Calcio
Giro di Boa, il resoconto del girone d’andata

In attesa del completamento della diciannovesima giornata, con le gare di Inter, Milan, Juventus e Atalanta, l’occhio di DailyZeta si concentra sul girone d’andata. Un excursus sulla prima parte di campionato, con uno schedario dettagliato di tutte le squadre e dei loro protagonisti. All’interno della rubrica verrà presentata ogni squadra insieme al voto, al giocatore migliore, la sorpresa, la delusione e il giocatore da tenere d’occhio in vista del girone di ritorno, che comincerà questa sera.
Atalanta: 9
(A cura di Tommaso Patti)
La consapevolezza dell’Atalanta di essere una big non l’abbiamo scoperta di certo dopo la finale di Dublino, ma da quel momento la squadra di Gasperini ha alzato ancora di più il livello. Era impensabile che la Dea riuscisse ad essere competitiva in tutte le competizioni, e al massimo del rendimento, ma ormai l’Atalanta è più di una semplice favola.
IL MIGLIORE: Marco Carnesecchi
In una squadra che spicca per quantità spropositate di gol e giocate, quest’anno la scena se la sta prendendo anche lui. Meno spettacolare, meno spietato dei suoi compagni in avanti, ma terribilmente costante e decisivo. Tante le sue parate che hanno blindato o costruito vittorie importanti, come quella di Cagliari, e grazie a lui la Dea è diventata anche solida in difesa.
LA SORPRESA: Charles De Ketelaere
Nonostante un reparto offensivo da invidiare e ricco di nomi, CDK è comunque riuscito a ritagliarsi uno spazio importante, divenendo nel tempo un punto fermo del reparto offensivo della dea: con 5 gol e 4 assist, De Keteleare sta portando l’Atalanta in alto, incidendo molto nella meravigliosa favola nerazzurra.
LA DELUSIONE: Matteo Ruggeri
La stagione di Ruggeri è chiaramente inferiore rispetto alla precedente annata. Seppur non negativa al 100%, la poca partecipazione nelle azioni offensive dell’esterno sinistro della dea, sta molto incidendo molto sulle prestazioni della squadra e di un suo possibile futuro in nazionale
DA TENERE D’OCCHIO: Nicolò Zaniolo
Dopo i vari prestiti in Turchia e Inghilterra, Zaniolo è tornato all’Atalanta per riprendersi da un paio di stagioni altalenanti, e finora è riuscito alla grande nel suo intento. Nonostante abbia trovato poco spazio, Nicolò è riuscito a lasciare il segno due volte, segnando il gol che chiude la partita nella trasferta con la sua ex Roma, e trovando la rete decisiva nella trasferta insidiosa contro il Cagliari. Dati i numeri in crescendo, e le importanti partite da disputare nella seconda metà di stagione, Nicolò Zaniolo può essere l’arma in più per quest’Atalanta già ricca di gioielli.
Bologna: 7
In attesa di chiudere il girone d’andata contro l’Inter, il Bologna tira le somme di questa storica stagione. Il ritorno in Champions League idealmente poteva togliere molte energie -e punti- in campionato, ma nelle ultime gare il rendimento della squadra di Italiano è stato ottimo. Sebbene l’esperienza europea si avvia verso un tragico finale, in campionato il Bologna si trova al settimo posto, a pochi punti da quell’Europa che mai come quest’anno sta regalando spettacolo. Tanta curiosità per una delle squadre più frizzanti e imprevedibili del campionato, con Italiano che adesso sembra aver trovato la quadra.
IL MIGLIORE: Santiago Castro
Il ‘Toto’ aveva già ben figurato nel finale della scorsa stagione, ma quest’anno si è preso la scena al centro dell’attacco. Sebbene l’acquisto di Dallinga sia uno dei più dispendiosi della storia recente del club, il centravanti argentino ha conquistato il posto da titolare a suon di gol e prestazioni eccellenti. L’eredità lasciata da Zirkzee era pesante, ma al momento il ‘Toto’ è riuscito a conquistarsi il suo spazio, oltre che l’affetto e il supporto del tifo rossoblù.
