Intrattenimento
La vera storia di Biancaneve: tra folklore e realtà
Quando parliamo di Biancaneve, non facciamo solo riferimento ad una fiaba per bambini, ma anche ad uno dei più famosi racconti popolari con l’onore di essere diventato il primo grande classico Disney, da cui ne sono poi scaturiti i successivi.
Ma cosa c’è di vero in Biancaneve?
Cosa si cela dietro il racconto diventato ad oggi fonte d‘ispirazione per numerosi live action?
La vera Biancaneve
Incomincia tutto da una tradizione tramandata esclusivamente oralmente, da generazione in generazione, e di cui la “musa” fu la contessa Margherita di Waldeck.
Oggi, possiamo ricostruire i tasselli della sua biografia mediante i documenti della città di Bad Wildungen e soprattutto, attraverso le attente ricerche di Eckhard Sander, trascritte poi nel noto “Schneewhittchen, Maerchen Oder Wahrtheit?”
Dunque, Margherita di Waldeck nacque 1533, meravigliando sin dai primi giorni di vita chiunque la andasse a trovare, per la sua candida bellezza.
E fu così, nella città di Bad Wildungen si sentì sempre più spesso parlare di una piccola contessa dai capelli neri e la pelle bianca come la neve.
Nelle terre della famiglia, avvolti in goffi indumenti di lavoro, vi erano vari bambini che lavoravano nelle minierie.
A causa dell’ardua attività, spesso presentavano malformazioni dovute ad un grave ritardo nello sviluppo della crescita; rimanendo così, bassi e gobbi anche da adulti.
(Nel racconto, per “aggiungere un po’ di dolcezza alla realtà”, i bambini in questione si sono evoluti nei famosi sette nani che aiutano Biancaneve. Non vi è però alcuna documentazione che dimostri un reale legame tra i giovani lavoratori di miniere e la contessa Margherita.)
La madre morì non appena lei ebbe quattro anni, ed il padre, poco dopo, si risposò con Caterina Di Hatzefeld, donna ricordata come austera e tenace.
La nuova matrigna si mostrava eccessivamente fredda e distaccata nei confronti della bambina, infliggendole spesso punizioni per cose da nulla.
Così, le due instaurarono un pessimo legame, tanto che non appena Margherita arrivò all’età di 16 anni, venne fatta allontanare dal castello, ed esiliata poi a Bruxelles.
(In una delle versioni dei fratelli Grimm infatti vi è proprio Bruxelles come sfondo!)
E fu sempre a Bruxelles, che si innamorò dell’erede al trono di Spagna (Filippo II);
si trattò di una relazione duratura, benché continuamente osteggiata a causa della fede lauteriana di Margherita, e del matrimonio combinato che sarebbe dovuto avvenire tra Filippo e Maria D’Inghilterra…
ai due non importava: facevano proprio sul serio!
Eppure, all’età di 21 anni, Margherita morì avvelenata, (probabilmente da alcuni sicari arrivati apposta dalla Spagna per ucciderla e fare in modo che il matrimonio combinato di Filippo non venisse compromesso.)

(Un ritratto della Contessa Margherita di Waldeck)
E la mela avvelenata?
Anche qui, abbiamo un piccolo aggancio con la realtà: in quel periodo, (intorno alla metà del 1500), a Bad Wildungen, si era sparsa la voce che vi fosse un uomo che avvelenava i meli, causando ai bambini che ne mangiavano i frutti violente intossicazioni alla gola. Per questa ragione, l’uomo in questione, veniva definito da tutti “Lo stregone.”
La “Biancaneve” dei Grimm
La prima edizione scritta della storia, (che era stata raccontata per molto tempo esclusivamente come tradizione orale), fu per la prima volta redatta in una prima edizione nel 1812 nella raccolta “Le fiabe del focolare”; con la firma dei fratelli Grimm (Jacob e Wilhem Grimm).
Ecco la loro storia:
La regina, intenta a ricamare in silenzio, si punse un dito.
Tre gocce di sangue caddero sul bianco candido del lino, creando un bel contrasto. In quel momento, la donna espresse un desiderio: avere una figlia con la pelle bianca come la neve, le labbra rosse come il sangue e i capelli neri come l’ebano.
