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Calcio

Il Supercommento della 10ª giornata di Serie A

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Grafica: Julya Marsala

Il commento completo di tutte le partite, con la Top11 alla fine, della decima giornata di Serie A.

Cagliari-Bologna (A cura di Simone Scafidi) 

All’Unipol Domus un Bologna riposato a causa del rinvio del match contro il Milan, batte un Cagliari stanco e privo di idee, che non riesce a reagire ai colpi degli emiliani. Squadra di casa che si mostra subito propositiva con Zortea che tenta la conclusione al volo, chiusa in calcio d’angolo. Per i primi quindici minuti le squadre si studiano, con nessuna delle due che sembra voler affondare il colpo, se non con qualche blando tentativo di Marin per il Cagliari e di Miranda per il Bologna. Al 16’ arriva la prima vera occasione per gli ospiti con Orsolini, che si ritrova a tu per tu con Scuffet e non riesce ad insaccare il gol del vantaggio, grazie alla risposta del portiere rossoblù. Dopo trentacinque minuti di monotonia assoluta, il Bologna passa in vantaggio proprio con Orsolini, che sull’assist di Ndoye scarica sul destro e calcia in porta battendo Scuffet. Non tarda ad arrivare la risposta del Cagliari, con Piccoli che protegge il pallone spalle alla porta e riesce a girarsi calciando, obbligando Skorupski a impegnarsi per respingere il tiro. Ad inizio secondo tempo un brillante Ndoye prova a raddoppiare, con una discesa al centro del campo che termina con un tiro salvato da Scuffet. Al 51’ arriva il raddoppio degli emiliani con un prodigioso gol di Odgaard, che arriva dalle retrovie sul passaggio di Lucumí e calcia da fuori area, sorprendendo l’estremo difensore rossoblu. Al centro del gioco di Italiano c’è Ndoye, fondamentale per il doppio vantaggio dei suoi. Tutti i palloni passano sotto il controllo dello svizzero, metronomo della costruzione del Bologna, che detta i ritmi alla perfezione rendendosi talvolta anche pericoloso. Il secondo tempo scorre senza altre particolari occasioni e va a porre il sigillo ad una partita non spettacolare, che la squadra di Italiano è riuscita a vincere sfruttando al meglio le poche occasioni avute. Seconda vittoria stagionale per gli emiliani, che provano a rilanciarsi in classifica. La squadra di Nicola invece incassa la seconda sconfitta consecutiva, confermando una situazione di forma tutt’altro che eccellente.

Lecce-Hellas Verona

Il lungo digiuno del Lecce finisce qui. La squadra di Luca Gotti batte il Verona e ritrova la vittoria che mancava addirittura dal 31 agosto. Dopo una fase di studio le squadre cominciano a spingere sull’acceleratore. In particolare, è il Lecce a sfiorare due volte la rete del vantaggio. Al 15’ la squadra di Gotti è molto sfortunata: punizione di Rafia per Gaspar che di testa manda la palla sul palo. Cinque minuti dopo gol annullato ai salentini a Dorgu per una spinta su Tchatchoua. Il Lecce spinge, soprattutto sulla destra, a Dorgu viene annullata un’altra rete per fuorigioco, mentre il Verona invece punta di più sul possesso palla e di pungere in contropiede: l’Hellas produce qualche calcio d’angolo, ma Falcone non viene mai impegnato. Al 40’ i gialloblù restano in dieci per l’espulsione di Tchatchoua che stende Dorgu lanciato a rete. Il secondo tempo condanna il Verona a una continua barricata, causata dall’inferiorità numerica, e il Lecce approfitta del buco lasciato libero da Tchatchoua per piazzare il guizzo vincente: cross dalla destra di Banda verso il secondo palo, dove arriva l’inserimento di Dorgu che in tuffo piazza il pallone verso il palo opposto, dove Perilli (preferito a Montipò) non può arrivare. Il Verona prova a reagire affidandosi alle conclusioni da fuori area di Suslov. Zanetti prova a restituire velocità e fisicità all’attacco, con la staffetta Tengstedt-Mosquera, ma il blocco basso dei salentini non corre alcun rischio. Gaspar nel gioco aereo è dominante, mentre Gallo e Baschirotto riescono anche a spingersi in avanti per eludere la pressione del Verona. A dieci dal termine gli scaligeri rimangono in nove uomini, a causa dell’espulsione di Belayahne per doppia ammonizione. Il Lecce non soffre gli attacchi e sfiora il raddoppio in contropiede, con Perilli che salva in uscita su Rebic. Torna a sorridere, e a segnare, la squadra di Gotti. Il pesante k.o con la Fiorentina sembra ormai alle spalle, e le due gare contro Napoli e Verona dimostrano la compattezza del gruppo squadra. Continua a essere un rebus il poco apporto offensivo degli attaccanti, con i salentini che in dieci giornate hanno realizzato appena quattro gol, tra cui due di Dorgu. Il talento danese continua a brillare in fase offensiva e adesso comincia ad attirare gli occhi delle big. Prosegue il momento nero del Verona, troppo fragile e disunito in difesa. Zanetti è chiamato a ricompattare la difesa per riaccendere una squadra che sembra aver perso l’equilibrio e la brillantezza vista nelle prime giornate.

Milan-Napoli (A cura di Simone Scafidi)

Non si ferma più il Napoli, che espugna San Siro e vola in vetta alla classifica. I partenopei piazzano un gol per tempo e stendono il Milan. Terzo successo consecutivo per la squadra di Antonio Conte, sempre più in solitaria al comando della classifica.

Empoli-Inter (A cura di Marco Rizzuto)

Con tre reti nella ripresa, l’Inter s’impone al Castellani grazie alla doppietta di Frattesi e il sigillo del capitano Martinez. L’avvio frizzante regala occasioni da entrambi i fronti. Al 6’ Bastoni perde un pallone sanguinoso nella propria metà campo, Anjorin in verticale serve Solbakken che si fa ipnotizzare da Sommer. Poco dopo replica l’Inter su calcio di punizione, Vasquez copie un miracolo per sventare sopra la traversa il cross di Dimarco diventato un tiro dalla deviazione di Ismajli. L’Inter prosegue l’avanzata offensiva e per un momento passa in vantaggio grazie alla progressione di Darmian, annullata poi per il controllo irregolare avvenuto con la mano. Alla mezz’ora, il direttore di gara, dopo una review al VAR, espelle Goglichizde per un intervento scomposto e imprudente su Thuram. L’episodio indirizza il match a favore dell’Inter che trasforma il secondo tempo in un monologo. Nella ripresa i nerazzurri chiudono la pratica con la prima doppietta in Serie A di Frattesi: al 49’ con la sponda di Darmian e la conclusione con il mancino che, complice una deviazione, trova l’incrocio dei pali; al 67’ col piazzato sul secondo palo dopo la sponda intelligente di Lautaro Martinez. A dieci dalla fine l’errore in impostazione di Vasquez costa la terza rete del match. Barella ruba palla e serve Lautaro che in diagonale mette in ghiaccio la partita. Vittoria importante dell’Inter che risponde al Napoli mantenendo le distanze. I toscani si arrendono non riuscendo a tenere il passo dei ragazzi di Inzaghi, scendendo al dodicesimo posto. In vista del big match della prossima settimana contro il Napoli, l’Inter prova a tenere stabilmente il passo.

Venezia-Udinese (A cura di Marco Rizzuto) 

Al termine di una partita spettacolare, il Venezia si impone per 3-2 tornando alla vittoria e negando ai bianconeri la gioia del podio. Al Penzo l’Udinese vola subito in vantaggio con il contropiede guidato da Iker Bravo e finalizzato dal piattone di Lovric che buca Stankovic e apre le danze. Poco dopo il gioiellino ex Leverkusen trova la rete dello 0-2 calciando forte dal limite dell’area. La gara appare in netto controllo degli ospiti che controllano il gioco dominando il Venezia. La prima e unica sbavatura del primo tempo permette ai padroni di casa di accorciare le distanze. Pohjanpalo, lanciato a rete, viene steso da Giannetti che costa il giallo e il penalty, trasformato dal finlandese al 40’. La ripresa mostra un piglio decisamente diverso dei lagunari, l’ingresso in campo di Oristanio ha portato più qualità ed imprevedibilità negli ultimi metri. L’ex Cagliari, infatti, viene steso al limite dell’area da Toure, intervento che costa il rosso diretto, svoltando inevitabilmente in negativo la gara per i friulani. Dal limite dell’area Nicolussi Caviglia disegna una traiettoria imparabile per Okoye. Il match cambia vertiginosamente, il Venezia tiene in assedio l’area di rigore bianconera e a cinque minuti dalla fine, il muro di mano fatto da Kabasele sulla conclusione di Duncan costa il secondo rigore a favore dei lagunari. Anche questa volta Pohjanpalo non sbaglia e porta in vantaggio il Venezia. Una rimonta pazza che permette ai padroni di casa di trovare la vittoria che mancava da più di un mese, allontanandosi dall’ultimo posto della classifica. Sconfitta amara per l’Udinese che fino ad ora aveva perso solamente con Roma, Milan e Inter.