LA SORPRESA: Benjamin Dominguez
Schierato a sorpresa nella gara contro il Genoa, l’esterno argentino si era fatto notare per il suo baricentro basso e la sua agilità ed imprevedibilità. Nelle ultime gare Italiano lo ha schierato regolarmente, e Dominguez si è conquistato il posto grazie ad una serie di prestazioni di altissimo livello. La gara dello Stadium contro la Juventus è uno dei manifesti del potenziale e del talento di questo giocatore, che adesso si è ufficialmente presentato al campionato. L’ennesimo capolavoro di Sartori?!
LA DELUSIONE: Stefan Posch
Uno dei punti fermi di Thiago Motta ha perso praticamente il posto. Spesso disattento e molto imprudente, Posch adesso è la riserva di Holm e De Silvestri. Le sirene di mercato lo vedono lontano da Bologna, ma è evidente come l’austriaco sia scivolato in fondo alle gerarchie a causa di un rendimento ben sotto la media che aveva fatto vedere in questi anni.
DA TENERE D’OCCHIO: Jens Odgaard
Il trequartista olandese si sta rivelando come una delle armi in più della trequarti rossoblù. Italiano comincia ad impiegarlo con continuità e la sua abilità nel tiro da fuori sta diventando sempre più pungente. In un Bologna sempre più delineato, se fisicamente riuscirà a essere prestante, può essere il titolare indiscusso della trequarti.
Cagliari: 5.5
(A cura di Marco Rizzuto)
Se il campionato finisse oggi la squadra di Nicola si salverebbe per il rotto della cuffia un’ennesima volta. Tuttavia siamo solamente alla 19ª giornata e questa costante vicinanza con la zona retrocessione non rassicura molto i tifosi che, si aspettavano un campionato più tranquillo e meno rocambolesco dello scorso anno. I rossoblù stanno lottando per mantenere la categoria (come il glorioso pareggio ottenuto contro il Milan in casa), ma la fragilità difensiva è uno dei punti critici da risanare il prima possibile se si vuole raggiungere una salvezza tranquilla.
IL MIGLIORE: Sebastiano Luperto
Nonostante una fase difensiva non perfetta, il Cagliari può contare sull’esperienza e la costanza che Luperto sta mostrando in campo, rappresentando l’anima del ‘casteddu’. Il centrale ex Empoli sta disputando una stagione più che positiva, impeccabile sul piano disciplinare non avendo ancora ricevuto alcuna sanzione, con ben 2 assist a referto che parlano per lui.
LA SORPRESA: Nadir Zortea
Una bellissima sopresa resta quella di Zortea. Il terzino scuola Atalanta ha collezionato 3 reti nel corso del girone d’andata, ricucendosi un posto da titolare inamovibile nell’undici iniziale del mister. L’ultima rete spettacolare vista contro il Monza rappresenta a pieno lo stato di forma del giovane classe 99′
LA DELUSIONE: Zito Luvumbo
Un grande assente di questa squadra è proprio Zito Luvumbo. Il fantasista angolano non è riuscito a sfondare sotto la gestione di Nicola, totalizzando solamente una rete e un assist in ben 16 partite. Tuttavia, per lottare per la salvezza, il tecnico avrà bisogno della sua miglior condizione per fare la differenza nelle partite cruciali.
DA TENERE D’OCCHIO: Mattia Felici
Mattia Felici potrebbe essere la pedina da tenere d’occhio nel girone di ritorno, nelle ultime sei giornate il classe 2001 ha guadagnato un importante minutaggio e potrebbe aver convinto il mister a puntare su di lui per dare maggior imprevedibilità alle manovre rossoblù, approfittando di una condizione non ottimale di Zito Luvumbo questa potrebbe essere la sua occasione.
Como: 6-
(A cura di Simone Scafidi)
Dopo più di vent’anni, i lagunari tornano a giocare un campionato di massima serie, e lo fanno con una proprietà ricchissima che ha condotto un mercato discretamente importante. La squadra di Fabregas, ad oggi, occupa il sedicesimo posto in classifica con 18 punti, risultato di un discreto attacco controbilanciato, però, da una difesa totalmente rivedibile, che fino ad oggi ha concesso ben trenta reti. In avanti la qualità indubbiamente non manca: il gioiello Nico Paz, un ritrovato Cutrone, affiancati da Strefezza, Gabrielloni, Belotti e non solo conferiscono alla fase offensiva comasca un ingente peso specifico, che potrebbe mostrare il suo vero potenziale già a partire da questo girone di ritorno.