“𝔦𝔩 𝔯𝔬𝔰𝔰𝔬 𝔰𝔲𝔩 𝔟𝔦𝔞𝔫𝔠𝔬 𝔯𝔦𝔰𝔲𝔩𝔱ò 𝔠𝔬𝔰ì 𝔟𝔢𝔩𝔩𝔬 𝔠𝔥‘𝔢𝔩𝔩𝔞 𝔭𝔢𝔫𝔰ò: ‘𝔄𝔥, 𝔰𝔢 𝔰𝔬𝔩𝔬 𝔞𝔳𝔢𝔰𝔰𝔦 𝔲𝔫𝔞 𝔟𝔞𝔪𝔟𝔦𝔫𝔞 𝔟𝔦𝔞𝔫𝔠𝔞 𝔠𝔬𝔪𝔢 𝔫𝔢𝔳𝔢, 𝔯𝔬𝔰𝔰𝔞 𝔠𝔬𝔪𝔢 𝔦𝔩 𝔰𝔞𝔫𝔤𝔲𝔢, 𝔢 𝔟𝔯𝔲𝔫𝔞 𝔠𝔬𝔪𝔢 𝔩‘𝔢𝔟𝔞𝔫𝔬 𝔡𝔦 𝔮𝔲𝔢𝔰𝔱𝔞 𝔣𝔦𝔫𝔢𝔰𝔱𝔯𝔞!’ 𝔓𝔬𝔠𝔬 𝔱𝔢𝔪𝔭𝔬 𝔡𝔬𝔭𝔬, 𝔩𝔢 𝔫𝔞𝔠𝔮𝔲𝔢 𝔲𝔫𝔞 𝔣𝔦𝔤𝔩𝔦𝔞 𝔠𝔥𝔢 𝔢𝔯𝔞 𝔟𝔦𝔞𝔫𝔠𝔞 𝔠𝔬𝔪𝔢 𝔩𝔞 𝔫𝔢𝔳𝔢, 𝔯𝔬𝔰𝔰𝔞 𝔠𝔬𝔪𝔢 𝔦𝔩 𝔰𝔞𝔫𝔤𝔲𝔢, 𝔢 𝔟𝔯𝔲𝔫𝔞 𝔠𝔬𝔪𝔢 𝔩‘𝔢𝔟𝔞𝔫𝔬”
Il desiderio si avverò, ma non senza conseguenze. Nacque Biancaneve.
Con il passare degli anni, la sua bellezza divenne insopportabile agli occhi della regina, che, consumata dall’invidia, ordinò la sua morte.
Pretese da un cacciatore che le portasse i polmoni e il fegato della bambina… per poterli mangiare con sale e pepe. Ma l’uomo, colto da pietà, la risparmiò e offrì al suo posto le interiora di un cinghiale.
Biancaneve, fuggita nei boschi, trovò rifugio in una piccola casa abitata da sette nani, che incantati, l’accolsero piacevolmente.
“𝔓𝔬𝔯𝔱𝔞𝔯𝔬𝔫𝔬 𝔩𝔢 𝔰𝔢𝔱𝔱𝔢 𝔠𝔞𝔫𝔡𝔢𝔩𝔦𝔫𝔢 𝔢 𝔬𝔰𝔰𝔢𝔯𝔳𝔞𝔯𝔬𝔫𝔬 𝔅𝔦𝔞𝔫𝔠𝔞𝔫𝔢𝔳𝔢: “𝔊𝔦𝔲𝔰𝔱𝔬 𝔠𝔦𝔢𝔩𝔬, 𝔤𝔦𝔲𝔰𝔱𝔬 𝔠𝔦𝔢𝔩𝔬!” 𝔤𝔯𝔦𝔡𝔞𝔯𝔬𝔫𝔬. “𝔒𝔥, 𝔠𝔬𝔪’è 𝔟𝔢𝔩𝔩𝔞!” 𝔈 𝔰𝔲𝔟𝔦𝔱𝔬 𝔩𝔞 𝔱𝔯𝔬𝔳𝔞𝔯𝔬𝔫𝔬 𝔡𝔢𝔩𝔦𝔷𝔦𝔬𝔰𝔞.”