Juventus-Parma 

L’avvio allo Stadium è sorprendentemente dominato dal Parma, subito nel vivo del gioco e con un baricentro molto alto. L’intraprendenza e la forza delle idee dei ducali presentano il conto al quarto minuto, quando la punizione di Bernabé trova la sponda di Balogh e il colpo di testa, in anticipo su Gatti, di Delprato. Il Parma non smette di attaccare e inizialmente sembra mettere alle corde la squadra di Thiago Motta, che soffre terribilmente le combinazioni tra Bonny e Man, con Hainaut che segue sempre l’azione e spesso arriva dentro l’area a spaventare lo Stadium. I bianconeri hanno l’occasione per pareggiare, con un pallone lasciato nei pressi dell’area piccola da Suzuki, dopo il colpo di testa di Thuram, ma Vlahovic da ottima posizione calcia clamorosamente alto. La pulizia e la brillantezza del Parma mettono in mostra tutte le difficoltà della Juve nel riuscire ad avere equilibrio della fase di pressing e nella conseguente fase di attacco. A rimettere in equilibrio la gara i bianconeri si affidano alla connection americana, con il cross di Weah per lo stacco perentorio a centro area di McKennie. L’entusiasmo bianconero viene smorzato subito dalla qualità della trequarti ducale, perché al 40′ Mihaila e Man mandano in tilt Danilo e McKennie, con Man che anticipa anche l’uscita di Di Gregorio e ha la lucidità e l’intelligenza di servire il rimorchio di Sohm, abile nel calciare forte sul primo palo e riportare avanti il Parma. Nella ripresa Pecchia inserisce Hernani al posto di Keita, arretrando Sohm, e su quello spazio agisce Thuram. Al 50 il francese si libera in mezzo ai due centrocampisti, serve Conceicao che replica l’assist visto nel derby d’Italia, con lo stesso movimento di Weah bravissimo nell’anticipare Delprato e pareggiare la gara. La qualità della Juventus comincia a venire fuori grazie alla posizione di Locatelli, più mobile in mezzo al campo e libero di impostare l’azione, e Conceicao, una continua spina nel fianco della difesa ducale. All’ora di gioco Thiago Motta decide di inserire Yildiz, MVP del derby con l’Inter, e Savona, con l’intento di mantenere stabile l’offensiva bianconera. Dopo la risposta di Pecchia, con Charpentier e Almqvist che rialzano il baricentro ducale, ritorna in campo Koopmeiners con il compito di aumentare la qualità e l’incisività tra le linee. Nel finale le due squadre sono completamente spezzate in due, con ribaltamenti di fronte continui. L’occasionissima in questo frangente è del Parma, con Charpentier che sbatte su Di Gregorio, provvidenziale in uscita. L’ultimo squillo è un salvataggio di Delprato su Yildiz, con il turco che approfitta di un errore in uscita di Suzuki e calcia a botta sicura, trovando l’opposizione miracolosa del capitano ducale. Un pareggio spettacolare, un match ricco di colpi di scena e capovolgimenti. I bianconeri frenano ancora e adesso si allontanano dalla vetta, al termine di una settimana che ha ridimensionato la corsa inarrestabile della squadra di Thiago Motta. Altra grande prestazione della squadra di Pecchia, che però continua a palesare cali di tensione durante la partita. L’eccelsa qualità della trequarti ducale ha messo in seria difficoltà la difesa bianconera, che adesso comincia a sentire l’assenza pesante di Bremer -decimo gol subito da quando il brasiliano si è infortunato.

Atalanta-Monza (A cura di Simone Scafidi) 

A Bergamo un Atalanta brutta da vedere e praticamente inesistente nel primo tempo batte il Monza per 2-0. La prima metà di gara risulta priva di qualsiasi tipo di emozione, illuminata solamente da una conclusione di Bianco al 42′ respinta da Carnesecchi e dal gol annullato a Vignato per un fallo in attacco di D’Ambrosio. Nel secondo tempo la squadra di Gasperini si sveglia, e con una grande velocità sugli esterni e l’efficace gioco su Samardzic (entrato al 45′) in mezzo al campo, riesce a ipotecare il risultato. Al 70′ é proprio il centrocampista serbo a sbloccare la partita, con un’ottima gestione palla all’interno dell’area che si conclude con il sinistro a giro a battere Turati. Due minuti più tardi Cuadrado prova a chiudere il discorso, ma il suo tiro viene chiuso in calcio d’angolo dal grande recupero di Kyriakopoulos. All’88‘ l’Atalanta mette in ghiaccio la partita grazie ad un eurogol di Zappacosta, che calcia a giro da fuori area sul secondo palo battendo Turati e mettendo definitivamente k.o. il Monza. La squadra di Gasperini dà continuità al suo straordinario periodo di forma, grazie ad una prestazione leggermente sottotono dovuta probabilmente alla stanchezza delle tante partite. La profondità della rosa bergamasca ha permesso a Gasperini di cambiare il piano gara e con questo Samardzic in continua crescita, l’Atalanta è chiamata ad alzare ulteriormente il livello, a cominciare dal big match di domenica contro il Napoli capolista. I brianzoli invece continuano ad occupare le zone basse della classifica, rimanendo a pari punti con il Venezia terzultimo.

Genoa-Fiorentina 

La Fiorentina adesso non si vuole fermare più. I Viola espugnano Marassi e calano la quarta vittoria consecutiva. Un Genoa martoriato dagli infortuni, in attesa dell’esordio di Mario Balotelli, prova a sfruttare l’orgoglio e la spinta incessante del Ferraris. La Fiorentina prova ad aggrapparsi alle incursioni laterali di Sottil da una parte, e Dodò dall’altra, ma la mancanza di Kean (non convocato per un problema fisico) non permette alla squadra di Palladino di avere un riferimento in avanti capace di tenere il pallone con qualità. Il Genoa gioca prevalentemente sulla fascia sinistra, dove Martin è particolarmente ispirato e galoppa lungo tutta la fascia, ma al momento della rifinitura si evincono i limiti che stanno sopraggiungendo all’interno della squadra di Gila. L’idea del Grifone è sviluppare a sinistra per concludere a destra, ma Sabelli è spesso impegnato in un duello rusticano con Sottil, e non riesce a creare la superiorità numerica in area, dove la Fiorentina gioca uomo su uomo. Le uniche occasioni, da una parte e dall’altra, arrivano con conclusioni da fuori area, ma entrambi i portieri rispondono presente. Nella fase centrale del secondo tempo il Genoa è più pericoloso, con Ekhator e Pinamonti che svariano sul fronte offensivo e mandando in tilt la difesa viola. Nel miglior momento dei rossoblù, Palladino decide di inserire Adli per aggiungere qualità in mezzo al campo. La scelta paga subito perché la Fiorentina trova verticalità e attacca meglio l’area. Al 72′ un fraseggio rapido sulla destra porta al cross Beltran, l’inserimento di Gosens crea scompiglio tra i difensori genoani e sul pallone vagante è proprio il tedesco a trovare il guizzo vincente, con un tiro di collo esterno che non lascia scampo a Leali. Gilardino si sbilancia completamente, cercando di risollevare l’animo della squadra, e nel finale la Fiorentina si barrica nella propria metà campo. Marassi è gelato dal gol del tedesco, ma si riaccende subito con l’occasione di Pinamonti, che impegna De Gea al super intervento in tuffo. Nel finale il Genoa si riversa tutto in avanti e sfiora il pareggio con il colpo di testa in avvitamento di Vasquez, parata incredibile di De Gea, che riesce a deviare in angolo con un balzo felino. Quarta vittoria consecutiva in campionato, la sesta considerando la Conference, quarto posto con sorpasso alla Juventus. La Fiorentina adesso ha trovato definitivamente la quadra. Palladino è riuscito a ricompattare il gruppo dopo un avvio complicato e adesso i Viola hanno tutte le carte per disputare un campionato da assoluti protagonisti. Prosegue la crisi del Genoa, inguaiato dalle vittorie di Venezia e Lecce. I tanti infortuni stanno martoriando la rosa di Gilardino, che adesso deve cominciare a conquistare punti per uscire dalla zona calda della classifica. E intanto Super Mario comincia a scaldare i motori..