IL MIGLIORE: Nico Paz
Tra i grandissimi nomi quali Varane (ormai svincolato), Pepe Reina, Alberto Moreno e Sergi Roberto, a spiccare per qualità e dedizione è indubbiamente lui. Ha fatto innamorare i suoi tifosi, e con il numero 79 sulla maglia ha finora messo a segno 3 gol e 3 assist, prendendosi sulle spalle una squadra a suon di giocate sopraffini e tecnicamente superiori a molti giocatori di squadre anche più blasonate. Semplicemente magico.
LA SORPRESA: Patrick Cutrone
È tornato in Serie A, e lo ha fatto in grande stile. Con i suoi 5 gol è il capocannoniere della squadra e sembra non volersi fermare. Si mette al servizio dei suoi compagni, rappresentando sempre una soluzione valida, che oltre a segnare fa anche assist, finora sono 2 in campionato. Che sia tornato quello di una volta?
LA DELUSIONE: Alberto Moreno
0 gol, 0 assist: questo è il dipinto della stagione del terzino spagnolo. Arrivato come una sicurezza sulla fascia, ad oggi è il peggiore della squadra. In mezzo a molti giovani e giocatori di talento, uno dei giocatori spagnoli più nominati degli ultimi anni sembra essere totalmente in ombra.
DA TENERE D’OCCHIO: Alieu Fadera
Ogni pallone che viaggia sulla fascia sinistra è suo. Alieu Fadera è il nome che non ti aspetteresti di leggere osservando la formazione del Como. Corre, aiuta i compagni e si fa trovare sempre pronto. Il suo rendimento, finora di 1 gol e 2 assist, è in crescita nelle ultime partite, e lui potrebbe essere il vero crack di questa seconda parte di campionato.
Empoli: 8
(A cura di Tommaso Patti)
Seppur con alti e bassi, la stagione dell’Empoli sta procedendo bene. I toscani dopo aver mantenuto l’imbattibilità nelle prime 6 giornate, hanno vissuto un periodo no, successivamente seguito dal K.O. per infortunio di Pellegri, uno dei giocatori principali del progetto di D’Aversa. Militare a metà classifica al giro di boa, e riuscire a togliersi qualche soddisfazione a livello del collettivo, è un grande risultato per una squadra giovane, ma con tantissimi margini di miglioramento
IL MIGLIORE: Sebastiano Esposito
I 7 gol in 15 partite in campionato, certificano quanto bene stia facendo l’ex Inter. Dopo essere stato ricordato da tutti sia al Bari, che alla Sampdoria, come un buon giocatore da avere in prestito e niente più, Sebastiano Esposito si sta conquistando a suon di gol il posto da titolare all’interno di una squadra di Serie A.
LA SORPRESA: Tino Anjorin
Dopo un modesto rendimento nella passata stagione, Tino Anjorin si sta prendendo a suon di prestazioni di livello le chiavi del centrocampo toscano. Seppur senza reti, il centrocampo 2001 inglese ha già realizzato tre assist, tutto ciò se viene unito a molte giocate di livello, lo rendono senza dubbio la sorpresa di questo giro di boa dell’Empoli.
LA DELUSIONE: Jacopo Fazzini
La mancanza di marcature e di assist sta incidendo molto nella gestione di uno dei giovani più promettenti sfornati dall’Empoli.
L’inizio di stagione del centrocampista azzurro è stato molto faticoso infatti, la posizione da centrocampista che gli è stata affidata da D’Aversa, lo vede giocare più lontano rispetto a prima dalle zone in cui ci ha abituato con grandi giocate.
DA TENERE D’OCCHIO: Saba Goglichidze
La stagione del difensore georgiano, seppur cominciata con tre giornate di ‘ritardo’, può ritenersi molto positiva. Dopo l’esordio alla terza giornata contro il Bologna infatti, il difensore classe 2004 è riuscito a mantenerne il posto da titolare, dimostrando solidità difensiva e adattabilità sia in una linea a quattro che a tre.