Ma la regina, scoprendo che era ancora viva, decise di finirla da sé, travestendosi. Tentò prima con un nastro stretto al collo, poi con un pettine avvelenato. Furono i nani, accorgendosene in tempo, a salvarla.
Infine, ricorse alla trappola perfetta: una mela avvelenata, rossa e seducente solo per metà. Biancaneve morse proprio il lato letale e cadde a terra, priva di vita.
Nessuno riuscì a salvarla.
I nani, distrutti, la deposero in una bara di vetro, incapaci di seppellirla.
Molto tempo dopo, un principe vide il corpo intatto della fanciulla e… ne fu innamorato (o per meglio dire, ossessionato).
Implorò i nani di poterla portare con sé, non in cambio di ricchezze, ma per amore disperato. I nani, colpiti dalla sua devozione, gliela concessero.
Nel castello, non riusciva a lasciarla, la voleva con sé in ogni momento, anche durante i pasti, anche mentre dormiva.
“𝔖𝔱𝔞𝔳𝔞 𝔰𝔢𝔡𝔲𝔱𝔬 𝔩ì, 𝔱𝔲𝔱𝔱𝔬 𝔦𝔩 𝔤𝔦𝔬𝔯𝔫𝔬 𝔞 𝔣𝔦𝔰𝔰𝔞𝔯𝔩𝔞, 𝔰𝔢𝔫𝔷𝔞 𝔯𝔦𝔲𝔰𝔠𝔦𝔯𝔢 𝔞 𝔡𝔦𝔰𝔱𝔬𝔤𝔩𝔦𝔢𝔯𝔢 𝔩𝔬 𝔰𝔤𝔲𝔞𝔯𝔡𝔬. 𝔈 𝔮𝔲𝔞𝔫𝔡𝔬 𝔡𝔬𝔳𝔢𝔳𝔞 𝔲𝔰𝔠𝔦𝔯𝔢 𝔢 𝔫𝔬𝔫 𝔭𝔬𝔱𝔢𝔳𝔞 𝔤𝔲𝔞𝔯𝔡𝔞𝔯𝔩𝔞 𝔢𝔯𝔞 𝔭𝔯𝔢𝔰𝔬 𝔡𝔞 𝔲𝔪𝔬𝔯 𝔫𝔢𝔯𝔬, 𝔢 𝔰𝔢𝔫𝔷𝔞 𝔩𝔞 𝔟𝔞𝔯𝔞 𝔞𝔠𝔠𝔞𝔫𝔱𝔬 𝔫𝔬𝔫 𝔯𝔦𝔲𝔰𝔠𝔦𝔳𝔞 𝔞 𝔪𝔞𝔫𝔡𝔞𝔯 𝔤𝔦ù 𝔫𝔢𝔪𝔪𝔢𝔫𝔬 𝔲𝔫 𝔟𝔬𝔠𝔠𝔬𝔫𝔢.”
Ma portare la bara ovunque divenne una tortura per i servi del principe. Frustrati e stanchi, un giorno aprirono la teca e, con brutalità, sollevarono il corpo inerte di Biancaneve, colpendola più volte alla schiena per sfogare la loro rabbia.
Fu in quel momento che il pezzo di mela avvelenata le uscì dalla gola.