Roma-Torino 

Prova a uscire dalla crisi la Roma. All’Olimpico basta il golazo di Dybala per risollevare la testa. L’atmosfera tra squadra e tifosi rimane molto tesa e nervosa, dopo una settimana molto complicata caratterizzata dal pesante 5-1 di Firenze. L’assenza dell’ultimo minuto di Dovbyk (assente per febbre) costringe Juric a ricorrere ai ripari con l’avanzamento di Dybala centravanti, e Pisilli e Baldanzi alle sue spalle. Vanoli risponde con il tandem Sanabria-Adams e rinuncia a Vlasic e schiera Gineitis in mezzo al campo. Il ritmo è molto basso, le due squadre palesano i limiti emotivi, più che tecnici, del momento e in avvio non arrivano occasioni. A rompere la monotonia ci pensa la Joya, leader tecnico dell’attacco giallorosso. Al 19′ Linetty sbaglia il retropassaggio, Dybala ne approfitta e dopo aver saltato Milinkovic calcia subito verso la porta, dove Masina in scivolata non riesce a evitare il vantaggio giallorosso. La goffa deviazione del centrale marocchino condiziona la sua partita, che da quel momento inizia a essere piena di errori e sbavature. I giallorossi provano ad approfittare del momento favorevole e prendono d’assalto la fascia destra, con l’inserimento dalle retrovie di Mancini che porta la difesa del Toro a perdere dei riferimenti per chiudere l’avanzata del capitano giallorosso (Pellegrini parte dalla panchina per una botta al piede subita in allenamento), e lasciare spazio a Dybala, libero di impostare l’azione offensiva. Il Torino cresce nella fase finale del primo tempo, con Maripan che in mischia impegna Svilar di testa, e con Vojvoda che spaventa la difesa giallorossa con un tiro cross che sibila con il palo. Nel secondo tempo Vanoli prova a riaccendere la miccia con l’ingresso di Njie, match winner contro il Como, e l’attaccante classe 2005 si costruisce da solo l’occasione per il pareggio, con un tiro a giro potente e preciso dove Svilar deve respingere in tuffo. Pisilli sfiora il 2-0 con un destro a giro, ma colpisce il palo, azione vanificata dal fuorigioco iniziale di Angelino. Nel finale il Toro prova a sorprendere la difesa giallorossa con il fraseggio nello stretto, ma il muro eretto da Mancini e compagni non concede spazi. Una risposta non del tutto convincente, ma necessaria, per la Roma. La squadra di Juric accorcia in classifica e arriva a un punto dai granata. Quarta sconfitta nelle ultime cinque per la squadra di Vanoli, che adesso comincia a sentire l’assenza di Duvan Zapata. L’infortunio del colombiano ha tolto al Toro quei gol e quelle giocate codificate che avevano permesso a Vanoli di mettere in difficoltà squadre come Milan e Atalanta, ma adesso l’attacco comincia ad avere le polveri bagnate. Anche la difesa continua a scricchiolare e il centrocampo pecca di qualità e dinamismo.

Como-Lazio 

La Lazio non si ferma più. Vittoria larghissima e convincente anche a Como. Moduli speculari (4–2-3-1) per entrambe le squadre, ma atteggiamento in campo molto diverso. Quello della Lazio è più aggressivo, i padroni di casa sono guardinghi. Pesa, ovviamente, anche la differente caratura tecnica, ma l’impressione è che la Lazio voglia fare la partita, mentre il Como preferisca attendere per sfruttare gli spazi che la formazione ospite potrebbe lasciare. Dopo una fase di studio che dura una ventina di minuti la Lazio accelera e nel giro di tre minuti piazza un uno-due micidiale. Apre le marcature al 28’ Castellanos (che aveva già impegnato Audero in precedenza) su calcio di rigore concesso per fallo di mano di Dossena su colpo di testa dello stesso Castellanos (Pairetto non lo vede, ma interviene il Var). Tre minuti più tardi raddoppia Pedro che capitalizza al meglio l’assist del solito Tavares, all’ottava assistenza in otto gare. Il Como prova a reagire ma la difesa biancoceleste non soffre. Nella ripresa ci pensa Mazzitelli a riaccendere la speranza in casa Como, con in rovesciata che beffa Provedel sul secondo palo. Pochi minuti dopo i lariani rimangono in dieci uomini, a causa della doppia ammonizione di Braunoder (colpevole dell’errore fatale nella sconfitta di Torino) che conclude la sua settimana da incubo. Pochi minuti dopo però la gara di riequilibra, perché Tavares commette fallo su Strefezza e viene espulso, anche lui per doppia ammonizione. Le squadre si allungano e la partita entra in una fase in cui può succedere di tutto. Ad approfittare della situazione è la Lazio, che torna al gol sugli sviluppi di un angolo (che nasce dopo un grande intervento di Audero su una punizione di Castellanos). Dalla bandierina calcia Pedro, Dia allunga la traiettoria e sul secondo palo Patric la mette dentro di testa. Il Como prova a riorganizzarsi mentre la Lazio sembra avere le idee ben chiare, nonostante l’espulsione di Tavares. Il Como sfiora il gol del 2-3 con Cerri, errore da matita rossa per l’attaccante lariano, servito da un gladiatorio Cutrone. I biancocelesti nel finale diventano padroni del campo, grazie alle correzioni di Baroni, e arrotondano ulteriormente il punteggio: Castellanos segna ancora, su assist di petto di Dia, e a rendere il punteggio pesantissimo per il Como provvedono due nuovi entrati, con Tchaouna che piazza il colpo del 5-1 con assist di Lazzari. Prosegue spedita la corsa della squadra di Baroni. Per i biancocelesti è la settima vittoria nelle ultime otto partite giocate tra coppa e campionato. Tre punti che valgono il terzo posto in classifica in coabitazione con Atalanta e Fiorentina. Brutta battuta d’arresto invece per il Como. Dopo tante belle prestazioni (con risultati alterni) stavolta i lariani giocano e perdono male. Il compito di Fabregas e dei suoi uomini è quello di fare in modo che si tratti solo di un episodio.

 LA TOP11 DELLA 10ª GIORNATA:

Grafica: Julya Marsala

 

Classe 2005. Studente in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Palermo. Amante del calcio fin da bambino, vivo ogni partita con la stessa passione del primo giorno. Aspirante giornalista con una passione per lo storytelling e gli editoriali.

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Calcio

Coppa Italia, semifinali d’andata: Tris del Bologna, le milanesi si giocano tutto al ritorno

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Empoli-Bologna (A cura di Tommaso Patti)

