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Calcio

Il PAGELLONE del girone d’andata di SERIE A (19a giornata)

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Al termine della 19^ giornata si conclude la prima frazione di campionato. In vetta troviamo l’Inter che meritatamente si aggiudica il titolo di campione d’inverno. Ecco i voti alle sorprese ed i flop di questo  giro di boa.

NAPOLI: VOTO 3

Dopo il cambio in panchina, per i campioni d’Italia era prevedibile un calo, ma non cosi drastico. I partenopei infatti hanno totalizzato solo 28 punti a differenza dei 50 ottenuti nella passata stagione, che gli avevano fruttato il titolo di Campioni D’inverno a +12 dal secondo posto. La grande differenza che salta subito all’occhio analizzando la classifica, è il calo vertiginoso in fase realizzativa. Il Napoli spallettiano grazie al suo gioco spumeggiante, aveva una media di 2,42 gol a partita, musica ben diversa rispetto all’attuale media di soli 1,47 gol. Nonostante aver trattenuto i pezzi pregiati della rosa rinunciando solo a Kim, ceduto per 50 milioni di euro, sostituito da Natan, gli azzurri non sono stati in grado di difendere il primato realizzando il peggior avvio di una squadra campione d’Italia e sprofondando al 9^ posto della classifica, lottando con fatica per un posto in Champions League, che al momento sembra irraggiungibile.

FIORENTINA: VOTO 8

La rosa di italiano seppur con qualche passo falso di troppo fuori casa, è riuscita a chiudere il girone d’andata al 4^ posto. Trovando la vittoria in scontri decisivi come contro Atalanta e Napoli, totalizzando in totale 33 punti, ben dieci in più rispetto alla stagione precedente. Nonostante la perdita di diversi interpreti come Igor e Amrabat, in direzione Premier League e la ennesima rivoluzione in Attacco attuata dal presidente Commisso, i Viola sono riusciti a migliorare sia in fase realizzativa (6 gol in più), che in fase difensiva, (6 gol in meno). La mano del tecnico ha inoltre evidenziato un ottimo rendimento offensivo della difesa. L’unico dubbio rimane il centroavanti, i 4 gol totali della coppia Nzola/Beltran sono troppo pochi per una squadra che punta la massima competizione europea e gli straordinari rendimenti di Nico Gonzalez e Bonaventura potrebbero non bastare.

Bologna: VOTO 9

La vera sorpresa del campionato. Thiago Motta ha trasformato i rossoblù in una macchina perfetta, capace di incantare con il suo gioco offensivo e con un reparto difensivo solido e ben organizzato, soli 16 gol subiti (14 in meno dello scorso anno ) che li hanno resi la terza migliore difesa del campionato. La consacrazione di Joshua Zirkzee è la ciliegina sulla torta della perfetta gestione del giovane tecnico italo-brasiliano. Giovani promesse e giocatori d’esperienza sono stati la chiave per non far pesare i numerosi addii, ma al contrario, incrementare il rendimento del Bologna in modo smisurato: 32 punti in 19 partite, ben 9 punti in più rispetto ad un anno fa. Un dato importantissimo a favore della squadra Bolognese sono gli scontri diretti, il tris di vittorie contro : Roma, Atalanta e Lazio e i due pareggi con Inter e Juventus fanno ben sperare i tifosi, per il sogno Europa che, arrivati alla 20^ giornata comincia ad essere qualcosa di ben più concreto.

Inter: VOTO 9,5

Grandissima partenza dei nerazzurri di Simone Inzaghi che si laureano campioni d’inverno dimostrando uno stato di forma ed una continuità invidiabile da tutte le altre pretendenti, condizione di chi ha intenzione di vincere il campionato per portare alla Milano neroazzurra la tanto ambita seconda stella. L’avvio straordinario li rende il migliore attacco e la migliore difesa del nostro campionato, con 44 gol fatti e solamente 9 subiti in 19 gare. Miglioramento superlativo considerando le 25 reti incassate nell’andata della la scorsa stagione. Le puntellate alla rosa dell’ultima finestra di mercato hanno reso l’Inter una corazzata di primo livello. Un nome su tutti è Marcus Thuram, il francese ex Borussia M’gladbach si è ambientato benissimo in Serie A totalizzando 7gol e 5 assist, numeri da capogiro che hanno fatto dimenticare ben presto ai tifosi il mancato ritorno di RomeIu Lukaku, oggi in forza alla Roma. La coppia formata con il toro argentino è infatti tra le più prolifiche d’Europa. La grande differenza però non l’ha fatta la campagna acquisti, bensì un vero e proprio colpo di genio di Simone Inzaghi, il riadattamento di Hakan Calhanoglu in cabina di regia, che lo ha reso un tuttocampista determinante per entrambe le fasi, l’ingranaggio perfetto per il gioco dei nerazzurri.

Milan: VOTO 6

Sebbene la differenza di numeri con lo scorso anno sia minima, i punti persi con Lecce e Salernitana sommati ai pochi scontri diretti a favore costano al Milan una discreta distanza dal vertice della classifica. L’obiettivo dei rossoneri di raggiungere la qualificazione in Champions League sembra però essere alla portata anche se in diverse occasioni è mancato il lampo del Top Player Rafael Leao che ha realizzato solamente 3 gol e 5 assist, musica ben diversa dallo scorso anno sia per numeri che prestazioni sul campo. La stagione del Milan è stata caratterizzata senza dubbio dai molteplici infortuni gravi che hanno costretto Pioli a reinventare la formazione diverse volte, un esempio è Theo Hernandez, adattato come centrale di difesa in diverse occasioni. L’emergenza infortuni costringe il Milan adoperare sul mercato terminando anticipatamente il prestito di Matteo Gabbia al Villareal. Rinforzo che potrebbe non bastare considerando le diverse assenze nelle retrovie.

Lazio: VOTO 5

Partenza shock della Lazio di Sarri che si ritrova al 7^ posto della classifica, differenza abissale con 7 punti in meno rispetto allo scorso anno dove si giocava il posto in Champions alla pari con Inter e Roma. I biancocelesti non sono riusciti a colmare il buco lasciato da Milinkovic-Savic in forza al Al Hilal. Gli innesti di Kamada e Guendouzi infatti, non hanno fatto la differenza nel centrocampo laziale. La fase difensiva ha subito un grosso calo, complici i gravi infortuni che hanno tenuto lontano dal rettangolo di gioco i due titolari Romagnoli e Casale, mancanze che hanno causato la perdita di punti importanti per l’obbiettivo stagionale. Un altro grande assente in questa Lazio è il capitano Ciro Immobile, che ha collezionato solamente 4 gol in 16 partite di cui tre su rigore. Numeri dettati anche dalla condizione fisica ormai non eccellente. Questo calo ha influenzato anche lo scarso rendimento offensivo delle aquile, difatti i 23 gol siglati sono troppo pochi per concludere il campionato d’inverno tra le prime 4 della classifica. In questo momento la qualificazione in champions league si complica e di parecchio.

LECCE: VOTO 6,5

La squadra di D’Aversa ha rispettato le aspettative lasciate dallo scorso anno, arrivando quasi ad infrangere il record di punti della storia del club del campionato d’ inverno che ammontava a 22 punti. I giallorossi Salentini hanno concluso la prima metà di campionato al 13^ posto guadagnando un posto in più rispetto alla passata stagione. Sebbene l’inizio sottotono di Gabriel Strefezza con solo 1 gol, ed i cambi in zona offensiva del Lecce, quest’anno il reparto offensivo ha totalizzato 20 gol (2 in più rispetto allo scorso anno). Il duo Krstovic /Piccoli è stato determinante negli incontri contro le concorrenti che mitigano in metà classifica come Sassuolo, Frosinone e Monza. Una piacevole sorpresa per i tifosi giallorossi oltre la strepitosa riconferma di Falcone, è stata sicuramente l’eredità di Hjulmand lasciata a Ramadani che ha saputo prendere in mano il centrocampo pugliese. D’Aversa raggiungendo il 13^ posto può iniziare la seconda metà di campionato in alto puntando ad una salvezza tranquilla.