“𝔄𝔩𝔩𝔬𝔯𝔞 𝔞𝔠𝔠𝔞𝔡𝔡𝔢 𝔠𝔥𝔢 𝔦 𝔰𝔢𝔯𝔳𝔦, 𝔠𝔥𝔢 𝔡𝔬𝔳𝔢𝔳𝔞𝔫𝔬 𝔠𝔬𝔫𝔱𝔦𝔫𝔲𝔞𝔪𝔢𝔫𝔱𝔢 𝔭𝔬𝔯𝔱𝔞𝔯𝔢 𝔩𝔞 𝔟𝔞𝔯𝔞 𝔞𝔳𝔞𝔫𝔱𝔦 𝔢 𝔦𝔫𝔡𝔦𝔢𝔱𝔯𝔬, 𝔠𝔬𝔪𝔦𝔫𝔠𝔦𝔞𝔯𝔬𝔫𝔬 𝔞 𝔦𝔯𝔯𝔦𝔱𝔞𝔯𝔰𝔦 𝔭𝔢𝔯 𝔩𝔞 𝔰𝔦𝔱𝔲𝔞𝔷𝔦𝔬𝔫𝔢, 𝔢, 𝔲𝔫𝔞 𝔳𝔬𝔩𝔱𝔞, 𝔲𝔫𝔬 𝔡𝔦 𝔩𝔬𝔯𝔬 𝔰𝔠𝔬𝔭𝔢𝔯𝔠𝔥𝔦ò 𝔩𝔞 𝔠𝔞𝔰𝔰𝔞, 𝔢, 𝔰𝔬𝔩𝔩𝔢𝔳𝔞𝔫𝔡𝔬 𝔅𝔦𝔞𝔫𝔠𝔞𝔫𝔢𝔳𝔢, 𝔡𝔦𝔰𝔰𝔢𝔯𝔬: “𝔊𝔲𝔞𝔯𝔡𝔞𝔱𝔢 𝔮𝔲𝔦, 𝔠𝔦 𝔱𝔬𝔠𝔠𝔞 𝔮𝔲𝔢𝔰𝔱𝔞 𝔠𝔬𝔯𝔳é𝔢 𝔱𝔲𝔱𝔱𝔬 𝔦𝔩 𝔤𝔦𝔬𝔯𝔫𝔬, 𝔭𝔢𝔯 𝔠𝔬𝔩𝔭𝔞 𝔡𝔦 𝔲𝔫𝔞 𝔯𝔞𝔤𝔞𝔷𝔷𝔞 𝔪𝔬𝔯𝔱𝔞”; 𝔢 𝔠𝔬𝔰ì 𝔡𝔦𝔠𝔢𝔫𝔡𝔬, 𝔩𝔢 𝔡𝔦𝔢𝔡𝔢𝔯𝔬 𝔲𝔫 𝔠𝔬𝔩𝔭𝔬 𝔡𝔦 𝔪𝔞𝔫𝔬 𝔰𝔲𝔩𝔩𝔞 𝔰𝔠𝔥𝔦𝔢𝔫𝔞, 𝔢 𝔠𝔬𝔰ì, 𝔦𝔫 𝔮𝔲𝔢𝔩 𝔪𝔢𝔫𝔱𝔯𝔢, 𝔦𝔩 𝔱𝔢𝔯𝔯𝔦𝔟𝔦𝔩𝔢 𝔭𝔢𝔷𝔷𝔬 𝔡𝔦 𝔪𝔢𝔩𝔞 𝔠𝔥𝔢 𝔞𝔳𝔢𝔳𝔞 𝔪𝔬𝔯𝔰𝔬, 𝔩𝔢 𝔣𝔲𝔬𝔯𝔦𝔲𝔰𝔠ì 𝔡𝔞𝔩𝔩𝔞 𝔤𝔬𝔩𝔞, 𝔢 𝔅𝔦𝔞𝔫𝔠𝔞𝔫𝔢𝔳𝔢 𝔱𝔬𝔯𝔫ò 𝔦𝔫 𝔳𝔦𝔱𝔞.”
Biancaneve si rianimò, come se avesse solo dormito. Ma il suo risveglio fu il frutto della rabbia, della stanchezza e della violenza, non di un bacio o di un gesto d’amore.
Il principe la prese con sé e, insieme, decisero di sposarsi.
Alla cerimonia invitarono anche la regina, e come atto di vendetta, le vennero fatte indossare scarpette di ferro incandescente. Fu costretta a ballare finché i piedi non le si bruciarono del tutto, crollando a terra, arsa viva, mentre Biancaneve e il principe assistevano alla scena senza alcuna pietà.
Si tratta indubbiamente di un finale dai toni cupi e violenti, benché in linea con il resto della storia; ma sicuramente poco adatta ad un pubblico di bambini.
I fratelli Grimm, ben presto arrivarono alla consapevolezza di doverne modificare alcuni elementi; e così, la mamma di Biancaneve venne sostituita dal personaggio della “Matrigna Cattiva” (ed in particolare, tale variazione viene attribuita all’amorevole rapporto tra i due autori e la loro madre, e al fatto che volessero elevare la figura del genitore.)
Le rettifiche vennero apportate soprattutto al finale, in quanto, una rivalsa così sinistra poteva venir reputata eccessiva per l’angelica principessa che volevano rappresentare; ed è così, che la Matrigna finì semplicemente in prigione, con addirittura qualche visita da parte di Biancaneve.