Fiorentina: 8
Un avvio e un finale poco felici, ma nella fase centrale la Fiorentina ha alzato notevolmente i giri del motore. La cura Palladino ha avuto bisogno di un paio di gare per ingranare, ma quando il tecnico ha cambiato sistema di gioco la Viola è rinata. Otto vittorie consecutive, tra cui successi illustri come la cinquina rifilata alla Roma o la vittoria sul Milan. Un percorso che è alle battute iniziali, ma che già ha proiettato la Fiorentina verso orizzonti più luminosi. Al momento i ragazzi di Palladino si trovano al sesto posto a quota 32 punti, a pari punti con la Juventus. Adesso gli occhi del campionato si concentrano sulla continuità che la Viola può avere per riconquistare l’Europa che conta.
IL MIGLIORE: Moise Kean
Palladino lo insegue da quando era seduto nella panchina del Monza, e l’incontro con il centravanti ha svoltato la stagione di entrambi. Kean è diventato il punto fermo dell’attacco della Fiorentina, il pivot su cui giocare in caso di difficoltà o per sfruttare la sua forza e velocità in campo aperto. Al termine del girone d’andata i sigilli sono già 11, ben oltre le medie che Kean ha avuto nel corso delle sue avventure italiane. Senza dubbio il protagonista di questo primo scorcio di stagione.
LA SORPRESA: David De Gea
Arrivato a sorpresa dopo un anno da svincolato, tante erano i dubbi e le perplessità sul suo conto. Ma un portiere del genere non si può discutere, e De Gea lo ha ribadito partita dopo partita. Grazie ai suoi interventi la Viola è diventata una delle difese più solide e rocciose del campionato; tra i pali non servono ulteriori chiarimenti, bastano i due rigori parati nella vittoria contro il Milan. Rastrillo!
LA DELUSIONE: Cristiano Biraghi
Il capitano già nel precampionato era stato declassato dalla fascia, le cui condizioni atletiche non permettevano uno sviluppo fluido del gioco dinamico di Palladino. L’esperienza nei tre dietro non ha dato i suoi frutti e l’arrivo di Gosens lo ha relegato ai margini della rosa. Le continue discussioni con l’allenatore al momento lo hanno reso un oggetto misterioso, e adesso l’addio sembra sempre più probabile.
DA TENERE D’OCCHIO: Pietro Comuzzo
Schierato a sorpresa al fianco di Ranieri, ormai è un punto fermo della retroguardia Viola. Roccioso, coraggioso, intraprendente, Comuzzo rappresenta il prototipo di difensore centrale moderno, abile nella marcatura a uomo a tutto campo e sempre più affidabile con la palla tra i piedi. La convocazione in nazionale è solo il primo step della crescita del classe 2005, che adesso deve confermare quanto visto in questa prima parte di stagione.
Genoa: 6.5
Dopo aver conquistato largamente la salvezza nella passata stagione, quest’anno Genova ha visto una squadra più in difficoltà. Gilardino sembrava avere la situazione sotto controllo, e la squadra dalla sua parte, ma gli infortuni avevano condizionato il percorso dei rossoblù nel corso della stagione. Nonostante dei chiari segnali di ripresa, la società ha deciso di cambiare guida, con Patrick Vieira che ha sposato la causa genoana e ha portato subito risultati. Il Genoa è una delle squadre più in forma dell’ultimo periodo, solida dietro e cinica davanti. Il tredicesimo posto in classifica è ancora fragile, con la retrocessione molto vicina, ma i 20 punti in classifica sono rassicuranti in vista del ritorno, in cui la squadra recupererà gli infortunati e cercherà di chiudere il discorso salvezza nel minor tempo possibile.
IL MIGLIORE: Andrea Pinamonti
La partenza di Retegui e Gudmundsson ha lasciato un alone di mistero e dubbio sul rendimento dell’attacco rossoblù in questa stagione. Con Vitinha martoriato dagli infortuni, il peso dell’attacco è stato sorretto interamente da Pinamonti, autore di un girone d’andata di altissimo livello. 6 gol in 18 partite, una rete ogni 3 gare in una delle squadre che produce meno a livello offensivo.
LA SORPRESA: Nicola Leali
L’infortunio di Gollini ha regalato una chance per mettersi in mostra al portiere italiano, l’avvento di Vieira gli ha consolidato il posto tra i pali. A suon di prestazioni ben sopra la sufficienza, Leali si è confermato un portiere solido e affidabile. Nella vittoria di Empoli, una delle più importanti dell’intero girone d’andata, il rigore parato a Esposito ha indirizzato la gara, rendendo Leali uno dei titolarissimi di questo Genoa targato Vieira.