Sassuolo: VOTO 5-

Con le 10 sconfitte in campionato, i neroverdi hanno concluso la prima fazione di campionato al 14^ posto. Una nota positiva è l’avvio dell’attacco. Sono 26 i gol messi a segno finora e sono 9 quelli di Berardi realizzati in 15 partite in quella che sembrava essere la stagione dell’addio in direzione Juventus, sono stati invece determinanti per la stagione del Sassuolo tanto che il numero dieci si ritrova solamente dietro a Lautaro Martinez in classifica marcatori. Dionisi è riuscito a rivitalizzare anche Andrea Pinamonti che oltre a non avere mai saltato una partita ha realizzato 7 gol, tra questi alcuni decisivi come contro Juve e Fiorentina. La fare difensiva invece lascia a desiderare, 33 gol che sono abbastanza per essere tra le tre difese peggiori di questa prima fazione di campionato e che hanno causato diverse rimonte subite contro Roma, Genoa, Cagliari e Frosinone. Consigli infatti ha collezionato solamente un clean sheet, nell’ultima partita interna giocata contro la Fiorentina in cui si è opposto al rigore calciato da Bonaventura. Il bilancio neroverde non è da insufficienza piena ma sicuramente ci si aspettava qualcosa in più.

Juventus: VOTO 9

Grandissimo lavoro da parte di Massimiliano Allegri che ha sfruttato al meglio l’esclusione dalle coppe Europee, chiudendo il girone d’andata a quota 46 punti, distaccando di sette il Milan terzo, e mettendo continua pressione all’Inter primo a +2. In questa prima fazione di campionato Allegri ha fortificato ancor più lo spogliatoio, e lo spirito di sacrificio che ha contraddistinto i bianconeri lo scorso anno sta rendendo possibile la lotta al titolo che alla Juve manca dalla stagione 19/20. Sono stati scovati diversi talenti che hanno permesso alla Juventus di superare il ridottissimo mercato estivo e superare la carenza a centrocampo per le squalifiche di Pogba (Doping) e Fagioli (Calcio scommesse). Tra le buone prestazioni del ritrovato McKennie, il solido Rabiot, e la neo promessa Yildiz che ha trovato campo nelle ultime gare, sono stati determinanti: Federico Gatti e Andrea Cambiaso. Il centrale ex Frosinone ha confermato la passata annata diventando un giocatore cardine nella retrovia bianconera, distinguendosi anche in zona gol regalando la vittoria in match difficili come contro Monza e Napoli. Cambiaso si è rivelato un’ottima arma per la Juventus, la sua bravura con entrambi i piedi e la sua precisione in campo in entrambe le fasce gli hanno garantito la titolarità certa. Allegri sta costruendo una Juventus pronta per tornare a vincere grazie alla perseveranza e spirito di squadra.

Roma: VOTO 5

Guardando la classifica la Roma mitiga all’8^ posizione. Sebbene le ottime prestazioni dei singoli top Dybala e Lukaku, che hanno totalizzato rispettivamente 5 ed 8 gol, Mourinho non è riuscito a dare continuità ai risultati altalenando prestazioni positive a veri e propri tonfi ( Verona, Genoa e Bologna su tutti). L’arrivo del belga aveva alzato di parecchio le aspettative sul campionato dei capitolini, ma al momento queste non sono state rispettate. La prolungata assenza di Smalling ha pesato non poco, e la Roma spera di colmare questa mancanza con il nuovo arrivato Huijsen, classe 2005 di proprietà della Juventus arrivato in prestito per 6 mesi. L’obbiettivo qualificazione in Champions potrebbe complicarsi data l’agguerrita concorrenza, servirà alla Roma un girone di ritorno più concreto e con meno passi falsi.

Atalanta: VOTO 6,5

Percorso sufficiente per i bergamaschi che arriva al giro di boa in sesta posizione, lineare con la stagione passata, in lotta per un posto in Champions. Gasperini è riuscito a far rinascere il talento belga scartato dai rossoneri che ha condito con due gol e quattro assist prestazioni convincenti e di alto livello insieme al collega di reparto Lookman che è stato un punto cardine nel reparto offensivo con sette gol e tre assist. L’Atalanta dovrà fare a meno del suo numero 11 a causa della convocazione in coppa d’Africa, puntando tutto su Scamacca che non ha fatto male ma adesso il peso sulle sue spalle raddoppia. Una pecca nell’avvio dei neroazzurri è lo scarso rendimento degli esterni, che è di parecchio calato rispetto agli standard del gioco di Gasperini.

TORINO : VOTO 7,5

Il Torino si piazza al 10^ posto a ridosso delle” Big” che lottano per un piazzamento in Europa. I granata, se non per la sconfitta interna contro l’Inter è rimasta imbattuta dentro casa risultando una squadra ostica e molto compatta, difficile da affrontare, le vittorie per 3-0 con Atalanta e Napoli ne sono la prova. L’arrivo di Zapata ha giovato alla rosa di Juric, il colombiano in uscita dall’Atalanta sembra aver trovato l’ambiente giusto in cui esaltarsi per tornare ed essere quel bomber che avevamo imparato a conoscere negli anni passati. Con l’exploit di Buongiorno il Torino ha mantenuto una buona media difensiva , migliore di Lazio, Roma e Napoli anche con l’assenza prolungata per infortunio di Schuurs. Il tecnico croato seppur con una rosa inferiore alle altri contendenti può giocassi alla pari le sue carte e sperare di conquistare un posto in Europa che per i granata sarebbe storico.

MONZA: VOTO 7

Dopo l’ottima gestione nella stagione passata, Palladino si riconferma e il suo Monza si assesta sin da subito a metà classifica. I numerosi innesti hanno permesso ai brianzoli di fare un campionato più che tranquillo, senza mai rischiare di partecipare alla lotta per la salvezza. Le sole sei sconfitte sono un Chiaro esempio di come il Monza voglia rimanere a lungo in Serie A. L’arrivo di Gagliardini è stato determinante per le retrovie biancorosse, e lo sbocciare del talento di Colpani ha regalato ai tifosi gioie memorabili. Un altro merito che va al tecnico è l’ottima gestione del giovanissimo Carboni, classe 2005 che ha realizzato 2 gol e 2 assist ottenendo una buona continuità nel gioco dei brianzoli.

Genoa: VOTO 6,5

Questo primo giro di boa ha un nome e cognome per i genoani: Albert Gudmundsson, l’islandese ha incantato per tutto il campionato divenendo la stella del grifone mettendo a segno 8 gol e servendo 2 assist che sono stati utili a concludere per la prima parte di campionato a metà classifica, risultato ottimo che permette di staccare di sette punti la zona retrocessione. Il Genoa grazie al suo grande pubblico è riuscita a dire la sua in diversi big match interni, vincendo con Roma e Napoli e fermando le due pretendenti per lo scudetto, Inter e Juventus. Un’altra grande differenza l’ha fatta Dragusin, che si è dimostrato pronto per il grande passo in una big grazie alla sua solidità. Possiamo dire che i rossoblù siano tornati nella massima competizione con l’approccio giusto per ottenere la salvezza il puma possibile e magari qualcosa in più.

Frosinone: VOTO 6

Una piacevole sorpresa è stata quella del Frosinone, al contrario delle scarse aspettative, i ciociari hanno raggiunto la 15^ posizione a pari punti con il Sassuolo. L’arrivo in panchina di Di Francesco era una incognita dato il lungo stop dopo il Verona ma il tecnico pescarese ha dato qualità al gioco ed una grande personalità che hanno caratterizzato questo prima metà di campionato. I prestiti dei due talenti argentini Barrenechea e Soulé entrambi di casa Juve sono stati determinanti per il gioco dei gialloblù. Al mediano sono state affidate le chiavi del centrocampo e ne è diventato punto cardine. Il numero 18 invece è stata l’arma in più, 8 gol e 1 assist e tante giocate di qualità e classe che hanno lasciato ben sperare i tifosi del Frosinone per una salvezza tranquilla.