Tre gol per archiviare la finale. Dallinga e Orsolini fanno sognare il Bologna

In un sfida storica per entrambe le squadre, l’andata tra Empoli e Bologna termina con un sonoro tre a zero per i rossoblù. Dopo aver raggiunto per la prima volta la semifinale di Coppa Italia eliminando a sorpresa la Juventus, l’Empoli ospita il Bologna nella prima semifinale d’andata in programma. D’altro campo, anche per i rossoblù la sfida ha un sapore particolare: l’ultimo trionfo dei felsinei risale addirittura alla stagione 1973/74 nel match vinto ai rigori contro il Palermo. Il cammino delle due outsider ha visto oltre all’eliminazione della Juve per mano dei toscani, anche l’eliminazione dell’Atalanta sotto il segna del ‘Totò’ Castro nel turno precedente. Già dai primi minuti di gioco, la superiorità del Bologna si vide a occhio nudo rispetto ai padroni di casa, che affrontano comunque un buon inizio di gara, supportati da un Castellani sold out per una delle sfide più importanti della storia del club. Nonostante un iniziale equilibrio in mezzo al campo, il Bologna si dimostra più caparbio nell’attaccare la difesa avversaria, andando vicino al gol del vantaggio con Orsolini, abile nell’attaccare la profondità e prendere il tempo alla difesa di casa, ma non abbastanza preciso nel piazzare il diagonale che poteva valere il vantaggio rossoblu dopo appena due minuti. La conclusione di Orsolini, senza dubbio l’uomo più in forma della propria squadra, non demoralizza l’Empoli, che sfrutta lo scatto di Colombo per far salire la propria linea difensiva. La fame del Bologna di aggredire subito  l’avversario si ripete, e questa volta i felsinei trovano la rete del vantaggio con Orsolini dopo un’azione nata da un cross di Odgaard che non viene raccolto da Dallinga, ma viene raccolto dal numero sette rossoblu che batte Seghetti e sigla l’1-0. Il gol subito sembra non toccare i giocatori dell’Empoli, che provano a reagire sfruttando l’abilità dei propri esterni. Proprio come una grande squadra però, il Bologna sente il momento di difficoltà degli azzurri e sferra l’ennesimo attacco dall’out di sinistra con Miranda, che manda in porta Dallinga, autore un gol importantissimo per indirizzare subito la partita, e fatale per il morale dell’Empoli, sotto di due gol dopo meno di mezz’ora. Seppur con due stati d’animo, sia i cinquemila tifosi provenienti da Bologna, sia i quindicimila spettatori di casa, sostengono la propria squadra, creando una bellissima atmosfera al Castellani. Prima dell’intervallo, Solbakken riceve una spizzata di testa da parte di Fazzini, che lancia l’ex romanista verso la porta, difesa perfettamente da Skorupski al momento della conclusione del norvegese. Dato il momento di difficoltà, D’Aversa richiama i propri giocatori, incitandoli a non abbassare la guardia e a non buttare la palla come già accaduto in gran parte del primo tempo.

Con solamente il 25% di possesso palla, D’Aversa decide di cambiare qualcosa, togliendo dal campo due classi 2006 (Bacci e Tosto), ed inserire Pezzella e Sambia, nel tentativo di dare alla propria squadra maggiore esperienza e una capacità superiore nel tenere e giocare il pallone. Oltre ai due centravanti, lo schema degli azzurri è quello di portare sulla linea degli attaccanti anche un centrocampista, in questo caso Sambia, autore di una buona giocata nella prima occasione importante della ripresa.
Nel miglior momento degli azzurri, il Bologna cala il tris grazie al pallone di Odgaard che lancia in profondità Ndoye, bravo nel servire a centro area Dallinga, che da due passi non sbaglia e segna la sua seconda rete della serata.
Nonostante il tre gol di svantaggio, l’idea dell’Empoli di aggiungere una pedina in più all’attacco sembra una chiave tattica funzionale: lo scambio tra Colombo e Gyasi manda in tilt la difesa rossoblu, salvati dall’ennesimo intervento di Skorupski. Nei restanti minuti di gara, il Bologna va più volte vicino alla quarta rete con il tiro di Dallinga murato da Seghetti a pochi centimetri dalla linea di porta, e successivamente con la conclusione del neo entrato Cambiaghi che termina sul primo palo. Dopo quattro minuti di recupero, termina una sfida ricca di occasioni da entrambe le parti, ma a senso unico dal punto di vista realizzativo e della finalizzazione.

Per l’Empoli era già un grandissimo risultato essere tra le prime quattro squadre della Coppa Italia, ma il cammino dei toscani terminerà con molta probabilità nella sfida di ritorno prevista per il 24 aprile. Sempre con alta probabilità, il Bologna strapperà il pass per la finale, che si terrà allo stadio Olimpico di Roma il 14 maggio. L’ennesima prestazione di altissimo livello di Dallinga e Orsolini, permette agli uomini di Italiano di sognare ancora una volta in grande, forti della consapevolezza dei propri mezzi e di una rosa che contiene sempre di più un mix equilibrato di giovani talenti e calciatori con grandissima esperienza, quest’ultima che può essere una chiave importantissima per il Bologna per riuscire a sfatare il mito della finale o addirittura della vittoria.

Milan-Inter (A cura di Marco Rizzuto)

Il derby di Milano si accende gradualmente, ma la vera esplosione è rimandata al ritorno. Calhanoglu replica ad Abraham, rendendo il pronostico sulla finalista più incerto che mai.

Dopo la doppia eliminazione delle romane ai quarti di finale di Coppa Italia a febbraio, Inter e Milan si affrontano nel derby che chiude la fase d’andata della final four. L’incontro si prospetta sin da subito interessante, dati i tre incontri disputati precedentemente nel corso della stagione odierna, che vedono i rossoneri imbattuti, con il trofeo della Supercoppa Italiana scucito ai nerazzurri in finale. La fase inziale dell’incontro vede regnare l’equilibrio ma nonostante ciò, non mancano le occasioni da gol da entrambe le fazioni. Si alternano fasi di ripartenze e contropiedi a veri e propri coast to coast da una difesa all’altra. Il palleggio nerazzurro, almeno inizialmente, non riesce ad imporsi, complice l’assenza tra i titolari di Mkhitaryan. Al suo posto Frattesi, mezz’ala molto più frenetica in mezzo al campo, imprecisa nel mantenere la stessa lucidità da palleggiatore, dote aggiunta dell’armeno. Questa mancanza permette ai ragazzi di Conceicao la riconquista di diversi palloni nella metà campo avversaria, smorzando i contropiedi avversari e  favorendo le incursioni rossonere. La più grande palla gol dei diavoli passa tra i piedi di Reijnders: di no look favorisce l’inserimento di Leao che col piede debole prova la rasoiata sul secondo palo, deviata in angolo da un’ottimo intervento di Martinez. Con lo scorrere delle lancette, il derby entra nel vivo mostrandosi sempre più colorato e regalando maggiore agonismo e spettacolo, nonostante le tante assenze. Nell’ultimo minuto del primo tempo l’Inter replica costringendo Maignan al miracolo: Thuram si svincola bene in area di rigore e crossa in mezzo per Frattesi, l’estremo difensore francese sventa in tuffo negando il vantaggio allo scadere

Con l’inizio della ripresa, lo spettacolo sale ulteriormente di livello e il Milan spezza il ghiaccio dopo appena due minuti: la sfera rimpalla tra Fofana e Frattesi favorendo Abraham, che brucia Bisseck prendendo posizione dentro l’area e battendo Martinez sul palo lontano. L’inglese sigla la sua terza rete in Coppa Italia in sole due presenze, caricandosi la squadra sulle spalle in questa competizione. Il gol subito dai nerazzurri costringe Inzaghi a mettere mano alla panchina anzitempo, tre cambi mirati con l’obiettivo di rendere più offensiva e cinica la sua formazione: Mkhitaryan per Frattesi, Zalewski per Carlos Augusto e Pavard per l’ammonito Bisseck. Le scelte di Simone Inzaghi si rivelano propedeutiche e i nerazzurri la pareggiano poco prima del 70′: Barella pesca Correa in centro area, l’argentino serve a rimorchio al limite Calhanoglu che mette in mostra le straordinarie doti balistiche con una fucilata che buca Maignan. La rete del pareggio suona l’allarme nella panchina dei rossoneri. Conceicao infatti, effettua prontamente la prima sostituzione, richiamando in panchina Jiménez per Sottil. Ad un quarto d’ora dal triplice fischio, Gimenez e Joao Felix subentrano per Abraham e un insufficiente Pulisic. La fase finale della gara rischia di diventare un vero e proprio incubo ad occhi aperti per il Milan: il pallone messo in mezzo da Thuram spiove al centro dell’area e Walker liscia clamorosamente il pallone, spalancando la porta a Zalewski che deve solo appoggiare da pochi metri, ma Maignan, nega la rete con un uscita monumentale che salva i rossoneri, ancora scossi dalla rete del pareggio. A cinque dalla fine, Leao chiude la sua partita sfiorando l’eurogol a giro, ma il pallone termina di poco a fil di palo, poi il portoghese abbandona il campo facendo spazio a Chukwueze. Allo scadere del terzo minuto di recupero, l’arbitro Fabbri rinvia tutto al match di ritorno che prospetta grande spettacolo. I nerazzurri di Inzaghi restano l’unico club italiano ancora in corsa su tutti e tre i fronti, mentre i rossoneri si preparano a dare il tutto per tutto nei 90 minuti decisivi del 23 aprile. Inoltre, un dato incredibile continua a ‘perseguitare’ il Milan: le Semifinali d’andata di Coppa Italia sono un binomio indigesto, che non hanno mai portato una vittoria ai rossoneri nella loro storia.

