjaer, richiamando in panchina Fila, autore di una prestazione insufficiente. A quasi un quarto d’ora dal fischio finale Skorupski s’impone su Yeboah negando il pari al Venezia, che in campo sta mettendo anima e cuore. I minuti finali raccontano un assedio dei padroni di casa nella metà campo bolognese, che invece tenta di chiudere il match sfruttando le eventuali ripartenze. Il tempo scade e il triplice fischio dell’arbitro decreta la vittoria del Bologna su un campo ostico in cui squadre come Lazio e Napoli sono arrancate. A otto giornate dal traguardo, il Venezia occupa la diciannovesima posizione, a cinque punti dalla zona salvezza. I Lagunari giocano un buon calcio ma il problema è chiaro ed evidente ormai a tutti: mancano i gol. Il Venezia fatica tremendamente a trovare la via della rete e i numeri parlano chiaro: nelle ultime 5 giornate, i Lagunari hanno segnato un solo gol, peraltro su calcio di rigore trasformato da Gytkjaer allo scadere contro il Como. Il buco lasciato da Pohjanpalo non è stato colmato e ora si stanno pagando le conseguenze. Passando dalla sponda felsinea, Italiano ha centrato il quindicesimo successo in stagione schiacciando sull’acceleratore per un posto tra le prime quattro. Nonostante l’assenza di Castro in una partita ostica come quella in scena al Penzo, il Bologna dimostra compattezza e un grande spirito di squadra, che sta facendo vivere un sogno ad occhi aperti ai tifosi bolognesi. Eppure ancora oggi, qualcuno sta dando per scontato la straordinaria stagione bolognese con Vincenzo Italiano al comando.

Juventus-Genoa (A cura di Dennis Rusignuolo)

Tudor comincia con tre punti. Un gran gol di Yildiz mantiene vivo il sogno quarto posto

Basta una perla di Kenan Yildiz per regalare a Igor Tudor un successo prezioso in vista della corsa al quarto posto. Tanti gli spunti e i cambiamenti, su cui adesso si basa la risalita della Vecchia Signora.

Lecce-Roma (A cura di Marco Rizzuto)

Da Lecce a Roma, ma in due binari opposti: salentini in piena crisi, Roma in corsa spedita verso la Champions.

La Roma passa di misura grazie alla giocata di Dovbyk, che decide una gara complicata ma fondamentale per la corsa Champions. Al Via del Mare un Lecce disperato cerca la luce in fondo al tunnel per uscire dal ciclo ci sconfitte consecutive che rischia di complicare il discorso salvezza. Dall’altra parte la Roma di Ranieri scende in campo col coltello tra i denti, consapevole di star facendo una scalata memorabile verso un obiettivo che mesi fa era considerato utopico. Con Dybala ai box per tutto il finale di stagione, Ranieri dovrà fare affidamento al giovane Soulè, tanto apprezzato e rassicurato dal mister dopo l’inizio di stagione complicato. Allo scoccare dell’ottavo minuto di gioco, Svilar verticalizza dalla sua area di rigore pescando perfettamente l’inserimento di Angelino che evita l’uscita Falcone ma calcia clamorosamente fuori a porta sguarnita, mandando in fumo l’occasione di indirizzare il match. Sebbene il pressing molto alto del Lecce, i salentini vacillano non poco in difesa: al 20′ Falcone si complica la vita con un passaggio azzardato verso Ramadani, braccato alle spalle da Manu Koné. Il francese fiuta l’occasione, ruba il pallone e calcia a colpo sicuro da pochi passi, ma l’estremo difensore si riscatta con un intervento strepitoso deviando in corner e cancellando in un istante la pazzia di pochi istanti fa. Superata la mezz’ora, il Lecce prende campo e prova a mettere in difficoltà la Roma, fino ad ora in perfetto controllo del match. Saelemaekers pasticcia nel tentativo di intercettare il lancio lungo di Coulibaly fornndo un assist per la sovrapposizione di Gallo, imbucato da Karlsson. Il terzino calcia forte in diagonale ma Svilar si oppone mettendo una pezza. Nei minuti finali del primo tempo, la squadra di Ranieri fatica a gestire il possesso, concedendo spazi preziosi ai padroni di casa ma qualche imprecisione di troppo e la poca lucidità negli ultimi metri impediscono ai ragazzi di Giampaolo di trovare la rete per spezzare lo 0-0. La ripresa prosegue il filone visto nel primo tempo, la Roma tenta di fare la partita ma il Lecce tiene botta e graffia nelle ripartenze guadagnando campo progressivamente. Il mister dei salentini capisce che è il momento di dare una scossa alla partita, e inserisce forze fresche sulle fasce: N’Dri e Banda per Karlsson e Pierotti. All’ora di gioco Krstovic sfiora l’eurogol direttamente da casa sua: mette giù benissimo il pallone servito dal compagno e calcia di collo pieno in controbalzo non trovando la porta per centimetri graziando Svilar. Proprio quando la Roma sembrava in difficoltà, ecco emergere la grinta dei ragazzi di Ranieri, che trovano il vantaggio con Mancini. Il difensore appostato sottoporta, insacca dopo la spizzata di Dovbyk su calcio d’angolo. L’esultanza però non dura più di qualche secondo per la posizione irregolare del numero 23. Al 70′ anche Ranieri mette mano alla panchina inserendo nuovi interpreti nella trequarti, Baldanzi e Shomurodov subentrano per Pellegrini e Soulé. Al tramonto del match, Cristante sventaglia in avanti verso Dovbyk, l’ucraino vince il duello fisico con Baschirotto, con una magia manda fuori tempo Gaspar e poi conclude serrato sul primo palo bucando Falcone, sbloccando finalmente la gara. La rete dell’ex Girona galvanizza i giallorossi che tengono botta negli ultimi imprecisi tentativi del Lecce, mettendo in cassaforte i tre punti utili per il settimo successo consecutivo. Da gennaio a oggi, infatti, nessuna squadra nei top 5 campionati europei ha raccolto più punti della Roma, un dato che rende ancora più difficile immaginare un successore all’altezza di Ranieri, protagonista di un cammino straordinario. Per il Lecce la situazione rimane critica, cinque sconfitte consecutive per Giampaolo (prima volta in carriera), e con un calendario complicato alle porte, i salentini dovranno alla svelta trovare la chiave per uscire da questo momento complicato. Magari tornando alla vittoria nel prossimo turno di campionato, incontro salvezza contro il Venezia di Di Francesco, squadra altrettanto in difficoltà soprattutto in zona gol.