Udinese : VOTO 5

Anche dopo il cambio in panchina con l’arrivo di Cioffi, ad Udine non arrivano vittorie, il piazzamento al 16^ posto è la conferma. Una grande involuzione pensando alla stagione scorsa dove a questo punto della stagione i bianconeri erano al 8^ posto dietro saltato alle top. In zona offensiva Deulofeu è ben lontano dal vedere il campo e l’addio a fine mercato di Beto hanno complicato l’organizzazione del reparto. Anche a centrocampo la situazione è molto delicata con Samardzic rimasto a sorpresa ad Udine. I bianconeri sono la squadra con più pareggi in campionato, e molti di questi sono dovuti a rimonte clamorose come quelle di Verona e Sassuolo. Per raggiungere la salvezza in tranquillità occorre una marcia in più.

Cagliari : VOTO 5

La formazione di Ranieri ritornata in Serie A, tra le tre neo promosse è quella che ha stupito meno. I soli 19 punti raggiunti fanno stare in bilico il Cagliari tra la zona salvezza e la retrocessione diretta. Le miracolose rimonte ottenute contro Frosinone e Sassuolo parlano chiaro, i rossoblù hanno intenzione di salvarsi, ma serve qualcosa in più soprattutto in fase difensiva. Le reti subite sono 32, e le dieci sconfitte unite alle poche vittorie dovranno servire da lezione per la squadra sarda nel fare un girone di ritorno più convincente, soprattutto in trasferta dove i risultati non sono dei migliori.

Verona : VOTO 4,5

Stessa posizione della stagione passata, due pareggi in più ma ancora troppo poco. L’ottimo avvio è stata una maschera di cenere che sgretolandosi ha portato ad un ciclo negativo che ha fatto sprofondare la squadra di Baroni. Nelle ultime giornate sembra esserci stato un piglio diverso, ma per evitare di ricadere nello stesso errore dello scorso anno dove la salvezza è arrivata passando dalla mano di Faraoni. L’obbiettivo salvezza resta ancora alla portata data la vicinanza con le altre avversarie ma l’avvio del mercato di Gennaio ha ufficializzato già due addii pesanti: Hien e Terracciano, che potrebbero complicare ulteriormente il girone di ritorno che parte in salita.

Empoli: VOTO 3,5

Regresso terribile dei toscani che hanno chiuso la prima fazione in penultima posizione. Dopo il terribile inizio di stagione di Zanetti, l’ Empoli ha fatto affidamento nuovamente ad Andreazzoli, scelta che però non sembra ripagare al momento. Il rendimento scarno dell’attacco persiste anche dopo il cambio in panchina, i soli 10 gol messi a segno in 19 gare li rende il peggior attacco del campionato, musica ben diversa rispetto allo scorso anno, in cui gli azzurri si trovavano delle acque tranquille del 10^ posto. La qualità che Parisi dava in zona difensiva che in avanti si è fatto sentire, ma sicuramente questo non è stata l’unica causa Nell’involuzione dell’Empoli. Andreazzoli deve dare un cambio di rotta e alla svelta per avvitare il naufragio nel fondo della classifica.

Salernitana: VOTO 3

La permanenza del bomber dei granata Dia, dopo la telenovela estiva sembrava rassicurare i tifosi per quello che doveva essere una stagione tranquilla. Niente di più falso. Al giro di boa i campani arrivano ultimi in classifica alternando piccole gioie come la vittoria con la Lazio e col Verona a veri e propri disastri. Il ritorno di Walter Sabatini fa sperare i tifosi date la sua esperienza in ambito salvezza. I granata per fare il miracolo devono dare il tutto per tutto in quello che sarà un girone di ritorno complicatissimo.

Classe 2001. Studente in Scienze della Comunicazione all'Università degli studi di Palermo. Aspirante telecronista/giornalista sportivo e grande appassionato di calcio e di musica

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Calcio

Coppa Italia, semifinali d’andata: Tris del Bologna, le milanesi si giocano tutto al ritorno

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Empoli-Bologna (A cura di Tommaso Patti)

Tre gol per archiviare la finale. Dallinga e Orsolini fanno sognare il Bologna

In un sfida storica per entrambe le squadre, l’andata tra Empoli e Bologna termina con un sonoro tre a zero per i rossoblù. Dopo aver raggiunto per la prima volta la semifinale di Coppa Italia eliminando a sorpresa la Juventus, l’Empoli ospita il Bologna nella prima semifinale d’andata in programma. D’altro campo, anche per i rossoblù la sfida ha un sapore particolare: l’ultimo trionfo dei felsinei risale addirittura alla stagione 1973/74 nel match vinto ai rigori contro il Palermo. Il cammino delle due outsider ha visto oltre all’eliminazione della Juve per mano dei toscani, anche l’eliminazione dell’Atalanta sotto il segna del ‘Totò’ Castro nel turno precedente. Già dai primi minuti di gioco, la superiorità del Bologna si vide a occhio nudo rispetto ai padroni di casa, che affrontano comunque un buon inizio di gara, supportati da un Castellani sold out per una delle sfide più importanti della storia del club. Nonostante un iniziale equilibrio in mezzo al campo, il Bologna si dimostra più caparbio nell’attaccare la difesa avversaria, andando vicino al gol del vantaggio con Orsolini, abile nell’attaccare la profondità e prendere il tempo alla difesa di casa, ma non abbastanza preciso nel piazzare il diagonale che poteva valere il vantaggio rossoblu dopo appena due minuti. La conclusione di Orsolini, senza dubbio l’uomo più in forma della propria squadra, non demoralizza l’Empoli, che sfrutta lo scatto di Colombo per far salire la propria linea difensiva. La fame del Bologna di aggredire subito  l’avversario si ripete, e questa volta i felsinei trovano la rete del vantaggio con Orsolini dopo un’azione nata da un cross di Odgaard che non viene raccolto da Dallinga, ma viene raccolto dal numero sette rossoblu che batte Seghetti e sigla l’1-0. Il gol subito sembra non toccare i giocatori dell’Empoli, che provano a reagire sfruttando l’abilità dei propri esterni. Proprio come una grande squadra però, il Bologna sente il momento di difficoltà degli azzurri e sferra l’ennesimo attacco dall’out di sinistra con Miranda, che manda in porta Dallinga, autore un gol importantissimo per indirizzare subito la partita, e fatale per il morale dell’Empoli, sotto di due gol dopo meno di mezz’ora. Seppur con due stati d’animo, sia i cinquemila tifosi provenienti da Bologna, sia i quindicimila spettatori di casa, sostengono la propria squadra, creando una bellissima atmosfera al Castellani. Prima dell’intervallo, Solbakken riceve una spizzata di testa da parte di Fazzini, che lancia l’ex romanista verso la porta, difesa perfettamente da Skorupski al momento della conclusione del norvegese. Dato il momento di difficoltà, D’Aversa richiama i propri giocatori, incitandoli a non abbassare la guardia e a non buttare la palla come già accaduto in gran parte del primo tempo.

Con solamente il 25% di possesso palla, D’Aversa decide di cambiare qualcosa, togliendo dal campo due classi 2006 (Bacci e Tosto), ed inserire Pezzella e Sambia, nel tentativo di dare alla propria squadra maggiore esperienza e una capacità superiore nel tenere e giocare il pallone. Oltre ai due centravanti, lo schema degli azzurri è quello di portare sulla linea degli attaccanti anche un centrocampista, in questo caso Sambia, autore di una buona giocata nella prima occasione importante della ripresa.
Nel miglior momento degli azzurri, il Bologna cala il tris grazie al pallone di Odgaard che lancia in profondità Ndoye, bravo nel servire a centro area Dallinga, che da due passi non sbaglia e segna la sua seconda rete della serata.
Nonostante il tre gol di svantaggio, l’idea dell’Empoli di aggiungere una pedina in più all’attacco sembra una chiave tattica funzionale: lo scambio tra Colombo e Gyasi manda in tilt la difesa rossoblu, salvati dall’ennesimo intervento di Skorupski. Nei restanti minuti di gara, il Bologna va più volte vicino alla quarta rete con il tiro di Dallinga murato da Seghetti a pochi centimetri dalla linea di porta, e successivamente con la conclusione del neo entrato Cambiaghi che termina sul primo palo. Dopo quattro minuti di recupero, termina una sfida ricca di occasioni da entrambe le parti, ma a senso unico dal punto di vista realizzativo e della finalizzazione.