LA DELUSIONE: Junior Messias
La partenza di Gudmundsson sembrava il definitivo lasciapassare per diventare il titolare alle spalle di Pinamonti, ma il brasiliano in questo girone d’andata non si è praticamente visto. Una sfilza di infortuni hanno compromesso il suo minutaggio e le sue -poche- prestazioni. L’arrivo di Vieira rischia di relegarlo ulteriormente ai margini della rosa.
DA TENERE D’OCCHIO: Alessandro Zanoli
Risorsa importante con Gilardino, titolare inamovibile con Vieira. Velocissimo, sempre più abile con il pallone tra i piedi e adesso fondamentale nello sviluppo della manovra del Grifone. Zanoli si candida a rimanere uno dei pilastri di questo Genoa, che cercherà di ipotecare il discorso salvezza il prima possibile.
Hellas Verona: 4.5
(A cura di Simone Scafidi)
Dopo il Monza, probabilmente la peggior squadra del campionato. Peggior difesa della Serie A con 42 gol subiti e quindicesimo posto in classifica. L’Hellas, per sua fortuna, è riuscito leggermente a rialzare il morale nelle ultime partite, trovando sette punti nelle ultime quattro, tirandosi così fuori dalla zona retrocessione ma rimanendo comunque in costante pericolo. I sei gol subiti dall’Atalanta, i cinque dall’Inter, i quattro dall’Empoli e non solo rappresentano alla perfezione come il Verona, lì dietro, vada spesso in confusione, facendo molta fatica anche a reagire e incappando così in diverse goleade. Finora, stagione totalmente da dimenticare.
IL MIGLIORE: Casper Tengstedt
Uno dei pochi fasci di luce nel buio pesto dei gialloblu, 6 gol e 1 assist per essere il capocannoniere della squadra di Zanetti. Un giocatore veloce e cinico, che riesce, nei momenti di difficoltà, a risollevare il morale della squadra. Uno dei pochi che lotta sempre in campo e si fa trovare sempre preparato e all’altezza.
LA SORPRESA: Jackson Tchatchoua
Nonostante diverse prestazioni insufficienti, la stagione di TchaTchoua può comunque considerarsi più che sufficiente. Lasciando perdere una fase difensiva come già detto non brillante, dà una grande mano anche alla manovra offensiva, che gli ha permesso finora di raccogliere 2 assist e 1 gol.
LA DELUSIONE: Tomas Suslov
DA TENERE D’OCCHIO: Amin Sarr
Si è fatto vedere solo in queste ultime partite del girone d’andata, ma Amin Sarr ha dimostrato di poter essere il prossimo gioiello del Verona, che di questo tipo di giocatori ne ha sfornati tanti. 3 gol che possono far ben sperare i tifosi del Verona, e che senza dubbio aumenteranno nel girone di ritorno.
Inter: 8.5
(A cura di Tommaso Patti)
Seppur con qualche passo falso e con qualche prestazione sottotono, la stagione dell’Inter può ritenersi ampiamente all’altezza delle aspettative. Il percorso dei campioni d’Italia procede più in sordina rispetto alle avversarie, ma con un potenziale primo posto, con il miglior attacco, e con la seconda miglior difesa, il cammino dell’Inter alla ricerca del bis continua spedito.
IL MIGLIORE: Marcus Thuram
L’acquisizione del francese nei panni di Batman, a differenza della passata stagione, sta dimostrando quanto potenziale abbia un attaccante come Thuram. L’affinità con Lautaro sta dimostrando che, anche quest’anno, l’ex Borussia Mönchengladbach è un punto fermo dell’attacco nerazzurro, divenendone anche il capocannoniere della serie A (alla pari con Retegui), con 12 reti e 3 assist.
LA SORPRESA: Yann Bisseck
La sorpresa di questa metà di stagione nerazzurra è senza dubbio quella di Bisseck. In poco tempo, il difensore tedesco è riuscito perfettamente a rimpiazzare sia come braccetto di destra, sia come centrale difensivo, gli infortunati Pavard e Acerbi. Data la giovane età, le ottime prestazioni nelle palle inattive, e l’immediato ingresso negli ingranaggi di Inzaghi, non sarebbe strano un suo impiego con maggiore continuità anche nella successiva metà di stagione.