Cagliari-Monza (A cura di Simone Scafidi)

Dominio rossoblù. Il Cagliari affonda il Monza

All’Unipol Domus, il Cagliari di Nicola umilia il Monza di Nesta facendolo sprofondare in un abisso sempre più scuro, da cui sembra impossibile uscire. Già al settimo minuto, il colpo di testa di Viola sfiora il palo e il vantaggio dei padroni di casa. La difesa del Monza è totalmente in confusione, e al 42′, a causa di una serie di errori, consente ai giocatori del Cagliari di arrivare facilmente al tiro, con il pallone che finisce successivamente in corner e con i brianzoli che si salvano, momentaneamente. Nella ripresa scende in campo un Cagliari molto più concreto, che dopo appena tre minuti trova il gol con Viola, che arriva di testa sul cross di Augello e insacca il gol dell’1-0. La partita procede, fino al 70′, senza particolari occasioni. Proprio a venti minuti dalla fine Turati è costretto a compiere un prodigioso intervento su un tiro-cross di Luvumbo, per poi arrendersi forzatamente ad una prodigiosa invenzione su punizione di Gaetano, che trova il secondo gol in campionato e chiude la partita. Le gioie del Cagliari però non terminano qui, e dopo un altro miracolo di Turati su Gaetano, Luvumbo mette il lucchetto al match con una ripartenza fulminante che batte il portiere di Nesta. Il Cagliari si prende così tre punti che sanno di salvezza, mentre il Monza non riesce ad uscire da un periodo di crisi interminabile.

Fiorentina-Atalanta (A cura di Tommaso Patti)

Colpo viola al Franchi. Alla Fiorentina basta l’ennesima rete di Kean per battere l’Atalanta