Per l’Empoli era già un grandissimo risultato essere tra le prime quattro squadre della Coppa Italia, ma il cammino dei toscani terminerà con molta probabilità nella sfida di ritorno prevista per il 24 aprile. Sempre con alta probabilità, il Bologna strapperà il pass per la finale, che si terrà allo stadio Olimpico di Roma il 14 maggio. L’ennesima prestazione di altissimo livello di Dallinga e Orsolini, permette agli uomini di Italiano di sognare ancora una volta in grande, forti della consapevolezza dei propri mezzi e di una rosa che contiene sempre di più un mix equilibrato di giovani talenti e calciatori con grandissima esperienza, quest’ultima che può essere una chiave importantissima per il Bologna per riuscire a sfatare il mito della finale o addirittura della vittoria.

Milan-Inter (A cura di Marco Rizzuto)

Il derby di Milano si accende gradualmente, ma la vera esplosione è rimandata al ritorno. Calhanoglu replica ad Abraham, rendendo il pronostico sulla finalista più incerto che mai.

Dopo la doppia eliminazione delle romane ai quarti di finale di Coppa Italia a febbraio, Inter e Milan si affrontano nel derby che chiude la fase d’andata della final four. L’incontro si prospetta sin da subito interessante, dati i tre incontri disputati precedentemente nel corso della stagione odierna, che vedono i rossoneri imbattuti, con il trofeo della Supercoppa Italiana scucito ai nerazzurri in finale. La fase inziale dell’incontro vede regnare l’equilibrio ma nonostante ciò, non mancano le occasioni da gol da entrambe le fazioni. Si alternano fasi di ripartenze e contropiedi a veri e propri coast to coast da una difesa all’altra. Il palleggio nerazzurro, almeno inizialmente, non riesce ad imporsi, complice l’assenza tra i titolari di Mkhitaryan. Al suo posto Frattesi, mezz’ala molto più frenetica in mezzo al campo, imprecisa nel mantenere la stessa lucidità da palleggiatore, dote aggiunta dell’armeno. Questa mancanza permette ai ragazzi di Conceicao la riconquista di diversi palloni nella metà campo avversaria, smorzando i contropiedi avversari e  favorendo le incursioni rossonere. La più grande palla gol dei diavoli passa tra i piedi di Reijnders: di no look favorisce l’inserimento di Leao che col piede debole prova la rasoiata sul secondo palo, deviata in angolo da un’ottimo intervento di Martinez. Con lo scorrere delle lancette, il derby entra nel vivo mostrandosi sempre più colorato e regalando maggiore agonismo e spettacolo, nonostante le tante assenze. Nell’ultimo minuto del primo tempo l’Inter replica costringendo Maignan al miracolo: Thuram si svincola bene in area di rigore e crossa in mezzo per Frattesi, l’estremo difensore francese sventa in tuffo negando il vantaggio allo scadere

Con l’inizio della ripresa, lo spettacolo sale ulteriormente di livello e il Milan spezza il ghiaccio dopo appena due minuti: la sfera rimpalla tra Fofana e Frattesi favorendo Abraham, che brucia Bisseck prendendo posizione dentro l’area e battendo Martinez sul palo lontano. L’inglese sigla la sua terza rete in Coppa Italia in sole due presenze, caricandosi la squadra sulle spalle in questa competizione. Il gol subito dai nerazzurri costringe Inzaghi a mettere mano alla panchina anzitempo, tre cambi mirati con l’obiettivo di rendere più offensiva e cinica la sua formazione: Mkhitaryan per Frattesi, Zalewski per Carlos Augusto e Pavard per l’ammonito Bisseck. Le scelte di Simone Inzaghi si rivelano propedeutiche e i nerazzurri la pareggiano poco prima del 70′: Barella pesca Correa in centro area, l’argentino serve a rimorchio al limite Calhanoglu che mette in mostra le straordinarie doti balistiche con una fucilata che buca Maignan. La rete del pareggio suona l’allarme nella panchina dei rossoneri. Conceicao infatti, effettua prontamente la prima sostituzione, richiamando in panchina Jiménez per Sottil. Ad un quarto d’ora dal triplice fischio, Gimenez e Joao Felix subentrano per Abraham e un insufficiente Pulisic. La fase finale della gara rischia di diventare un vero e proprio incubo ad occhi aperti per il Milan: il pallone messo in mezzo da Thuram spiove al centro dell’area e Walker liscia clamorosamente il pallone, spalancando la porta a Zalewski che deve solo appoggiare da pochi metri, ma Maignan, nega la rete con un uscita monumentale che salva i rossoneri, ancora scossi dalla rete del pareggio. A cinque dalla fine, Leao chiude la sua partita sfiorando l’eurogol a giro, ma il pallone termina di poco a fil di palo, poi il portoghese abbandona il campo facendo spazio a Chukwueze. Allo scadere del terzo minuto di recupero, l’arbitro Fabbri rinvia tutto al match di ritorno che prospetta grande spettacolo. I nerazzurri di Inzaghi restano l’unico club italiano ancora in corsa su tutti e tre i fronti, mentre i rossoneri si preparano a dare il tutto per tutto nei 90 minuti decisivi del 23 aprile. Inoltre, un dato incredibile continua a ‘perseguitare’ il Milan: le Semifinali d’andata di Coppa Italia sono un binomio indigesto, che non hanno mai portato una vittoria ai rossoneri nella loro storia.

Questo pareggio più che giusto, rispecchia a pieno l’andamento della gara. Nella prima frazione i ragazzi di Conceicao hanno preso bene le misure agli avversari, facendo leggermente meglio dei nerazzurri. La situazione si è ribaltata con i cambi di Inzaghi dopo il vantaggio rossonero. La rete di Abraham (al momento infermabile in Coppa Italia), ha costretto il ‘demone di Piacenza’ a ricostruire il classico trio della metà campo nerazzurra. Con l’ingresso di Mkhitaryan, i nerazzurri hanno ritrovato la chiave per sovrastare la controparte rossonera, riuscendo ad imporsi per possesso palla e pericolosità. Tra i grandi protagonisti di questo derby d’andata, impossibile non citare Abraham e Maignan per i rossoneri. Come Holly e Benji, il primo trascina la squadra in avanti, mentre l’estremo difensore si distingue per diversi interventi decisivi ai fini del risultato finale. Insufficiente la prestazione di Pulisic, che non è riuscito ad impattare quanto sperato nella trequarti. Tra le fila nerazzurre, Calhanoglu si è reso protagonista siglando il gol del pari con una bordata dal limite, imparabile per Maignan. Tuttavia, è importante sottolineare anche l’importante prestazione di Correa. L’assenza di Lautaro Martinez pesava, ma tra sacrificio e qualità non ha sfigurato, servendo l’assist per il pareggio. Da matita rossa la prestazione di Frattesi, facilitando il lavoro degli avversari nel primo tempo.

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Calcio

Il Supercommento della 30ª Giornata di Serie A

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Il commento completo di tutte le partite, con la Top11 alla fine, della trentesima giornata di Serie A.