Questo pareggio più che giusto, rispecchia a pieno l’andamento della gara. Nella prima frazione i ragazzi di Conceicao hanno preso bene le misure agli avversari, facendo leggermente meglio dei nerazzurri. La situazione si è ribaltata con i cambi di Inzaghi dopo il vantaggio rossonero. La rete di Abraham (al momento infermabile in Coppa Italia), ha costretto il ‘demone di Piacenza’ a ricostruire il classico trio della metà campo nerazzurra. Con l’ingresso di Mkhitaryan, i nerazzurri hanno ritrovato la chiave per sovrastare la controparte rossonera, riuscendo ad imporsi per possesso palla e pericolosità. Tra i grandi protagonisti di questo derby d’andata, impossibile non citare Abraham e Maignan per i rossoneri. Come Holly e Benji, il primo trascina la squadra in avanti, mentre l’estremo difensore si distingue per diversi interventi decisivi ai fini del risultato finale. Insufficiente la prestazione di Pulisic, che non è riuscito ad impattare quanto sperato nella trequarti. Tra le fila nerazzurre, Calhanoglu si è reso protagonista siglando il gol del pari con una bordata dal limite, imparabile per Maignan. Tuttavia, è importante sottolineare anche l’importante prestazione di Correa. L’assenza di Lautaro Martinez pesava, ma tra sacrificio e qualità non ha sfigurato, servendo l’assist per il pareggio. Da matita rossa la prestazione di Frattesi, facilitando il lavoro degli avversari nel primo tempo.

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Calcio

Il Supercommento della 30ª Giornata di Serie A

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Il commento completo di tutte le partite, con la Top11 alla fine, della trentesima giornata di Serie A.

Como-Empoli (A cura di Dennis Rusignuolo)

Kouamé risponde a Douvikas ma sbaglia tanto. Pari con rammarico per l’Empoli

Formazioni ritoccate da entrambi i fronti: Fabregas (squalificato) rinuncia a Smolcic, Perrone, Alex Valle e lo squalificato Nico Paz, e lo fa con Vojvoda, Alberto Moreno, Cutrone e il ritorno in campo di Sergi Roberto, primo gettone nel 2025 per il centrocampista spagnolo; sponda Empoli torna tra i pali Vasquez, mentre in avanti fuori Colombo e dentro Kouamé. Primi possessi che sono tutti in mano al Como, subito alla ricerca del ritmo per controllare la gara. Lo sviluppo dei lariani pende dalla fascia sinistra, in cui Diao comincia subito a martellare sull’acceleratore, e la difesa dell’Empoli non sembra in grado di gestire l’avanzata rapida del giocatore con il 38 sulle spalle. La tattica operata da Fabregas per arginare il muro toscano è un lancio costante alla ricerca di Cutrone, i cui movimenti guidano l’offensiva lariana e mandano sempre a vuoto la prima pressione della difesa dell’Empoli. Nonostante le difficoltà in pressione, le maggiori opportunità del primo quarto di gara sono della squadra di D’Aversa, che riesce saltuariamente a isolare Cacace sull’out di sinistra e solo la poca precisione nell’ultimo passaggio permette a Butez di mantenere i guanti puliti. Al 19′ il Como trova il vantaggio su calcio piazzato con Goldaniga, ma la posizione del centrale è irregolare a causa del movimento a uscire della difesa toscana. Rete prontamente annullata e risultato che rimane invariato. L’Empoli reagisce subito all’occasione di Goldaniga, si riversa in avanti e si costruisce numerose occasioni, tutte vanificate da una poca pulizia tecnica e una poca lucidità da parte degli attaccanti. Al 33′ Pezzella trova campo sulla sinistra, riceve un lancio lungo e crossa subito verso il primo palo, Kouamé gira sul palo opposto ma non riesce a indirizzare a dovere la sfera alle spalle di Butez, che non può far altro che osservare il pallone uscire di poco dalla sua sinistra. Al 38′ Grassi colpisce di testa al centro dell’area, indirizza bene la sfera verso il palo di destra ma colpisce in pieno il legno. L’Empoli è vivo, attivo e lucido all’interno della partita, tutte varianti che al Como stanno venendo meno. L’assenza di Nico Paz nella prima frazione ha mostrato quanto il talento argentino sia fondamentale nella connessione dei due reparti, soprattutto nella rapidità con cui Nico Paz ribalta subito l’inerzia dell’azione. All’intervallo entra subito Perrone al posto di Sergi Roberto, ammonito e poco presente in mezzo al campo. La ripresa è subito pimpante, da entrambe le parti, dopo meno di trenta secondi Goglichidze (ammonito nel primo tempo) rischia l’espulsione per un contrasto con Diao,  graziato da Mariani che tiene il cartellino in tasca. Pochi minuti dopo Goldaniga si stacca sul secondo palo e colpisce indisturbato, palla che termina di poco fuori ma anche questa volta (come in occasione del gol annullato nel primo tempo) il difensore è in posizione di fuorigioco. L’Empoli risponde in contropiede, con Kouamé lanciato a rete, Butez esce altissimo e viene saltato dall’ivoriano che in equilibrio precario calcia rasoterra verso la porta. Kempf prova a intervenire subito ma non arriva, la palla continua la sua corsa lenta verso la porta ma all’ultimo devia leggermente verso destra e si stampa sul palo. All’ora di gioco entrambi gli allenatori ritoccano il loro scacchiere: D’Aversa toglie Viti per Fazzini; Fabregas rinuncia a Cutrone e Alberto Moreno per Douvikas e Alex Valle. La scelta è subito vincente perché in uno dei primi palloni toccati Douvikas apre le danze: combinazione tutta di prima tra Caqueret e Vojvoda, cross rapido e basso del terzino kosovaro e tap-in facile per il centravanti greco, al primo centro in Serie A. L’Empoli accusa il colpo, il nervosismo comincia a padroneggiare tra le file toscane, costringendo D’Aversa a un triplo cambio per riaccendere la miccia (fuori Esposito, Goglichidze e Henderson, dentro Bacci, Solbakken e Colombo). La scossa arriva subito: minuto 75, Pezzella arriva al vertice dell’area, crossa sul secondo palo, questa volta Kouamé prende bene il tempo a Valle e indirizza all’incrocio dei pali il pallone del pareggio. Nel finale gli schemi sono praticamente saltati, i due allenatori chiudono le sostituzioni in maniera differente (D’Aversa schiera De Sciglio, Fabregas inserisce Gabrielloni) e l’agonismo prevale su qualsiasi tatticismo. Kouamé ha un’occasione clamorosa al minuto 88, fornita da una pressione generosa di Colombo che costringe all’errore Goldaniga, ma calcia malissimo a tu per tu con Butez. Nei minuti di recupero l’Empoli rimane in dieci uomini: Fazzini che commette un bruttissimo fallo ad altezza del tendine d’Achille su Ikoné, Mariani non esita ed estrae prontamente il cartellino rosso per il centrocampista italiano, che marchia in negativo il suo rientro in campo dopo il lungo infortunio. L’ultima scintilla del match è un mancino di Da Cunha sputato fuori dai guantoni di Vasquez. A pochi giorni dalla storica semifinale di Coppa Italia contro il Bologna, l’Empoli torna in Toscana con tanto rammarico per quella che è stata la prestazione del Sinigaglia. Le tante, troppe, occasioni fallite -specialmente nel secondo tempo pesano nel risultato finale della gara, che rimane positivo per non interrompere la corsa dei toscani verso una salvezza che al momento dista soltanto due punti. Continua a ripetersi il solito copione del Como in questa stagione, con l’ennesima occasione sfumata nel corso dell’ultimo quarto di gara. La squadra di Fabregas era riuscita a portarsi avanti con un’azione di pregevole fattura, ma la poca lucidità nelle retrovie ha rischiato di compromettere una gara che poteva blindare definitivamente il discorso salvezza, che non sembra comunque in discussione viste le prestazioni del Como nell’ultimo periodo -al netto dei risultati.