I primi minuti di gara sono conditi da azioni di entrambe le squadre, brave nell’ attendere e nello studiare l’avversario. Al quarto d’ora, una dormita di De Roon rischia di diventare fatale per la formazione ospite, che rischia di subire il gol dello svantaggio con Kean, agile nel rubare palla ma impreciso nel concludere nello specchio della porta. Nei minuti successivi, l’Atalanta alza il ritmo del gioco, rendendosi pericolosa nell’azione portata avanti da Zappacosta, che prova a  servire in area Lookman, anticipato dall’intervento di Ranieri terminato in corner. Sul finale di primo tempo, la viola prova ad ingranare la marcia grazie a delle giocate provenienti dalla trequarti di campo, trovandosi di fronte però ad un Atalanta attenta. Durante l’ultimo giro d’orologio prima dell’assegnazione del recupero, la Fiorentina si porta in vantaggio con Moise Kean, che prima scippa palla ad Hien per poi immolarsi verso la porta e superare Carnesecchi con un diagonale angolato. La prima occasione della ripresa è a tinte viola, con protagonista Guðmundsson e il sul tentativo di sorprendere Carnesecchi con un tocco morbido. Passano i minuti e l’Atalanta continua ad essere succube del gioco degli uomini di Palladino, che sfiorano il gol del raddoppio al 51’, quando la conclusione di Fagioli viene deviata in corner dall’intervento dell’estremo difensore nerazzurro. Consapevole del momento di difficoltà, Gasperini toglie dal campo Retegui e Lookman per dare spazio a Maldini e Samardzic. Una serie di guizzi di Kean continuano a mettere la dea con le spalle al muro, costringendola a cambiare atteggiamento per pareggiare la sfida. Dopo sessantacinque minuti giocati a ritmi alti ma senza conclusioni pericolose, la costruzione tra Pasalic e De Ketelaere termina con un tiro a fil di palo del trequartista belga. Nelle battute finali, oltre ai soliti scatti verso la porta di Kean, c’è spazio anche per l’incursione di Ranieri, ipnotizzato due volte da Carnesecchi, autore di una super partita. Le grandissime parate di Carnesecchi limitano i danni di un’Atalanta spenta, assente e ufficialmente fuori dalla lotta scudetto, con l’obbiettivo Champions ancora da raggiungere. I tre punti conquistati dalla Fiorentina grazie al gol di Kean, permettono a Palladino e ai suoi giocatori di continuare a rimanere attaccato a Lazio, Roma e Juventus per un posto nobile in Europa.

Inter-Udinese (A cura di Tommaso Patti)

Inzaghi la vince con il turnover. Arnautovic e Frattesi superano l’ostacolo Udinese

Senza gli infortunati Lautaro e Taremi e il turno di squalifica di Bastoni, Inzaghi è costretto a fare turnover, soprattutto in vista del derby di mercoledì e del finale di stagione che vede i nerazzurri impegnati su tre fronti.
L’inizio di gara dei nerazzurri mette subito alle corde i friulani. Già dalle prime battute, i padroni di casa dimostrano la loro superiorità sfiorando il gol del vantaggio con il tiro di prima intenzione di Hakan Çalhanoğlu, che termina di poco a lato la porta difesa da Okoye. Successivamente alla conclusione del turco, l’Inter spreca altre due enormi opportunità con Frattesi, autore prima di una conclusione d’esternoo ad anticipare la difesa avversaria, e poi di una conclusione che termina sul palo dopo numerosi rimpalli all’interno dell’area piccola. Dopo dodici minuti di dominio assoluto, il muro bianconero cade grazie alla conclusione mancina e vincente di Marko Arnautovic, che riceve perfettamente palla da Dimarco, e di prima intenzione supera Okoye, trovando la sua terza rete in campionato. Forte dell’1-0, gli uomini di Inzaghi continuano a giocare ad alto livello, con l’Udinese che prova a pressare sbattendo sempre sul muro nerazzurro. Alla mezz’ora di gioco, Dimarco scatta sulla fascia e serve nuovamente un cross arretrato, raccolto da Frattesi che stavolta non sbaglia e firma la quinta rete in campionato, esultando in maniera particolarmente accesa dopo le tante voci che lo vedevano lontano da Milano. Dopo un accenno di miglioramento visto a fine primo tempo, il cambio di atteggiamento degli uomini di Runjaić è evidente, grazie soprattutto all’ingresso di Iker Bravo, subito protagonista di alcune importanti giocate individuali. Nella ripresa l’Inter rischia di calare il tris con Dimarco, bravo nel cominciare l’azione dalla metà campo per poi servire Correa e calciare in porta dai venticinque, sfiorando di poco un grandissimo gol. Dieci minuti più tardi, da un rinvio di Sommer, Solet vince il duello contro Correa e avanza palla al piede e, dopo una serpentina che manda a vuoto Barella, calcia da lontanissimo e trova il gol che riapre la partita e che regala all’Udinese la possibilità di intralciare il cammino dell’Inter dopo lo scherzetto fatto al Napoli qualche giornata fa. Da quel momento in poi l’inerzia della partita cambia, con i bianconeri che mettono in pericolo gli avversari con Lucca, autore di un colpo di testa forte e angolato che Sommer riesce a respingere con una prodezza assoluta. Al secondo dei sei minuti di recupero, è nuovamente Solet a spaventare l’Inter con una conclusione da pochi passi, murata però da un provvidenziale intervento di Sommer. I tre punti conquistati permettono ai nerazzurri di affrontare al meglio il derby di Coppa Italia, sconfitta che rallenta ma non trafigge totalmente l’Udinese.