Como-Empoli (A cura di Dennis Rusignuolo)

Kouamé risponde a Douvikas ma sbaglia tanto. Pari con rammarico per l’Empoli

Formazioni ritoccate da entrambi i fronti: Fabregas (squalificato) rinuncia a Smolcic, Perrone, Alex Valle e lo squalificato Nico Paz, e lo fa con Vojvoda, Alberto Moreno, Cutrone e il ritorno in campo di Sergi Roberto, primo gettone nel 2025 per il centrocampista spagnolo; sponda Empoli torna tra i pali Vasquez, mentre in avanti fuori Colombo e dentro Kouamé. Primi possessi che sono tutti in mano al Como, subito alla ricerca del ritmo per controllare la gara. Lo sviluppo dei lariani pende dalla fascia sinistra, in cui Diao comincia subito a martellare sull’acceleratore, e la difesa dell’Empoli non sembra in grado di gestire l’avanzata rapida del giocatore con il 38 sulle spalle. La tattica operata da Fabregas per arginare il muro toscano è un lancio costante alla ricerca di Cutrone, i cui movimenti guidano l’offensiva lariana e mandano sempre a vuoto la prima pressione della difesa dell’Empoli. Nonostante le difficoltà in pressione, le maggiori opportunità del primo quarto di gara sono della squadra di D’Aversa, che riesce saltuariamente a isolare Cacace sull’out di sinistra e solo la poca precisione nell’ultimo passaggio permette a Butez di mantenere i guanti puliti. Al 19′ il Como trova il vantaggio su calcio piazzato con Goldaniga, ma la posizione del centrale è irregolare a causa del movimento a uscire della difesa toscana. Rete prontamente annullata e risultato che rimane invariato. L’Empoli reagisce subito all’occasione di Goldaniga, si riversa in avanti e si costruisce numerose occasioni, tutte vanificate da una poca pulizia tecnica e una poca lucidità da parte degli attaccanti. Al 33′ Pezzella trova campo sulla sinistra, riceve un lancio lungo e crossa subito verso il primo palo, Kouamé gira sul palo opposto ma non riesce a indirizzare a dovere la sfera alle spalle di Butez, che non può far altro che osservare il pallone uscire di poco dalla sua sinistra. Al 38′ Grassi colpisce di testa al centro dell’area, indirizza bene la sfera verso il palo di destra ma colpisce in pieno il legno. L’Empoli è vivo, attivo e lucido all’interno della partita, tutte varianti che al Como stanno venendo meno. L’assenza di Nico Paz nella prima frazione ha mostrato quanto il talento argentino sia fondamentale nella connessione dei due reparti, soprattutto nella rapidità con cui Nico Paz ribalta subito l’inerzia dell’azione. All’intervallo entra subito Perrone al posto di Sergi Roberto, ammonito e poco presente in mezzo al campo. La ripresa è subito pimpante, da entrambe le parti, dopo meno di trenta secondi Goglichidze (ammonito nel primo tempo) rischia l’espulsione per un contrasto con Diao,  graziato da Mariani che tiene il cartellino in tasca. Pochi minuti dopo Goldaniga si stacca sul secondo palo e colpisce indisturbato, palla che termina di poco fuori ma anche questa volta (come in occasione del gol annullato nel primo tempo) il difensore è in posizione di fuorigioco. L’Empoli risponde in contropiede, con Kouamé lanciato a rete, Butez esce altissimo e viene saltato dall’ivoriano che in equilibrio precario calcia rasoterra verso la porta. Kempf prova a intervenire subito ma non arriva, la palla continua la sua corsa lenta verso la porta ma all’ultimo devia leggermente verso destra e si stampa sul palo. All’ora di gioco entrambi gli allenatori ritoccano il loro scacchiere: D’Aversa toglie Viti per Fazzini; Fabregas rinuncia a Cutrone e Alberto Moreno per Douvikas e Alex Valle. La scelta è subito vincente perché in uno dei primi palloni toccati Douvikas apre le danze: combinazione tutta di prima tra Caqueret e Vojvoda, cross rapido e basso del terzino kosovaro e tap-in facile per il centravanti greco, al primo centro in Serie A. L’Empoli accusa il colpo, il nervosismo comincia a padroneggiare tra le file toscane, costringendo D’Aversa a un triplo cambio per riaccendere la miccia (fuori Esposito, Goglichidze e Henderson, dentro Bacci, Solbakken e Colombo). La scossa arriva subito: minuto 75, Pezzella arriva al vertice dell’area, crossa sul secondo palo, questa volta Kouamé prende bene il tempo a Valle e indirizza all’incrocio dei pali il pallone del pareggio. Nel finale gli schemi sono praticamente saltati, i due allenatori chiudono le sostituzioni in maniera differente (D’Aversa schiera De Sciglio, Fabregas inserisce Gabrielloni) e l’agonismo prevale su qualsiasi tatticismo. Kouamé ha un’occasione clamorosa al minuto 88, fornita da una pressione generosa di Colombo che costringe all’errore Goldaniga, ma calcia malissimo a tu per tu con Butez. Nei minuti di recupero l’Empoli rimane in dieci uomini: Fazzini che commette un bruttissimo fallo ad altezza del tendine d’Achille su Ikoné, Mariani non esita ed estrae prontamente il cartellino rosso per il centrocampista italiano, che marchia in negativo il suo rientro in campo dopo il lungo infortunio. L’ultima scintilla del match è un mancino di Da Cunha sputato fuori dai guantoni di Vasquez. A pochi giorni dalla storica semifinale di Coppa Italia contro il Bologna, l’Empoli torna in Toscana con tanto rammarico per quella che è stata la prestazione del Sinigaglia. Le tante, troppe, occasioni fallite -specialmente nel secondo tempo pesano nel risultato finale della gara, che rimane positivo per non interrompere la corsa dei toscani verso una salvezza che al momento dista soltanto due punti. Continua a ripetersi il solito copione del Como in questa stagione, con l’ennesima occasione sfumata nel corso dell’ultimo quarto di gara. La squadra di Fabregas era riuscita a portarsi avanti con un’azione di pregevole fattura, ma la poca lucidità nelle retrovie ha rischiato di compromettere una gara che poteva blindare definitivamente il discorso salvezza, che non sembra comunque in discussione viste le prestazioni del Como nell’ultimo periodo -al netto dei risultati.

Venezia – Bologna (A cura di Marco Rizzuto)

Al Penzo è Orso Show: il capolavoro al volo di Orsolini mette in ginocchio un Venezia guerriero ma sterile