Venezia – Bologna (A cura di Marco Rizzuto)

Al Penzo è Orso Show: il capolavoro al volo di Orsolini mette in ginocchio un Venezia guerriero ma sterile

Il Bologna passa di misura in campo difficile, Orsolini inventa il gol della partita e fa proseguire la lotta alla Champions. Nonostante il momento di forma degli avversari,  i ragazzi di Di Francesco scendono in campo con lo spirito giusto, offrendo una prova della loro voglia di restare nel campionato maggiore. Il Bologna tuttavia non ha intenzione di cedere nulla, la lotta per un posto in Champions è sempre più agguerrita e niente può essere lasciato al caso. Il primo squillo del match è infatti  a strisce rossoblù: Orsolini sfugge dalla morsa di Busio e Cande per poi servire in area di Dallinga che non inquadra lo specchio della porta calciando di prima. Entrambe le squadre sono attente alla fase difensiva e l’avvio non regala clamorose occasioni ma episodi, che potrebbero decidere la gara. Alla mezz’ora Zerbin si ritrova il pallone del possibile vantaggio dopo un flipper nell’area di rigore rossoblù, la conclusione del giocatore di proprietà del Napoli viene deviata dall’uscita decisiva di Skorupski, che infrange le speranze dei Lagunari. Nei minuti finali del primo tempo, i ritmi si alzano rispetto alla fase precedente e le squadre, iniziano a spingere con più decisione. Al 40′ Izdes stacca di testa sul cross di Kike Perez, ma il pallone sfila a fil di palo terminando sul fondo. Poco dopo, il Bologna risponde su calcio d’angolo con Beukema. Il centrale rossoblù impatta bene di testa ma anche in questo frangente la sfera finisce fuori dallo specchio. Al ritorno in campo si prosegue senza cambi, ma sin da subito si prevede un secondo tempo molto combattuto. Dopo soli tre minuti infatti, il Bologna trova la rete che indirizza il match con il capolavoro di Riccardo Orsolini. Da vero trascinatore e uomo chiave dei felsinei, il numero sette rossoblù si carica la squadra sulle spalle e sblocca il risultato calciando al volo sul cross di Cambiaghi insaccando la sfera all’incrocio del palo lontano di Radu. La rete del Bologna rompe l’equilibrio mentale della squadra di Di Francesco, che all’ora di gioco rischiano di subire la rete del 0-2 (sempre con Orsolini). L’allenatore ex Frosinone, per invertire la rotta decide di fare tre cambi nel giro di due minuti: entrano Conde, Haps e Yeboah per Doumbia, Ellertsson e Oristanio. In qualche modo il Venezia ritrova la lucidità per rientrare in partita e sfiora il pari dopo pochi secondi dai cambi. Yeboah apparecchia il tiro per Busio che piazza la sfera sul secondo palo non trovando il gol per centimetri. Il mister dei Lagunari tenta il tutto per tutto inserendo Gytkjaer, richiamando in panchina Fila, autore di una prestazione insufficiente. A quasi un quarto d’ora dal fischio finale Skorupski s’impone su Yeboah negando il pari al Venezia, che in campo sta mettendo anima e cuore. I minuti finali raccontano un assedio dei padroni di casa nella metà campo bolognese, che invece tenta di chiudere il match sfruttando le eventuali ripartenze. Il tempo scade e il triplice fischio dell’arbitro decreta la vittoria del Bologna su un campo ostico in cui squadre come Lazio e Napoli sono arrancate. A otto giornate dal traguardo, il Venezia occupa la diciannovesima posizione, a cinque punti dalla zona salvezza. I Lagunari giocano un buon calcio ma il problema è chiaro ed evidente ormai a tutti: mancano i gol. Il Venezia fatica tremendamente a trovare la via della rete e i numeri parlano chiaro: nelle ultime 5 giornate, i Lagunari hanno segnato un solo gol, peraltro su calcio di rigore trasformato da Gytkjaer allo scadere contro il Como. Il buco lasciato da Pohjanpalo non è stato colmato e ora si stanno pagando le conseguenze. Passando dalla sponda felsinea, Italiano ha centrato il quindicesimo successo in stagione schiacciando sull’acceleratore per un posto tra le prime quattro. Nonostante l’assenza di Castro in una partita ostica come quella in scena al Penzo, il Bologna dimostra compattezza e un grande spirito di squadra, che sta facendo vivere un sogno ad occhi aperti ai tifosi bolognesi. Eppure ancora oggi, qualcuno sta dando per scontato la straordinaria stagione bolognese con Vincenzo Italiano al comando.

Juventus-Genoa (A cura di Dennis Rusignuolo)

Tudor comincia con tre punti. Un gran gol di Yildiz mantiene vivo il sogno quarto posto

Basta una perla di Kenan Yildiz per regalare a Igor Tudor un successo prezioso in vista della corsa al quarto posto. Tanti gli spunti e i cambiamenti, su cui adesso si basa la risalita della Vecchia Signora.

Lecce-Roma (A cura di Marco Rizzuto)

Da Lecce a Roma, ma in due binari opposti: salentini in piena crisi, Roma in corsa spedita verso la Champions.

La Roma passa di misura grazie alla giocata di Dovbyk, che decide una gara complicata ma fondamentale per la corsa Champions. Al Via del Mare un Lecce disperato cerca la luce in fondo al tunnel per uscire dal ciclo ci sconfitte consecutive che rischia di complicare il discorso salvezza. Dall’altra parte la Roma di Ranieri scende in campo col coltello tra i denti, consapevole di star facendo una scalata memorabile verso un obiettivo che mesi fa era considerato utopico. Con Dybala ai box per tutto il finale di stagione, Ranieri dovrà fare affidamento al giovane Soulè, tanto apprezzato e rassicurato dal mister dopo l’inizio di stagione complicato. Allo scoccare dell’ottavo minuto di gioco, Svilar verticalizza dalla sua area di rigore pescando perfettamente l’inserimento di Angelino che evita l’uscita Falcone ma calcia clamorosamente fuori a porta sguarnita, mandando in fumo l’occasione di indirizzare il match. Sebbene il pressing molto alto del Lecce, i salentini vacillano non poco in difesa: al 20′ Falcone si complica la vita con un passaggio azzardato verso Ramadani, braccato alle spalle da Manu Koné. Il francese fiuta l’occasione, ruba il pallone e calcia a colpo sicuro da pochi passi, ma l’estremo difensore si riscatta con un intervento strepitoso deviando in corner e cancellando in un istante la pazzia di pochi istanti fa. Superata la mezz’ora, il Lecce prende campo e prova a mettere in difficoltà la Roma, fino ad ora in perfetto controllo del match. Saelemaekers pasticcia nel tentativo di intercettare il lancio lungo di Coulibaly fornndo un assist per la sovrapposizione di Gallo, imbucato da Karlsson. Il terzino calcia forte in diagonale ma Svilar si oppone mettendo una pezza. Nei minuti finali del primo tempo, la squadra di Ranieri fatica a gestire il possesso, concedendo spazi preziosi ai padroni di casa ma qualche imprecisione di troppo e la poca lucidità negli ultimi metri impediscono ai ragazzi di Giampaolo di trovare la rete per spezzare lo 0-0. La ripresa prosegue il filone visto nel primo tempo, la Roma tenta di fare la partita ma il Lecce tiene botta e graffia nelle ripartenze guadagnando campo progressivamente. Il mister dei salentini capisce che è il momento di dare una scossa alla partita, e inserisce forze fresche sulle fasce: N’Dri e Banda per Karlsson e Pierotti. All’ora di gioco Krstovic sfiora l’eurogol direttamente da casa sua: mette giù benissimo il pallone servito dal compagno e calcia di collo pieno in controbalzo non trovando la porta per centimetri graziando Svilar. Proprio quando la Roma sembrava in difficoltà, ecco emergere la grinta dei ragazzi di Ranieri, che trovano il vantaggio con Mancini. Il difensore appostato sottoporta, insacca dopo la spizzata di Dovbyk su calcio d’angolo. L’esultanza però non dura più di qualche secondo per la posizione irregolare del numero 23. Al 70′ anche Ranieri mette mano alla panchina inserendo nuovi interpreti nella trequarti, Baldanzi e Shomurodov subentrano per Pellegrini e Soulé. Al tramonto del match, Cristante sventaglia in avanti verso Dovbyk, l’ucraino vince il duello fisico con Baschirotto, con una magia manda fuori tempo Gaspar e poi conclude serrato sul primo palo bucando Falcone, sbloccando finalmente la gara. La rete dell’ex Girona galvanizza i giallorossi che tengono botta negli ultimi imprecisi tentativi del Lecce, mettendo in cassaforte i tre punti utili per il settimo successo consecutivo. Da gennaio a oggi, infatti, nessuna squadra nei top 5 campionati europei ha raccolto più punti della Roma, un dato che rende ancora più difficile immaginare un successore all’altezza di Ranieri, protagonista di un cammino straordinario. Per il Lecce la situazione rimane critica, cinque sconfitte consecutive per Giampaolo (prima volta in carriera), e con un calendario complicato alle porte, i salentini dovranno alla svelta trovare la chiave per uscire da questo momento complicato. Magari tornando alla vittoria nel prossimo turno di campionato, incontro salvezza contro il Venezia di Di Francesco, squadra altrettanto in difficoltà soprattutto in zona gol.