Napoli-Milan (A cura di Tommaso Patti)

L’Inter chiama e il Napoli risponde. Lukaku e Politano stendono il Milan

Un super Napoli annienta il Milan nei primi diciannove minuti, mantenendo ancora viva la lotta scudetto contro l’Inter.

Verona-Parma (A cura di Simone Scafidi)

Reti bianche al Bentegodi. Verona e Parma si annullano

Nel primo posticipo del lunedì, Parma e Verona non vanno oltre lo 0-0, nonostante per entrambe fosse un potenziale momento sliding doors della stagione. Fomentato dal pubblico di casa, il Verona risulta subito propositivo, con la traversa colpita da Mosquera appena cinquanta secondi dopo il calcio d’inizio. La squadra di Chivu risponde con la conclusione di Almqvist che sfiora il palo alla destra di Montipò e si spegne sul fondo. A dieci minuti dalla fine del primo tempo, è ancora il Parma a spingere, partendo dalle fasce. Una rimessa laterale giunge sui piedi di Almqvist, che viene fermato da Montipò, la cui respinta finisce sui piedi di Sohm che non riesce a sfruttare l’occasione e calcia di molto fuori. Con due nitide occasioni per Mosquera e Bonny, il primo tempo va a concludersi. Nel secondo tempo òa frenesia che si era vista nel primo si diffonde lentamente, con nessuna particolare occasione, se non la punizione di Bernabè calciata alta, fino all’80’, quando Ondrejka prova a svegliare gli Scaligeri con un tiro dalla distanza respinto da Montipò. L’ingresso dello svedese, forse troppo tardivo, sembra aver svegliato il Parma, che a tre minuti dalla fine, sempre grazie ad un’occasione creata dal numero 17, arriva al tiro con Camara, che sbatte ancora una volta su Montipò, migliore in casa Verona. All’ultimo secondo di gioco, la difesa del Parma si dimentica Tengstedt da solo in mezzo all’area di rigore, che riceve un cross dall’out di destra e colpisce di testa, spedendo alta la sfera. Si conclude così una partita abbastanza monotona e che lascia scontente due squadre che devono sicuramente impegnarsi di più, per mettere un punto quantomeno repentino alla lotta salvezza.

Lazio-Torino (A cura di Simone Scafidi)

Marusic illude Baroni. La Lazio frena ancora

All’Olimpico, un Torino grintoso fa lo sgambetto ad una Lazio (ancora una volta) imperfetta. Come di consueto, i biancocelesti partono con la marcia ingranata e già dopo dodici minuti Zaccagni ha sui piedi l’occasione dell’1-0, con un tiro al volo respinto da Milinkovic-Savic. Dia compie un grande lavoro di sacrificio e si pone come pivot in mezzo alla difesa granata; da una sua sponda nasce un’azione clamorosa per Pedro, con l’estremo difensore granata che va clamorosamente a vuoto e poi riesce miracolosamente a mettere una pezza e a preservare lo 0-0. La squadra di Vanoli si sveglia da un sonno quasi perenne e al 42′ si propone in avanti con Ché Adams che non riesce a ribadire in porta un cross proveniente dalla destra. Nel secondo tempo è il Toro a partire forte, con un colpo di testa di Maripan che costringe Provedel al primo miracolo della sua partita, per tenere a galla la Lazio. Pochi istanti dopo, ancora una volta su spunto di Pedro, la Lazio trova il vantaggio con Marusic, che si coordina su un passaggio dell’ex Roma e piazza il pallone sul secondo palo, dove Milinkovic-Savic non può arrivare. Su una situazione analoga, Zaccagni si sposta la palla sul sinistro e tenta di incrociare, con l’estremo difensore serbo che stavolta non si fa superare. La Lazio è in dominio totale, e prima con Noslin di testa, poi con il tiro da fuori di Guendouzi, la squadra di Baroni va vicino al raddoppio, ma proprio quando la partita sembra ormai decisa, uno spunto di Biraghi, successivamente deviato da Marusic, finisce sui piedi di Gineitis che non deve fare altro che appoggiare in porta e pareggiare i conti. La Lazio, dopo questo stop, dovrà lavorare duro per raggiungere un quarto posto che adesso dista quattro punti, mentre Vanoli può vantare cinque risultati utili consecutivi.

LA TOP11 DELLA 30ª GIORNATA:

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Calcio

L’Inter chiama e il Napoli risponde. Lukaku e Politano stendono il Milan

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Un super Napoli annienta il Milan nei primi diciannove minuti, mantenendo ancora viva la lotta scudetto contro l’Inter.