Il Bologna passa di misura in campo difficile, Orsolini inventa il gol della partita e fa proseguire la lotta alla Champions. Nonostante il momento di forma degli avversari,  i ragazzi di Di Francesco scendono in campo con lo spirito giusto, offrendo una prova della loro voglia di restare nel campionato maggiore. Il Bologna tuttavia non ha intenzione di cedere nulla, la lotta per un posto in Champions è sempre più agguerrita e niente può essere lasciato al caso. Il primo squillo del match è infatti  a strisce rossoblù: Orsolini sfugge dalla morsa di Busio e Cande per poi servire in area di Dallinga che non inquadra lo specchio della porta calciando di prima. Entrambe le squadre sono attente alla fase difensiva e l’avvio non regala clamorose occasioni ma episodi, che potrebbero decidere la gara. Alla mezz’ora Zerbin si ritrova il pallone del possibile vantaggio dopo un flipper nell’area di rigore rossoblù, la conclusione del giocatore di proprietà del Napoli viene deviata dall’uscita decisiva di Skorupski, che infrange le speranze dei Lagunari. Nei minuti finali del primo tempo, i ritmi si alzano rispetto alla fase precedente e le squadre, iniziano a spingere con più decisione. Al 40′ Izdes stacca di testa sul cross di Kike Perez, ma il pallone sfila a fil di palo terminando sul fondo. Poco dopo, il Bologna risponde su calcio d’angolo con Beukema. Il centrale rossoblù impatta bene di testa ma anche in questo frangente la sfera finisce fuori dallo specchio. Al ritorno in campo si prosegue senza cambi, ma sin da subito si prevede un secondo tempo molto combattuto. Dopo soli tre minuti infatti, il Bologna trova la rete che indirizza il match con il capolavoro di Riccardo Orsolini. Da vero trascinatore e uomo chiave dei felsinei, il numero sette rossoblù si carica la squadra sulle spalle e sblocca il risultato calciando al volo sul cross di Cambiaghi insaccando la sfera all’incrocio del palo lontano di Radu. La rete del Bologna rompe l’equilibrio mentale della squadra di Di Francesco, che all’ora di gioco rischiano di subire la rete del 0-2 (sempre con Orsolini). L’allenatore ex Frosinone, per invertire la rotta decide di fare tre cambi nel giro di due minuti: entrano Conde, Haps e Yeboah per Doumbia, Ellertsson e Oristanio. In qualche modo il Venezia ritrova la lucidità per rientrare in partita e sfiora il pari dopo pochi secondi dai cambi. Yeboah apparecchia il tiro per Busio che piazza la sfera sul secondo palo non trovando il gol per centimetri. Il mister dei Lagunari tenta il tutto per tutto inserendo Gytkjaer, richiamando in panchina Fila, autore di una prestazione insufficiente. A quasi un quarto d’ora dal fischio finale Skorupski s’impone su Yeboah negando il pari al Venezia, che in campo sta mettendo anima e cuore. I minuti finali raccontano un assedio dei padroni di casa nella metà campo bolognese, che invece tenta di chiudere il match sfruttando le eventuali ripartenze. Il tempo scade e il triplice fischio dell’arbitro decreta la vittoria del Bologna su un campo ostico in cui squadre come Lazio e Napoli sono arrancate. A otto giornate dal traguardo, il Venezia occupa la diciannovesima posizione, a cinque punti dalla zona salvezza. I Lagunari giocano un buon calcio ma il problema è chiaro ed evidente ormai a tutti: mancano i gol. Il Venezia fatica tremendamente a trovare la via della rete e i numeri parlano chiaro: nelle ultime 5 giornate, i Lagunari hanno segnato un solo gol, peraltro su calcio di rigore trasformato da Gytkjaer allo scadere contro il Como. Il buco lasciato da Pohjanpalo non è stato colmato e ora si stanno pagando le conseguenze. Passando dalla sponda felsinea, Italiano ha centrato il quindicesimo successo in stagione schiacciando sull’acceleratore per un posto tra le prime quattro. Nonostante l’assenza di Castro in una partita ostica come quella in scena al Penzo, il Bologna dimostra compattezza e un grande spirito di squadra, che sta facendo vivere un sogno ad occhi aperti ai tifosi bolognesi. Eppure ancora oggi, qualcuno sta dando per scontato la straordinaria stagione bolognese con Vincenzo Italiano al comando.

Juventus-Genoa (A cura di Dennis Rusignuolo)

Tudor comincia con tre punti. Un gran gol di Yildiz mantiene vivo il sogno quarto posto

Basta una perla di Kenan Yildiz per regalare a Igor Tudor un successo prezioso in vista della corsa al quarto posto. Tanti gli spunti e i cambiamenti, su cui adesso si basa la risalita della Vecchia Signora.

Lecce-Roma (A cura di Marco Rizzuto)

Da Lecce a Roma, ma in due binari opposti: salentini in piena crisi, Roma in corsa spedita verso la Champions.

La Roma passa di misura grazie alla giocata di Dovbyk, che decide una gara complicata ma fondamentale per la corsa Champions. Al Via del Mare un Lecce disperato cerca la luce in fondo al tunnel per uscire dal ciclo ci sconfitte consecutive che rischia di complicare il discorso salvezza. Dall’altra parte la Roma di Ranieri scende in campo col coltello tra i denti, consapevole di star facendo una scalata memorabile verso un obiettivo che mesi fa era considerato utopico. Con Dybala ai box per tutto il finale di stagione, Ranieri dovrà fare affidamento al giovane Soulè, tanto apprezzato e rassicurato dal mister dopo l’inizio di stagione complicato. Allo scoccare dell’ottavo minuto di gioco, Svilar verticalizza dalla sua area di rigore pescando perfettamente l’inserimento di Angelino che evita l’uscita Falcone ma calcia clamorosamente fuori a porta sguarnita, mandando in fumo l’occasione di indirizzare il match. Sebbene il pressing molto alto del Lecce, i salentini vacillano non poco in difesa: al 20′ Falcone si complica la vita con un passaggio azzardato verso Ramadani, braccato alle spalle da Manu Koné. Il francese fiuta l’occasione, ruba il pallone e calcia a colpo sicuro da pochi passi, ma l’estremo difensore si riscatta con un intervento strepitoso deviando in corner e cancellando in un istante la pazzia di pochi istanti fa. Superata la mezz’ora, il Lecce prende campo e prova a mettere in difficoltà la Roma, fino ad ora in perfetto controllo del match. Saelemaekers pasticcia nel tentativo di intercettare il lancio lungo di Coulibaly fornndo un assist per la sovrapposizione di Gallo, imbucato da Karlsson. Il terzino calcia forte in diagonale ma Svilar si oppone mettendo una pezza. Nei minuti finali del primo tempo, la squadra di Ranieri fatica a gestire il possesso, concedendo spazi preziosi ai padroni di casa ma qualche imprecisione di troppo e la poca lucidità negli ultimi metri impediscono ai ragazzi di Giampaolo di trovare la rete per spezzare lo 0-0. La ripresa prosegue il filone visto nel primo tempo, la Roma tenta di fare la partita ma il Lecce tiene botta e graffia nelle ripartenze guadagnando campo progressivamente. Il mister dei salentini capisce che è il momento di dare una scossa alla partita, e inserisce forze fresche sulle fasce: N’Dri e Banda per Karlsson e Pierotti. All’ora di gioco Krstovic sfiora l’eurogol direttamente da casa sua: mette giù benissimo il pallone servito dal compagno e calcia di collo pieno in controbalzo non trovando la porta per centimetri graziando Svilar. Proprio quando la Roma sembrava in difficoltà, ecco emergere la grinta dei ragazzi di Ranieri, che trovano il vantaggio con Mancini. Il difensore appostato sottoporta, insacca dopo la spizzata di Dovbyk su calcio d’angolo. L’esultanza però non dura più di qualche secondo per la posizione irregolare del numero 23. Al 70′ anche Ranieri mette mano alla panchina inserendo nuovi interpreti nella trequarti, Baldanzi e Shomurodov subentrano per Pellegrini e Soulé. Al tramonto del match, Cristante sventaglia in avanti verso Dovbyk, l’ucraino vince il duello fisico con Baschirotto, con una magia manda fuori tempo Gaspar e poi conclude serrato sul primo palo bucando Falcone, sbloccando finalmente la gara. La rete dell’ex Girona galvanizza i giallorossi che tengono botta negli ultimi imprecisi tentativi del Lecce, mettendo in cassaforte i tre punti utili per il settimo successo consecutivo. Da gennaio a oggi, infatti, nessuna squadra nei top 5 campionati europei ha raccolto più punti della Roma, un dato che rende ancora più difficile immaginare un successore all’altezza di Ranieri, protagonista di un cammino straordinario. Per il Lecce la situazione rimane critica, cinque sconfitte consecutive per Giampaolo (prima volta in carriera), e con un calendario complicato alle porte, i salentini dovranno alla svelta trovare la chiave per uscire da questo momento complicato. Magari tornando alla vittoria nel prossimo turno di campionato, incontro salvezza contro il Venezia di Di Francesco, squadra altrettanto in difficoltà soprattutto in zona gol.