LA DELUSIONE: Krjstian Asllani
L’arrivo in nerazzurro stracolmo di pretese ha rallentato parecchio il lancio del talento di Asllani. Nonostante negli anni gli sia stato data tanta fiducia, ripagata con prestazioni sopra la sufficienza, quest’anno il centrocampista albanese non è mai riuscito a distinguere in campo per prestazioni e giocate.
DA TENERE D’OCCHIO: Denzel Dumfries
I due super gol segnati nella semifinale d’andata di Supercoppa italiana hanno lanciato definitivamente Denzel a Dumfries. Per lui sono già tre i gol in quattordici partite disputate in Serie A, ma l’aumento graduale delle proprie performance fa ben sperare in vista del girone di ritorno.
Juventus: 6.5
Il nuovo ciclo di Thiago Motta è forse il caso più controverso e paradossale dell’intero campionato. Fin dalla prima gara contro il Como si è vista una “nuova” Vecchia Signora. L’avvento di Thiago ha dato nuovi impulsi alla squadra, ma gli infortuni hanno invertito il trend dei bianconeri. Dopo la sconfitta in Supercoppa, il campionato della Juve ripartirà dal derby di Torino, ma arrivati al termine del primo atto l’unica statistica che rende meno amaro il percorso è lo zero nella casella relativa alle sconfitte. Una sfilza lunghissima di pareggi, molti in scontri diretti e big match, hanno rallentato la corsa -già molto complicata in partenza- verso lo scudetto, con la Juventus che adesso si trova al quinto posto a quota 32 punti,. Il paradosso bianconero è quello di essere l’unica squadra imbattuta in Serie A, ma molto distante dalla vetta (occupata momentaneamente dal Napoli, a dodici punti di distanza).
IL MIGLIORE: Manuel Locatelli
Già nel precampionato il centrocampista italiano aveva fatto intravedere ottime cose, ma partita dopo partita la sua qualità in regia e la sua intelligenza in fase di non possesso sono diventate chiavi fondamentali per lo scacchiere di Motta. Con la sua costanza di rendimento e leadership silenziosa, Locatelli è diventato il nuovo capitano della Juventus.
LA SORPRESA: Nicolò Savona
Thiago Motta decide di impiegarlo a sorpresa nel match contro il Verona, dopo averlo fatto esordire nella prima giornata, il risultato è una prestazione maiuscola condita anche da un gol. Da quel momento il giovane terzino italiano è diventato sempre più centrale nelle gerarchie e adesso, tra infortuni e un gran rendimento, è a tutti gli effetti il titolare della fascia destra bianconera. Una prima fase di campionato che gli è valsa anche la chiamata della Nazionale di Luciano Spalletti.
LA DELUSIONE: Douglas Luiz
Arrivato in estate, il brasiliano era uno dei fiori all’occhiello del calciomercato bianconero. Poche presenze, alcuni errori decisivi nelle prime gare (come il rigore causato con il Cagliari che ha interrotto la striscia di imbattibilità di Di Gregorio e Perin) e molti problemi fisici. Ad oggi l’investimento fatto sul brasiliano ha deluso le aspettative, e Douglas Luiz ha il compito di conquistarsi un posto nel centrocampo bianconero, a partire da queste prime gare di gennaio.
DA TENERE D’OCCHIO: Nico Gonzalez
Rientrato nel match di campionato contro il Venezia, Nico Gonzalez è tornato a essere una pedina fondamentale per Motta. Duttilità, qualità e sacrificio sono le doti che lo hanno reso imprescindibile nella sua esperienza alla Fiorentina, e su queste basi l’argentino può essere una risorsa importante per l’attacco bianconero, fino a questo momento poco prolifico e scarico.
Lazio: 8-
(A cura di Marco Rizzuto)
Il cammino dei biancocelesti è senza dubbio una delle rivelazioni più brillanti del nostro campionato. L’avvento di Baroni ha risanato l’ambiente distrutto lasciato dalla triade di allenatori della passata stagione. Al giro di boa la Lazio occupa la quarta posizione della classifica a quota 35 punti, ed è in perfetta corsa per la Champions League dietro soltanto a Napoli, Atalanta e Inter. L’unica nota amara del cammino biancoceleste è la difesa, 27 reti sono decisamente troppe per una squadra che punta ai piani alti della classifica (per trovare una difesa altrettanto permeabile bisogna scendere fino all’Udinese, al nono posto).