Biancaneve e “la follia Disney”
Nonostante l’importanza che ad oggi attribuiamo al lavoro dei Grimm, il racconto ha acquisito parte della sua notorietà grazie all’animazione diretta da Walter Elias Disney (ad oggi conosciuto semplicemente come Walt Disney)
Nel 1834, quando ancora per le animazioni venivano portati sul grande schermo disegni tinteggiati interamente a mano, (con l’aggiunta poi di effetti visivi e sonori), la realizzazione dei cartoni animati si limitava a cortometraggi dalla durata di 6/8 minuti.
Un giorno però, Walt ebbe un’idea: radunò il suo team di designer facendolo accomodare… puntò i riflettori su di lui e incominciò a… raccontare una favola!
(E intovinate un po’… stiamo ancora parlando della favola di Biancaneve!)
Non si limitò a raccontare la trama, ma interpretò a suo modo anche i dialoghi dei personaggi con le rispettive voci, donando al racconto un’enfasi che lasciò di stucco ogni singolo impiegato della Disney all’interno di quella stanza.
Non appena terminò, disse di essere intenzionato a portare quella narrazione sullo schermo del cinema, e a tutti sembrò una fantastica idea… ma c’era un problema: Come avrebbero fatto a raccontare in pochi minuti una storia così lunga?
Walt diede la soluzione: la Disney sarebbe stata la prima azienda a realizzare un cortometraggio di ben 90 minuti!
(Ricordiamo che all’epoca, la Disney era una piccola società, non troppo conosciuta e con un limitato piano finanziario.)
Tralaltro nessuno aveva mai realizzato un lungometraggio completamente disegnato in quella che sarebbe poi diventata la tecnica tradizionale, e così, si sparse la voce della recente trovata ritenuta da tutti come “pericolosa e bizzarra”
Addirittura, i giornali incominciarono a parlare di “Disney’s Folly” (“Follia Disney”), e di come probabilmente un lungometraggio animato di un’ora e mezza sarebbe stato un insuccesso e avrebbe potuto causare problemi di vista al pubblico.

(foto: Medium)
Il budget fu inaspettatamente più elevato del previsto, tanto che Walt dovette ipotecare la propria casa e chiedere un grande prestito per poter completare l’opera.
Nel 1837 riuscì finalmente a terminare, e, alla prima del film, si presentò tutta Hollywood, inclusi vip più celebri, tutti estremamente incuriositi del risultato finale.
Inutile dirlo… fu un successo assoluto, con un guadagno di 8 milioni di dollari! (Record allora battuto solo da “Via Col Vento”)
I gironali allora, si ricredettero

(foto: The Saturday Evening Post)
E dunque, quando parliamo di Biancaneve, ci riferiamo anche all’inizio del successo della Disney!
Attualità
Capitan America: Soldato d’Inverno, specchio delle democrazie contemporanee
Rivedere nel 2026 Capitan America: Soldato d’Inverno, fa notare elementi delle democrazie moderne attuali che presentano un impatto diretto con il pubblico e il richiamo della forza di volontà e il pensiero critico del singolo.
Captain America: Soldato d’Inverno (Captain America: The Winter Soldier nella versione originale) è il secondo film del supereroe della Marvel pubblicato nel 2014, riscontrando un enorme successo a livello globale.
Il film è ambientato a Washington D.C, in cui dopo i fatti accaduti a New York degli Avengers, Steve Rogers (Capitan America) si traferisce nella capitale americana per lavorare con lo S.H.I.E.L.D, rimanendo coinvolto in diversi intrighi. Durante gli eventi, notiamo come Rogers debba adattarsi al mondo moderno, cambiato sia esteticamente e progressivamente con la nascita di nuove tecnologie avanzate, che moralmente. Il protagonista si renderà presto conto che il mondo che lo circonda si muove attraverso meccanismi teatrali e corrotti.
L’EROE DEL POPOLO
Capitan America rappresenta l’uomo umile con un alto senso di giustizia ed equità, solidarietà verso il prossimo e spirito patriottico con l’onore che viene prima della sua persona. Tutti elementi distintivi dei soldati americani che erano scesi in campo durante la Seconda guerra mondiale contro l’Hydra, un’organizzazione terroristica immaginaria dell’universo MCU che nasce come divisione scientifica segreta della Germania nazista.