Cagliari-Monza (A cura di Simone Scafidi)

Dominio rossoblù. Il Cagliari affonda il Monza

All’Unipol Domus, il Cagliari di Nicola umilia il Monza di Nesta facendolo sprofondare in un abisso sempre più scuro, da cui sembra impossibile uscire. Già al settimo minuto, il colpo di testa di Viola sfiora il palo e il vantaggio dei padroni di casa. La difesa del Monza è totalmente in confusione, e al 42′, a causa di una serie di errori, consente ai giocatori del Cagliari di arrivare facilmente al tiro, con il pallone che finisce successivamente in corner e con i brianzoli che si salvano, momentaneamente. Nella ripresa scende in campo un Cagliari molto più concreto, che dopo appena tre minuti trova il gol con Viola, che arriva di testa sul cross di Augello e insacca il gol dell’1-0. La partita procede, fino al 70′, senza particolari occasioni. Proprio a venti minuti dalla fine Turati è costretto a compiere un prodigioso intervento su un tiro-cross di Luvumbo, per poi arrendersi forzatamente ad una prodigiosa invenzione su punizione di Gaetano, che trova il secondo gol in campionato e chiude la partita. Le gioie del Cagliari però non terminano qui, e dopo un altro miracolo di Turati su Gaetano, Luvumbo mette il lucchetto al match con una ripartenza fulminante che batte il portiere di Nesta. Il Cagliari si prende così tre punti che sanno di salvezza, mentre il Monza non riesce ad uscire da un periodo di crisi interminabile.

Fiorentina-Atalanta (A cura di Tommaso Patti)

Colpo viola al Franchi. Alla Fiorentina basta l’ennesima rete di Kean per battere l’Atalanta

I primi minuti di gara sono conditi da azioni di entrambe le squadre, brave nell’ attendere e nello studiare l’avversario. Al quarto d’ora, una dormita di De Roon rischia di diventare fatale per la formazione ospite, che rischia di subire il gol dello svantaggio con Kean, agile nel rubare palla ma impreciso nel concludere nello specchio della porta. Nei minuti successivi, l’Atalanta alza il ritmo del gioco, rendendosi pericolosa nell’azione portata avanti da Zappacosta, che prova a  servire in area Lookman, anticipato dall’intervento di Ranieri terminato in corner. Sul finale di primo tempo, la viola prova ad ingranare la marcia grazie a delle giocate provenienti dalla trequarti di campo, trovandosi di fronte però ad un Atalanta attenta. Durante l’ultimo giro d’orologio prima dell’assegnazione del recupero, la Fiorentina si porta in vantaggio con Moise Kean, che prima scippa palla ad Hien per poi immolarsi verso la porta e superare Carnesecchi con un diagonale angolato. La prima occasione della ripresa è a tinte viola, con protagonista Guðmundsson e il sul tentativo di sorprendere Carnesecchi con un tocco morbido. Passano i minuti e l’Atalanta continua ad essere succube del gioco degli uomini di Palladino, che sfiorano il gol del raddoppio al 51’, quando la conclusione di Fagioli viene deviata in corner dall’intervento dell’estremo difensore nerazzurro. Consapevole del momento di difficoltà, Gasperini toglie dal campo Retegui e Lookman per dare spazio a Maldini e Samardzic. Una serie di guizzi di Kean continuano a mettere la dea con le spalle al muro, costringendola a cambiare atteggiamento per pareggiare la sfida. Dopo sessantacinque minuti giocati a ritmi alti ma senza conclusioni pericolose, la costruzione tra Pasalic e De Ketelaere termina con un tiro a fil di palo del trequartista belga. Nelle battute finali, oltre ai soliti scatti verso la porta di Kean, c’è spazio anche per l’incursione di Ranieri, ipnotizzato due volte da Carnesecchi, autore di una super partita. Le grandissime parate di Carnesecchi limitano i danni di un’Atalanta spenta, assente e ufficialmente fuori dalla lotta scudetto, con l’obbiettivo Champions ancora da raggiungere. I tre punti conquistati dalla Fiorentina grazie al gol di Kean, permettono a Palladino e ai suoi giocatori di continuare a rimanere attaccato a Lazio, Roma e Juventus per un posto nobile in Europa.

Inter-Udinese (A cura di Tommaso Patti)

Inzaghi la vince con il turnover. Arnautovic e Frattesi superano l’ostacolo Udinese

Senza gli infortunati Lautaro e Taremi e il turno di squalifica di Bastoni, Inzaghi è costretto a fare turnover, soprattutto in vista del derby di mercoledì e del finale di stagione che vede i nerazzurri impegnati su tre fronti.
L’inizio di gara dei nerazzurri mette subito alle corde i friulani. Già dalle prime battute, i padroni di casa dimostrano la loro superiorità sfiorando il gol del vantaggio con il tiro di prima intenzione di Hakan Çalhanoğlu, che termina di poco a lato la porta difesa da Okoye. Successivamente alla conclusione del turco, l’Inter spreca altre due enormi opportunità con Frattesi, autore prima di una conclusione d’esternoo ad anticipare la difesa avversaria, e poi di una conclusione che termina sul palo dopo numerosi rimpalli all’interno dell’area piccola. Dopo dodici minuti di dominio assoluto, il muro bianconero cade grazie alla conclusione mancina e vincente di Marko Arnautovic, che riceve perfettamente palla da Dimarco, e di prima intenzione supera Okoye, trovando la sua terza rete in campionato. Forte dell’1-0, gli uomini di Inzaghi continuano a giocare ad alto livello, con l’Udinese che prova a pressare sbattendo sempre sul muro nerazzurro. Alla mezz’ora di gioco, Dimarco scatta sulla fascia e serve nuovamente un cross arretrato, raccolto da Frattesi che stavolta non sbaglia e firma la quinta rete in campionato, esultando in maniera particolarmente accesa dopo le tante voci che lo vedevano lontano da Milano. Dopo un accenno di miglioramento visto a fine primo tempo, il cambio di atteggiamento degli uomini di Runjaić è evidente, grazie soprattutto all’ingresso di Iker Bravo, subito protagonista di alcune importanti giocate individuali. Nella ripresa l’Inter rischia di calare il tris con Dimarco, bravo nel cominciare l’azione dalla metà campo per poi servire Correa e calciare in porta dai venticinque, sfiorando di poco un grandissimo gol. Dieci minuti più tardi, da un rinvio di Sommer, Solet vince il duello contro Correa e avanza palla al piede e, dopo una serpentina che manda a vuoto Barella, calcia da lontanissimo e trova il gol che riapre la partita e che regala all’Udinese la possibilità di intralciare il cammino dell’Inter dopo lo scherzetto fatto al Napoli qualche giornata fa. Da quel momento in poi l’inerzia della partita cambia, con i bianconeri che mettono in pericolo gli avversari con Lucca, autore di un colpo di testa forte e angolato che Sommer riesce a respingere con una prodezza assoluta. Al secondo dei sei minuti di recupero, è nuovamente Solet a spaventare l’Inter con una conclusione da pochi passi, murata però da un provvidenziale intervento di Sommer. I tre punti conquistati permettono ai nerazzurri di affrontare al meglio il derby di Coppa Italia, sconfitta che rallenta ma non trafigge totalmente l’Udinese.

Napoli-Milan (A cura di Tommaso Patti)

L’Inter chiama e il Napoli risponde. Lukaku e Politano stendono il Milan

Un super Napoli annienta il Milan nei primi diciannove minuti, mantenendo ancora viva la lotta scudetto contro l’Inter.