Cagliari-Monza (A cura di Simone Scafidi)

Dominio rossoblù. Il Cagliari affonda il Monza

All’Unipol Domus, il Cagliari di Nicola umilia il Monza di Nesta facendolo sprofondare in un abisso sempre più scuro, da cui sembra impossibile uscire. Già al settimo minuto, il colpo di testa di Viola sfiora il palo e il vantaggio dei padroni di casa. La difesa del Monza è totalmente in confusione, e al 42′, a causa di una serie di errori, consente ai giocatori del Cagliari di arrivare facilmente al tiro, con il pallone che finisce successivamente in corner e con i brianzoli che si salvano, momentaneamente. Nella ripresa scende in campo un Cagliari molto più concreto, che dopo appena tre minuti trova il gol con Viola, che arriva di testa sul cross di Augello e insacca il gol dell’1-0. La partita procede, fino al 70′, senza particolari occasioni. Proprio a venti minuti dalla fine Turati è costretto a compiere un prodigioso intervento su un tiro-cross di Luvumbo, per poi arrendersi forzatamente ad una prodigiosa invenzione su punizione di Gaetano, che trova il secondo gol in campionato e chiude la partita. Le gioie del Cagliari però non terminano qui, e dopo un altro miracolo di Turati su Gaetano, Luvumbo mette il lucchetto al match con una ripartenza fulminante che batte il portiere di Nesta. Il Cagliari si prende così tre punti che sanno di salvezza, mentre il Monza non riesce ad uscire da un periodo di crisi interminabile.

Fiorentina-Atalanta (A cura di Tommaso Patti)

Colpo viola al Franchi. Alla Fiorentina basta l’ennesima rete di Kean per battere l’Atalanta

I primi minuti di gara sono conditi da azioni di entrambe le squadre, brave nell’ attendere e nello studiare l’avversario. Al quarto d’ora, una dormita di De Roon rischia di diventare fatale per la formazione ospite, che rischia di subire il gol dello svantaggio con Kean, agile nel rubare palla ma impreciso nel concludere nello specchio della porta. Nei minuti successivi, l’Atalanta alza il ritmo del gioco, rendendosi pericolosa nell’azione portata avanti da Zappacosta, che prova a  servire in area Lookman, anticipato dall’intervento di Ranieri terminato in corner. Sul finale di primo tempo, la viola prova ad ingranare la marcia grazie a delle giocate provenienti dalla trequarti di campo, trovandosi di fronte però ad un Atalanta attenta. Durante l’ultimo giro d’orologio prima dell’assegnazione del recupero, la Fiorentina si porta in vantaggio con Moise Kean, che prima scippa palla ad Hien per poi immolarsi verso la porta e superare Carnesecchi con un diagonale angolato. La prima occasione della ripresa è a tinte viola, con protagonista Guðmundsson e il sul tentativo di sorprendere Carnesecchi con un tocco morbido. Passano i minuti e l’Atalanta continua ad essere succube del gioco degli uomini di Palladino, che sfiorano il gol del raddoppio al 51’, quando la conclusione di Fagioli viene deviata in corner dall’intervento dell’estremo difensore nerazzurro. Consapevole del momento di difficoltà, Gasperini toglie dal campo Retegui e Lookman per dare spazio a Maldini e Samardzic. Una serie di guizzi di Kean continuano a mettere la dea con le spalle al muro, costringendola a cambiare atteggiamento per pareggiare la sfida. Dopo sessantacinque minuti giocati a ritmi alti ma senza conclusioni pericolose, la costruzione tra Pasalic e De Ketelaere termina con un tiro a fil di palo del trequartista belga. Nelle battute finali, oltre ai soliti scatti verso la porta di Kean, c’è spazio anche per l’incursione di Ranieri, ipnotizzato due volte da Carnesecchi, autore di una super partita. Le grandissime parate di Carnesecchi limitano i danni di un’Atalanta spenta, assente e ufficialmente fuori dalla lotta scudetto, con l’obbiettivo Champions ancora da raggiungere. I tre punti conquistati dalla Fiorentina grazie al gol di Kean, permettono a Palladino e ai suoi giocatori di continuare a rimanere attaccato a Lazio, Roma e Juventus per un posto nobile in Europa.

Inter-Udinese (A cura di Tommaso Patti)

Inzaghi la vince con il turnover. Arnautovic e Frattesi superano l’ostacolo Udinese

Senza gli infortunati Lautaro e Taremi e il turno di squalifica di Bastoni, Inzaghi è costretto a fare turnover, soprattutto in vista del derby di mercoledì e del finale di stagione che vede i nerazzurri impegnati su tre fronti.
L’inizio di gara dei nerazzurri mette subito alle corde i friulani. Già dalle prime battute, i padroni di casa dimostrano la loro superiorità sfiorando il gol del vantaggio con il tiro di prima intenzione di Hakan Çalhanoğlu, che termina di poco a lato la porta difesa da Okoye. Successivamente alla conclusione del turco, l’Inter spreca altre due enormi opportunità con Frattesi, autore prima di una conclusione d’esternoo ad anticipare la difesa avversaria, e poi di una conclusione che termina sul palo dopo numerosi rimpalli all’interno dell’area piccola. Dopo dodici minuti di dominio assoluto, il muro bianconero cade grazie alla conclusione mancina e vincente di Marko Arnautovic, che riceve perfettamente palla da Dimarco, e di prima intenzione supera Okoye, trovando la sua terza rete in campionato. Forte dell’1-0, gli uomini di Inzaghi continuano a giocare ad alto livello, con l’Udinese che prova a pressare sbattendo sempre sul muro nerazzurro. Alla mezz’ora di gioco, Dimarco scatta sulla fascia e serve nuovamente un cross arretrato, raccolto da Frattesi che stavolta non sbaglia e firma la quinta rete in campionato, esultando in maniera particolarmente accesa dopo le tante voci che lo vedevano lontano da Milano. Dopo un accenno di miglioramento visto a fine primo tempo, il cambio di atteggiamento degli uomini di Runjaić è evidente, grazie soprattutto all’ingresso di Iker Bravo, subito protagonista di alcune importanti giocate individuali. Nella ripresa l’Inter rischia di calare il tris con Dimarco, bravo nel cominciare l’azione dalla metà campo per poi servire Correa e calciare in porta dai venticinque, sfiorando di poco un grandissimo gol. Dieci minuti più tardi, da un rinvio di Sommer, Solet vince il duello contro Correa e avanza palla al piede e, dopo una serpentina che manda a vuoto Barella, calcia da lontanissimo e trova il gol che riapre la partita e che regala all’Udinese la possibilità di intralciare il cammino dell’Inter dopo lo scherzetto fatto al Napoli qualche giornata fa. Da quel momento in poi l’inerzia della partita cambia, con i bianconeri che mettono in pericolo gli avversari con Lucca, autore di un colpo di testa forte e angolato che Sommer riesce a respingere con una prodezza assoluta. Al secondo dei sei minuti di recupero, è nuovamente Solet a spaventare l’Inter con una conclusione da pochi passi, murata però da un provvidenziale intervento di Sommer. I tre punti conquistati permettono ai nerazzurri di affrontare al meglio il derby di Coppa Italia, sconfitta che rallenta ma non trafigge totalmente l’Udinese.

Napoli-Milan (A cura di Tommaso Patti)

L’Inter chiama e il Napoli risponde. Lukaku e Politano stendono il Milan

Un super Napoli annienta il Milan nei primi diciannove minuti, mantenendo ancora viva la lotta scudetto contro l’Inter.