L’assenza a sorpresa di Scott McTominay obbliga Antonio Conte a schierare dal primo minuto Gilmour. Dopo appena un minuto di gioco, Di Lorenzo serve in profondità Politano, che scatta in profondità e sblocca la partita dopo un inserimento chiave tra Theo Hernandez e Pavlovic, concludendo poi con una conclusione potente e angolata che non lascia scampo a Maignan. Il gol immediato carica in maniera particolare gli azzurri, situazione che gli permette di gestire la partita con un ottica diversa. La reazione rossonera arriva dai piedi di Walker, che serve un cross a mezz’altezza a centro area ma l’intervento in acrobazia di Abraham termina fuori. Nonostante il gol del vantaggio, il Napoli non si limita a difendere un risultato che farebbe comodo dopo la vittoria dell’Inter sull’Udinese, ma si affaccia più volte nell’area di rigore avversaria con Lukaku, impreciso al quattordicesimo minuto nel finalizzare in porta un cross pericoloso di Politano. Il pubblico di casa continua a caricare i propri giocatori, che trovano la rete del raddoppio grazie ad un disinnesco di Buongiorno, che propizia la ripartenza partenopea, conclusa con il filtrante di Gilmour per la rete di Lukaku, quest’ultimo tenuto in gioco dalla posizone di Walker. La reazione del Milan risulta totalmente inefficace, con qualche tentativo proveniente dalla fascia ma senza particolari squilli, merito di una difesa avversaria attenta e impeccabile. Con il passare dei minuti la situazione non cambia, e in campo continua ad esserci solo una sola squadra: il Milan si vede poco o nulla, è disorganizzato in difesa e concede tanti spazi agli azzurri, che potrebbero fare il tris poco dopo e non solo. Verso la fine del primo tempo i rossoneri cominciano ad affacciarsi timidamente dalle parti di Meret, ma la difesa del Napoli non corre praticamente alcun rischio, indirizzando la gara verso il 2-0 all’intervallo.

Nella ripresa Conceição butta in campo Leão, Giménez e Chukwueze, nel tentativo di riaprire una gara finora a senso unico. La prima vera occasione della ripresa rossonera arriva proprio dai piedi di Leão che, dopo aver effettuato un dribbling, calcia in porta in maniera errata, trasformato la conclusione  in un possibile assist per Giménez. A rendersi protagonista con un’altra grande opportunità è proprio l’attaccante messicano, che spara alto sopra la traversa dopo aver raccolto palla ai limiti dell’area di rigore avversaria. I tentativi di dribbling di Leão fermati da un ottimo e attento intervento di Buongiorno sono la fotocopia perfetta della partita dei rossoneri, che da li in poi continuano ad attaccare imperterriti nel tentativo di riaprire la gara. Dal sessantesimo in poi le squadre si aprono di più, lasciando molti spazi liberi e rendendo il finale di partita acceso e con svariate occasioni da entrambe le parti. Dopo aver passato sessantotto minuti all’ombra della fascia destra napoletana, Theo Hernandez sale in area avversaria e si procura un calcio di rigore per un contatto falloso con Billing, subentrato qualche minuto prima al posto di Anguissa. Dopo aver preso il pallone Pulisic, dal dischetto si presenta Giménez che viene ipnotizzato da Meret. Il rigore sbagliato dal centravanti ex Feyenoord devasta psicologicamente il Milan, che da li a poco cala drasticamente di ritmo e intensità. Dopo due conclusioni insidiose di Reijnders e Pavlović però, il Milan riapre a sorpresa la partita grazie al cross di Theo Hernandez finalizzato in rete da Giménez che, anticipa la difesa avversaria, e si riscatta dopo il penalty sbagliato. I minuti finali vedono il Milan assediare totalmente l’area avversaria portando avanti anche Maignan, con la difesa del Napoli che si abbassa completamente per mantenere le pericolose occasioni avversarie, ripartendo nelle situazioni in cui il Milan lascia spazio di ripartire.

I tre punti conquistati contro il Milan permettono al Napoli di rimanere a meno tre lunghezze dall’Inter, mantenendo vive le speranze di rimonta. Il riscatto degli azzurri arriva dopo il momento più complicato della stagione, sopratutto dopo i numerosi passi falsi contro Como, Venezia e Udinese. L’ennesima sconfitta stagionale condanna quai definitamente un Milan totalmente insufficiente e senza stimoli. Con un calendario in campionato molto complicato, i rossoneri sono chiamati a riscattare questo periodo con una serie di risultati che possono garantire alla squadra di affrontare una competizione europea nella prossima stagione.

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