Verona-Parma (A cura di Simone Scafidi)

Reti bianche al Bentegodi. Verona e Parma si annullano

Nel primo posticipo del lunedì, Parma e Verona non vanno oltre lo 0-0, nonostante per entrambe fosse un potenziale momento sliding doors della stagione. Fomentato dal pubblico di casa, il Verona risulta subito propositivo, con la traversa colpita da Mosquera appena cinquanta secondi dopo il calcio d’inizio. La squadra di Chivu risponde con la conclusione di Almqvist che sfiora il palo alla destra di Montipò e si spegne sul fondo. A dieci minuti dalla fine del primo tempo, è ancora il Parma a spingere, partendo dalle fasce. Una rimessa laterale giunge sui piedi di Almqvist, che viene fermato da Montipò, la cui respinta finisce sui piedi di Sohm che non riesce a sfruttare l’occasione e calcia di molto fuori. Con due nitide occasioni per Mosquera e Bonny, il primo tempo va a concludersi. Nel secondo tempo òa frenesia che si era vista nel primo si diffonde lentamente, con nessuna particolare occasione, se non la punizione di Bernabè calciata alta, fino all’80’, quando Ondrejka prova a svegliare gli Scaligeri con un tiro dalla distanza respinto da Montipò. L’ingresso dello svedese, forse troppo tardivo, sembra aver svegliato il Parma, che a tre minuti dalla fine, sempre grazie ad un’occasione creata dal numero 17, arriva al tiro con Camara, che sbatte ancora una volta su Montipò, migliore in casa Verona. All’ultimo secondo di gioco, la difesa del Parma si dimentica Tengstedt da solo in mezzo all’area di rigore, che riceve un cross dall’out di destra e colpisce di testa, spedendo alta la sfera. Si conclude così una partita abbastanza monotona e che lascia scontente due squadre che devono sicuramente impegnarsi di più, per mettere un punto quantomeno repentino alla lotta salvezza.

Lazio-Torino (A cura di Simone Scafidi)

Marusic illude Baroni. La Lazio frena ancora

All’Olimpico, un Torino grintoso fa lo sgambetto ad una Lazio (ancora una volta) imperfetta. Come di consueto, i biancocelesti partono con la marcia ingranata e già dopo dodici minuti Zaccagni ha sui piedi l’occasione dell’1-0, con un tiro al volo respinto da Milinkovic-Savic. Dia compie un grande lavoro di sacrificio e si pone come pivot in mezzo alla difesa granata; da una sua sponda nasce un’azione clamorosa per Pedro, con l’estremo difensore granata che va clamorosamente a vuoto e poi riesce miracolosamente a mettere una pezza e a preservare lo 0-0. La squadra di Vanoli si sveglia da un sonno quasi perenne e al 42′ si propone in avanti con Ché Adams che non riesce a ribadire in porta un cross proveniente dalla destra. Nel secondo tempo è il Toro a partire forte, con un colpo di testa di Maripan che costringe Provedel al primo miracolo della sua partita, per tenere a galla la Lazio. Pochi istanti dopo, ancora una volta su spunto di Pedro, la Lazio trova il vantaggio con Marusic, che si coordina su un passaggio dell’ex Roma e piazza il pallone sul secondo palo, dove Milinkovic-Savic non può arrivare. Su una situazione analoga, Zaccagni si sposta la palla sul sinistro e tenta di incrociare, con l’estremo difensore serbo che stavolta non si fa superare. La Lazio è in dominio totale, e prima con Noslin di testa, poi con il tiro da fuori di Guendouzi, la squadra di Baroni va vicino al raddoppio, ma proprio quando la partita sembra ormai decisa, uno spunto di Biraghi, successivamente deviato da Marusic, finisce sui piedi di Gineitis che non deve fare altro che appoggiare in porta e pareggiare i conti. La Lazio, dopo questo stop, dovrà lavorare duro per raggiungere un quarto posto che adesso dista quattro punti, mentre Vanoli può vantare cinque risultati utili consecutivi.

LA TOP11 DELLA 30ª GIORNATA:

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Calcio

L’Inter chiama e il Napoli risponde. Lukaku e Politano stendono il Milan

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Un super Napoli annienta il Milan nei primi diciannove minuti, mantenendo ancora viva la lotta scudetto contro l’Inter.

L’assenza a sorpresa di Scott McTominay obbliga Antonio Conte a schierare dal primo minuto Gilmour. Dopo appena un minuto di gioco, Di Lorenzo serve in profondità Politano, che scatta in profondità e sblocca la partita dopo un inserimento chiave tra Theo Hernandez e Pavlovic, concludendo poi con una conclusione potente e angolata che non lascia scampo a Maignan. Il gol immediato carica in maniera particolare gli azzurri, situazione che gli permette di gestire la partita con un ottica diversa. La reazione rossonera arriva dai piedi di Walker, che serve un cross a mezz’altezza a centro area ma l’intervento in acrobazia di Abraham termina fuori. Nonostante il gol del vantaggio, il Napoli non si limita a difendere un risultato che farebbe comodo dopo la vittoria dell’Inter sull’Udinese, ma si affaccia più volte nell’area di rigore avversaria con Lukaku, impreciso al quattordicesimo minuto nel finalizzare in porta un cross pericoloso di Politano. Il pubblico di casa continua a caricare i propri giocatori, che trovano la rete del raddoppio grazie ad un disinnesco di Buongiorno, che propizia la ripartenza partenopea, conclusa con il filtrante di Gilmour per la rete di Lukaku, quest’ultimo tenuto in gioco dalla posizone di Walker. La reazione del Milan risulta totalmente inefficace, con qualche tentativo proveniente dalla fascia ma senza particolari squilli, merito di una difesa avversaria attenta e impeccabile. Con il passare dei minuti la situazione non cambia, e in campo continua ad esserci solo una sola squadra: il Milan si vede poco o nulla, è disorganizzato in difesa e concede tanti spazi agli azzurri, che potrebbero fare il tris poco dopo e non solo. Verso la fine del primo tempo i rossoneri cominciano ad affacciarsi timidamente dalle parti di Meret, ma la difesa del Napoli non corre praticamente alcun rischio, indirizzando la gara verso il 2-0 all’intervallo.

Nella ripresa Conceição butta in campo Leão, Giménez e Chukwueze, nel tentativo di riaprire una gara finora a senso unico. La prima vera occasione della ripresa rossonera arriva proprio dai piedi di Leão che, dopo aver effettuato un dribbling, calcia in porta in maniera errata, trasformato la conclusione  in un possibile assist per Giménez. A rendersi protagonista con un’altra grande opportunità è proprio l’attaccante messicano, che spara alto sopra la traversa dopo aver raccolto palla ai limiti dell’area di rigore avversaria. I tentativi di dribbling di Leão fermati da un ottimo e attento intervento di Buongiorno sono la fotocopia perfetta della partita dei rossoneri, che da li in poi continuano ad attaccare imperterriti nel tentativo di riaprire la gara. Dal sessantesimo in poi le squadre si aprono di più, lasciando molti spazi liberi e rendendo il finale di partita acceso e con svariate occasioni da entrambe le parti. Dopo aver passato sessantotto minuti all’ombra della fascia destra napoletana, Theo Hernandez sale in area avversaria e si procura un calcio di rigore per un contatto falloso con Billing, subentrato qualche minuto prima al posto di Anguissa. Dopo aver preso il pallone Pulisic, dal dischetto si presenta Giménez che viene ipnotizzato da Meret. Il rigore sbagliato dal centravanti ex Feyenoord devasta psicologicamente il Milan, che da li a poco cala drasticamente di ritmo e intensità. Dopo due conclusioni insidiose di Reijnders e Pavlović però, il Milan riapre a sorpresa la partita grazie al cross di Theo Hernandez finalizzato in rete da Giménez che, anticipa la difesa avversaria, e si riscatta dopo il penalty sbagliato. I minuti finali vedono il Milan assediare totalmente l’area avversaria portando avanti anche Maignan, con la difesa del Napoli che si abbassa completamente per mantenere le pericolose occasioni avversarie, ripartendo nelle situazioni in cui il Milan lascia spazio di ripartire.

I tre punti conquistati contro il Milan permettono al Napoli di rimanere a meno tre lunghezze dall’Inter, mantenendo vive le speranze di rimonta. Il riscatto degli azzurri arriva dopo il momento più complicato della stagione, sopratutto dopo i numerosi passi falsi contro Como, Venezia e Udinese. L’ennesima sconfitta stagionale condanna quai definitamente un Milan totalmente insufficiente e senza stimoli. Con un calendario in campionato molto complicato, i rossoneri sono chiamati a riscattare questo periodo con una serie di risultati che possono garantire alla squadra di affrontare una competizione europea nella prossima stagione.

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