Verona-Parma (A cura di Simone Scafidi)

Reti bianche al Bentegodi. Verona e Parma si annullano

Nel primo posticipo del lunedì, Parma e Verona non vanno oltre lo 0-0, nonostante per entrambe fosse un potenziale momento sliding doors della stagione. Fomentato dal pubblico di casa, il Verona risulta subito propositivo, con la traversa colpita da Mosquera appena cinquanta secondi dopo il calcio d’inizio. La squadra di Chivu risponde con la conclusione di Almqvist che sfiora il palo alla destra di Montipò e si spegne sul fondo. A dieci minuti dalla fine del primo tempo, è ancora il Parma a spingere, partendo dalle fasce. Una rimessa laterale giunge sui piedi di Almqvist, che viene fermato da Montipò, la cui respinta finisce sui piedi di Sohm che non riesce a sfruttare l’occasione e calcia di molto fuori. Con due nitide occasioni per Mosquera e Bonny, il primo tempo va a concludersi. Nel secondo tempo òa frenesia che si era vista nel primo si diffonde lentamente, con nessuna particolare occasione, se non la punizione di Bernabè calciata alta, fino all’80’, quando Ondrejka prova a svegliare gli Scaligeri con un tiro dalla distanza respinto da Montipò. L’ingresso dello svedese, forse troppo tardivo, sembra aver svegliato il Parma, che a tre minuti dalla fine, sempre grazie ad un’occasione creata dal numero 17, arriva al tiro con Camara, che sbatte ancora una volta su Montipò, migliore in casa Verona. All’ultimo secondo di gioco, la difesa del Parma si dimentica Tengstedt da solo in mezzo all’area di rigore, che riceve un cross dall’out di destra e colpisce di testa, spedendo alta la sfera. Si conclude così una partita abbastanza monotona e che lascia scontente due squadre che devono sicuramente impegnarsi di più, per mettere un punto quantomeno repentino alla lotta salvezza.

Lazio-Torino (A cura di Simone Scafidi)

Marusic illude Baroni. La Lazio frena ancora

All’Olimpico, un Torino grintoso fa lo sgambetto ad una Lazio (ancora una volta) imperfetta. Come di consueto, i biancocelesti partono con la marcia ingranata e già dopo dodici minuti Zaccagni ha sui piedi l’occasione dell’1-0, con un tiro al volo respinto da Milinkovic-Savic. Dia compie un grande lavoro di sacrificio e si pone come pivot in mezzo alla difesa granata; da una sua sponda nasce un’azione clamorosa per Pedro, con l’estremo difensore granata che va clamorosamente a vuoto e poi riesce miracolosamente a mettere una pezza e a preservare lo 0-0. La squadra di Vanoli si sveglia da un sonno quasi perenne e al 42′ si propone in avanti con Ché Adams che non riesce a ribadire in porta un cross proveniente dalla destra. Nel secondo tempo è il Toro a partire forte, con un colpo di testa di Maripan che costringe Provedel al primo miracolo della sua partita, per tenere a galla la Lazio. Pochi istanti dopo, ancora una volta su spunto di Pedro, la Lazio trova il vantaggio con Marusic, che si coordina su un passaggio dell’ex Roma e piazza il pallone sul secondo palo, dove Milinkovic-Savic non può arrivare. Su una situazione analoga, Zaccagni si sposta la palla sul sinistro e tenta di incrociare, con l’estremo difensore serbo che stavolta non si fa superare. La Lazio è in dominio totale, e prima con Noslin di testa, poi con il tiro da fuori di Guendouzi, la squadra di Baroni va vicino al raddoppio, ma proprio quando la partita sembra ormai decisa, uno spunto di Biraghi, successivamente deviato da Marusic, finisce sui piedi di Gineitis che non deve fare altro che appoggiare in porta e pareggiare i conti. La Lazio, dopo questo stop, dovrà lavorare duro per raggiungere un quarto posto che adesso dista quattro punti, mentre Vanoli può vantare cinque risultati utili consecutivi.

LA TOP11 DELLA 30ª GIORNATA:

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L’Inter chiama e il Napoli risponde. Lukaku e Politano stendono il Milan

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Un super Napoli annienta il Milan nei primi diciannove minuti, mantenendo ancora viva la lotta scudetto contro l’Inter.

L’assenza a sorpresa di Scott McTominay obbliga Antonio Conte a schierare dal primo minuto Gilmour. Dopo appena un minuto di gioco, Di Lorenzo serve in profondità Politano, che scatta in profondità e sblocca la partita dopo un inserimento chiave tra Theo Hernandez e Pavlovic, concludendo poi con una conclusione potente e angolata che non lascia scampo a Maignan. Il gol immediato carica in maniera particolare gli azzurri, situazione che gli permette di gestire la partita con un ottica diversa. La reazione rossonera arriva dai piedi di Walker, che serve un cross a mezz’altezza a centro area ma l’intervento in acrobazia di Abraham termina fuori. Nonostante il gol del vantaggio, il Napoli non si limita a difendere un risultato che farebbe comodo dopo la vittoria dell’Inter sull’Udinese, ma si affaccia più volte nell’area di rigore avversaria con Lukaku, impreciso al quattordicesimo minuto nel finalizzare in porta un cross pericoloso di Politano. Il pubblico di casa continua a caricare i propri giocatori, che trovano la rete del raddoppio grazie ad un disinnesco di Buongiorno, che propizia la ripartenza partenopea, conclusa con il filtrante di Gilmour per la rete di Lukaku, quest’ultimo tenuto in gioco dalla posizone di Walker. La reazione del Milan risulta totalmente inefficace, con qualche tentativo proveniente dalla fascia ma senza particolari squilli, merito di una difesa avversaria attenta e impeccabile. Con il passare dei minuti la situazione non cambia, e in campo continua ad esserci solo una sola squadra: il Milan si vede poco o nulla, è disorganizzato in difesa e concede tanti spazi agli azzurri, che potrebbero fare il tris poco dopo e non solo. Verso la fine del primo tempo i rossoneri cominciano ad affacciarsi timidamente dalle parti di Meret, ma la difesa del Napoli non corre praticamente alcun rischio, indirizzando la gara verso il 2-0 all’intervallo.

Nella ripresa Conceição butta in campo Leão, Giménez e Chukwueze, nel tentativo di riaprire una gara finora a senso unico. La prima vera occasione della ripresa rossonera arriva proprio dai piedi di Leão che, dopo aver effettuato un dribbling, calcia in porta in maniera errata, trasformato la conclusione  in un possibile assist per Giménez. A rendersi protagonista con un’altra grande opportunità è proprio l’attaccante messicano, che spara alto sopra la traversa dopo aver raccolto palla ai limiti dell’area di rigore avversaria. I tentativi di dribbling di Leão fermati da un ottimo e attento intervento di Buongiorno sono la fotocopia perfetta della partita dei rossoneri, che da li in poi continuano ad attaccare imperterriti nel tentativo di riaprire la gara. Dal sessantesimo in poi le squadre si aprono di più, lasciando molti spazi liberi e rendendo il finale di partita acceso e con svariate occasioni da entrambe le parti. Dopo aver passato sessantotto minuti all’ombra della fascia destra napoletana, Theo Hernandez sale in area avversaria e si procura un calcio di rigore per un contatto falloso con Billing, subentrato qualche minuto prima al posto di Anguissa. Dopo aver preso il pallone Pulisic, dal dischetto si presenta Giménez che viene ipnotizzato da Meret. Il rigore sbagliato dal centravanti ex Feyenoord devasta psicologicamente il Milan, che da li a poco cala drasticamente di ritmo e intensità. Dopo due conclusioni insidiose di Reijnders e Pavlović però, il Milan riapre a sorpresa la partita grazie al cross di Theo Hernandez finalizzato in rete da Giménez che, anticipa la difesa avversaria, e si riscatta dopo il penalty sbagliato. I minuti finali vedono il Milan assediare totalmente l’area avversaria portando avanti anche Maignan, con la difesa del Napoli che si abbassa completamente per mantenere le pericolose occasioni avversarie, ripartendo nelle situazioni in cui il Milan lascia spazio di ripartire.

I tre punti conquistati contro il Milan permettono al Napoli di rimanere a meno tre lunghezze dall’Inter, mantenendo vive le speranze di rimonta. Il riscatto degli azzurri arriva dopo il momento più complicato della stagione, sopratutto dopo i numerosi passi falsi contro Como, Venezia e Udinese. L’ennesima sconfitta stagionale condanna quai definitamente un Milan totalmente insufficiente e senza stimoli. Con un calendario in campionato molto complicato, i rossoneri sono chiamati a riscattare questo periodo con una serie di risultati che possono garantire alla squadra di affrontare una competizione europea nella prossima stagione.

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