Rogers si unì nella guerra guidando il suo battaglione, ma pagò un caro prezzo: la vita dei suoi compagni e il tempo della propria. Dopo essersi risvegliato dal congelamento alla fine della guerra, scopre che è stata vinta e l’Hydra sconfitto, ma nota che il mondo non è più come lo aveva lasciato.
Dopo essersi ambientato alla nuova realtà si unisce al team dello S.H.I.E.L.D affiancato da Vedova Nera che lo condurrà in diverse missioni sotto copertura. In una di queste però si rende conto, insieme all’agente Romanoff (Vedova Nera), che dietro lo S.H.I.E.L.D c’è una cospirazione interna, e scopre che l’Hydra è sopravvissuta in segreto riuscendo a infiltrarsi nello S.H.I.E.L.D, rivelando anche che l’organizzazione ha manipolato gli eventi globali più minacciosi e letali per decenni.
PARALLELISMO MODERNO
Dalla narrazione del film e le sue principali tematiche, viene da pensare che ad oggi, nel 2026, ci sono somiglianze di alcune strutture con gli attuali sistemi politici, in particolare col sistema governativo italiano e americano. Per il sistema governativo italiano la somiglianza si concentra nella comunicazione e nella divulgazione delle informazioni.
Proprio come nel mondo cinematografico di Capitan America: Soldato d’Inverno tutto sembra andare per il meglio e il male del passato si sa sconfitto definitivamente, il mondo continua la sua vita tranquillamente, ma in realtà è tutto un’illusione, un’illusione programmata.
Questo fenomeno succede anche nella realtà italiana, in cui la popolazione non è realmente aggiornata con correttezza dai sistemi e canali divulgativi. Come nel film l’Hydra usa tecnologie avanzate per potersi muovere silenziosamente nella realizzazione dei propri piani, i meccanismi che stanno dietro ai sistemi politici attuali funzionano verosimilmente a quelli mostrati nel lungometraggio.
Un esempio è la censura delle informazioni televisive veicolate a proprio piacimento senza essere trasparenti, come annunciato da una giornalista della Rai durante un servizio. L’ultimo fatto recente è sul referendum costituzionale di marzo, di cui se n’è parlato apertamente e in modo approfondito da persone competenti sui social, mentre nelle reti televisive regnava il silenzio e solo lo scorso mese se n’è parlato.
Le persone devono controllare sempre che siano aggiornate correttamente, perché spesso, come notiamo nel film, anche se il male è apparentemente sconfitto, può agire di soppiatto sotto gli occhi di tutti e creare una bolla quotidiana in cui tutto è perfetto, ma la perfezione proiettata è solo un’illusione manipolatoria, proprio come agisce il sistema democratico attuale rievocando vecchi meccanismi.
Lo stesso vale per l’attuale governo americano. Dato che in America la situazione attuale è simile a quella Italiana, in cui la copertura mediatica appare selettiva e orientata alle televisioni americane e all’interno dello stesso governo, smentendo diverse realtà che accadono, spesso facendo passare i fatti per “ridicoli”.
TRA CINEMA E REALTA’
Il film mostra come un sistema possa corrompersi dall’interno quando la sicurezza diventa più importante della libertà. È una dinamica che richiama il dibattito contemporaneo sul rapporto tra informazione, consenso e potere politico. In un momento attuale come questo, è altamente consigliata la visione o il rewatch di questo film, perché ci invita a non dimenticare che ogni singola persona ha il potere di fare la differenza.
Proprio come accade nella sequenza finale del film, il discorso di rivolta che enuncia Capitan America al personale dello S.H.I.E.L.D che finora aveva agito all’insaputa della verità, dice di schierarsi e unirsi alla sua battaglia per porre fine definitivamente a un sistema corrotto e radicalmente malvagio, appoggiandolo nella lotta definitiva del bene contro il male, riuscendo a compiere la missione.
Come mostrato nei titoli di coda del film, l’identità del male è sempre apparentemente sconfitta, perché si concentra tutto sull’apparenza per poter illudere il pubblico in superfice, permettendogli di insinuarsi in altri modi e organizzando il prossimo piano. Lo stesso vale anche nella nostra realtà contemporanea ma in chiave differente. Dobbiamo ricercare la verità autentica senza essere soggiogati dalla manipolazione del potere.