IL MIGLIORE: Nuno Tavares
L’arma in più in questo girone d’andata è stata senza dubbio Nuno Tavares. La sua presenza in campo è diventata imprescindibile per il gioco del tecnico Baroni, portando dinamismo e gamba sulla fascia sinistra del campo, collezionando 7 assist nelle prime 9 partite disputate.
LA SORPRESA: Nicolò Rovella
Se la Lazio ha reso così bene gran parte del merito va a Nicolò Rovella, metronomo che ha dettato i tempi delle manovre di gioco biancocelesti. Le sue ottime prestazioni non sono passate inosservate, interessando club blasonati come il Manchester City in questo mercato invernale
LA DELUSIONE: Ivan Provedel
Se c’è un giocatore che al momento ha ‘deluso’ le aspettative è stato Ivan Provedel. Nonostante l’alto rendimento mostrato la scorsa stagione, le prestazioni odierne dell’estremo difensore sono complessivamente inferiori agli standard a cui ci ha abituati. Tuttavia, il gran numero di gol subiti non è, e non può, essere solamente colpa sua, ma di un reparto difensivo troppo ballerino.
DA TENERE D’OCCHIO: Fisayo Dele-Bashiru
Dopo le prime dieci giornate da fantasma, Dele-Bashiru ha ritrovato la continuità necessaria che gli ha permesso di diventare il jolly più adatto per agire alle spalle di Castellanos. Il suo strapotere fisico da una grossa mano in fase di copertura e, la sua abilità negli inserimenti è un’arma pericolosissima che potrebbe fare la differenza per i biancocelesti nel girone di ritorno.
Lecce: 5.5
(A cura di Tommaso Patti)
In pieno stile salentino, la stagione del Lecce è quella di una squadra in trincea, che partita dopo partita deve conquistarsi la salvezza. Il percorso di Luca Gotti non aveva rispettato le aspettative della società che ha deciso di cambiare rotta dopo il pareggio con l’Empoli. L’arrivo di Marco Giampaolo ha dato più spregiudicatezza ai salentini, con prestazioni di alto livello e risultati importanti come il pari con la Juventus. Nonostante la boccata d’aria fresca, la posizione del Lecce rimane bollente (17° posto a quota 17 punti).
IL MIGLIORE: Patrick Dorgu
Gli esperimenti apportati da Gotti hanno permesso al giovane danese di sbocciare nel corso di questo girone d’andata. Avanzato nella linea d’attacco, Dorgu è riuscito a risultare sempre più pericoloso e intraprendente, grazie alla sua classe e la sua intelligenza tattica. Sia Gotti che Giampaolo si appoggiano sulla sua fascia, e nonostante qualche scivolone, il danese sta ripagando con giocate di pregevole fattura.
LA SORPRESA: Klaonda Gaspar
L’ennesimo colpaccio di Pantaleo Corvino, perché il difensore angolano, proveniente dal Portogallo e sconosciuto praticamente a tutti, si è ambientato subito nel campionato italiano. Difensore roccioso, bravissimo nel gioco aereo e nella marcatura a uomo. Con Baschirotto aveva trovato un’intesa quasi perfetta, ma nel corso del tempo il Lecce ha cominciato a fare acqua da altre parti. L’infortunio al ginocchio subito contro la Roma ha interrotto anzitempo il suo 2024, ma quando rientrerà sarà sicuramente un pilastro del roster di Giampaolo.
LA DELUSIONE: Remi Oudin
Il numero 10 salentino non è riuscito a conquistarsi un posto da titolare con Gotti, rimanendo sempre più fuori nelle gerarchie. Con l’avvento di Giampaolo le cose non sono cambiate particolarmente e adesso il francese rischia di finire fuori rosa. Una parabola discendente inspiegabile per uno dei giocatori tecnicamente più forniti dell’intera rosa.
DA TENERE D’OCCHIO: Tete Morente
La cura Giampaolo sta rigenerando completamente lo spagnolo, autore di un mese di dicembre in costante crescita. I suoi dribbling stanno sopperendo all’assenza prolungata di Banda, e adesso Tete Morente si candida a rimanere stabilmente nella fascia sinistra per gran parte del girone di ritorno, infortuni permettendo.