Intrattenimento
Frankenstein: pubblicato il trailer ufficiale del nuovo film di Guillermo del Toro
Presentato in concorso all’82° edizione del Festival del Cinema di Venezia, con l’impeccabile interpretazione di Oscar Isaac, Jacob Elordi, Mia Goth e Christoph Waltz, è stato pubblicato il trailer finale della nuova trasposizione cinematografica di Frankenstein firmata dal regista Guillermo del Toro. Sarà disponibile in anteprima nei cinema selezionati dal 22 ottobre e sulla piattaforma streaming Netflix dal 7 novembre.
Netflix ha pubblicato online il trailer finale e rilasciato anche il poster del nuovo film sulla storia del mostro di Frankenstein, ispirandosi al celebre romanzo di Mary Shelley e proiettata sullo schermo dalla mente geniale di Guillermo del Toro.
Il regista, dopo più di 20 anni di desiderio, è riuscito a dare vita alla sua personale trasposizione cinematografia sula storia della Creatura che rappresenta uno dei mostri simbolo della storia del cinema horror. Ci è riuscito per la seconda volta consecutiva con Netflix, dopo il suo Pinocchio.
La nuova versione di Frankenstein sarà disponibile in anteprima ai cinema aderenti il 22 ottobre e in streaming su Netflix dal 7 novembre.
TRAILER FINALE
POSTER

@Netflix
Come mostra il trailer, del Toro ci ha regalato in questo breve video, alcune oscure sequenze ambientate in Transilvania con il dottor Viktor Frankenstein, colui che creò il mostro del quale rimase sconvolto prima di fuggire.
TRAMA
Il film, come già anticipato, è l’adattamento cinematografico del celebre romanzo di Mary Shelley e racconta la storia dello scienziato Viktor Frankenstein, interpretato da Oscar Isaac, un dottore estremamente brillante ma condannato dall’ossessione, che attraverso un mostruoso esperimento, riesce a dar vita ad una creatura.
Tuttavia, la sua ambizione e bramosia di potere lo conducono alla rovina insieme alla sua stessa creatura. Non si vedrà la storia solo dal punto di vista dello scienziato, ma anche della creatura stessa, facendo riferimento al fatto che a volte, i veri mostri sono ancor prima, coloro che vogliono giocare a fare Dio.
CAST
All’interno del film saranno presenti oltre ai due protagonisti per eccellenza Oscar Isaac e Jacob Elordi anche: Mia Goth (Elizabeth Lavenza), Felix Kammerer (Williams), Lars Mikkelsen, David Bradley, Charles Dance, Ralph Ineson e Burn Gorman.
Intrattenimento
IT: Welcome to Derry, annunciata la data di uscita
L’attesissima serie tratta dalla dal romanzo IT di Stephen King, arriverà anche in Italia, molto prima del previsto, dato che nei giorni precedenti HBO Max ha rivelato la data di uscita negli Stati Uniti, è giunto il momento anche per l’Italia.
La nuova serie drammatica creata dal regista Andy Muschietti, basata sul romanzo best seller dal maestro dell’horror contemporaneo Stephen King, debutterà in autunno in esclusiva su Sky e in streaming solo su Now, è stata recentemente pubblicata anche la data di uscita.
TRAILER
TRAMA
Ambientata nell’universo di IT di Stephen King, la serie espande la visione cinematografica creata dal regista Muschietti nei suoi precedenti lungometraggi di It (2017) e It – Capitolo due (2019). IT: Welcome to Derry è una serie prequel che narrerà gli avvenimenti successi prima di ciò che accadde nei due film sopracitati, con alla base sempre la storia di paura e amicizia.
DATA DI USCITA
La serie sarà composta da 8 episodi uscendone uno a settimana e debutterà in esclusiva su Sky e in streaming su Now, il 27 ottobre.
CAST
All’interno di questo nuovo cast troviamo: Taylour Paige, Jovan Adepo, Chris Chalk, James Remar, Stephen Rider, Madeleine Stowe, Rudy Mancuso e Bill Skarsgård.