Milan: 5
(A cura di Marco Rizzuto)
Il girone d’andata lasciato alla gestione Fonseca non ha dato assolutamente i risultati sperati, costringendo la dirigenza rossonera a cambiare la guida della squadra, virando su Conceicao. L’operato del tecnico ex Roma ha fatto sprofondare il Milan all’ottava posizione, alternando diversi insuccessi pesanti come la sconfitta di Parma o il pareggio di Cagliari. Risultati che hanno pregiudicato ogni speranza alla lotta scudetto e messo in salita la strada per un posto in Champions League.
IL MIGLIORE: Tijani Reijnders
Tra le poche note positive di questa stagione spicca senza dubbio l’exploit di Tijjani Reijnders. Il centrocampista olandese ha trascinato i rossoneri in diversi match (tra cui il derby), con prestazioni di altissimo livello, mostrando qualità, dinamismo ed una personalità da vero trascinatore. Una vera e propria luce in un momento buio per i rossoneri.
LA SORPRESA: Youssouf Fofana
L’ex Monaco tanto voluto dalla dirigenza rossonera, si è reso protagonista di una prima parte di stagione eccezionale, diventando il perno della metà campo rossonera. Un vero tuttofare, decisivo per contrasti vinti e per chiusure difensive, ma non è tutto. Il francese ha dimostrato la sua duttilità anche negli ultimi metri, collezionando 4 assist e 1 gol da mediano. Una vera rivelazione.
LA DELUSIONE: Theo Hernandez
Si è distinto in negativo invece Theo Hernandez. Il terzino francese oltre a non aver convinto per nulla in mezzo al campo, con prestazioni molto al di sotto delle aspettative, ha anche perso il posto da titolare nelle ultime giornate a fronte di Jiménez. Una involuzione a dir poco che tuttavia, sembra essere già un brutto ricordo, alla luce della prestazione positiva in finale di Supercoppa Italiana contro l’Inter, sotto la guida del nuovo tecnico.
DA TENERE D’OCCHIO: Rafael Leão
Come per Theo Hernandez, anche Leao ha avuto un inizio di campionato non troppo roseo, tuttavia la ventata d’aria fresca che ha portato Conceicao al Milan, sembra aver rivitalizzato anche la stella della squadra che, sembra essere pronta ad aggredire questo girone di ritorno nel modo migliore.
Monza: 3
(A cura di Marco Rizzuto)
Il Monza è partito malissimo in questo campionato, trovandosi all’ultimo posto in solitaria a ben 8 punti dalla zona salvezza. L’inizio di stagione è stato disastroso sotto la guida di Nesta, tanto da portare la società a prendere la decisione drastica di esonerarlo. L’arrivo di Bocchetti sulla panchina non ha ancora avuto l’effetto sperato, con il nuovo tecnico che fatica a trovare la giusta quadra per risollevare la squadra. Ora serve un cambio di mentalità e di gioco: il girone di ritorno è già alle porte e servirà un vero e proprio miracolo per invertire la rotta e accendere la lotta salvezza.
IL MIGLIORE: Geōrgios Kyriakopoulos
Una delle poche luci in questa stagione buia per il Monza è sicuramente Kyriakopoulos. Il terzino greco sta brillando come un faro di speranza per la squadra, con 2 reti e 3 assist. Le sue prestazioni in campo sono una delle poche certezze di questa annata difficile, e sembra che sia lui a prendersi la responsabilità di trascinare i compagni. Tuttavia, da solo non può fare miracoli. Il Monza ha bisogno di un contributo corale, con tutta la squadra che deve alzare il livello per supportarlo e invertire la rotta. La determinazione e la qualità di Kyriakopoulos sono importanti, ma senza un collettivo che risponde, sarà difficile uscire dalla crisi.
LA SORPRESA: Warren Bondo
Una piccola nota positiva, seppur in un avvio complicato, arriva da Warren Bondo. Il centrocampista classe 2003 si è distinto per la sua costanza e la sua solidità in mezzo al campo, diventando una pedina fondamentale sia nel gioco di Nesta che in quello di Bocchetti. Tra duelli vinti, recuperi palla e chiusure decisive, Bondo si è fatto notare come uno dei pochi giocatori in grado di garantire equilibrio e intensità. Il giovane centrocampista francese sta diventando una delle poche certezze su cui il Monza può fare affidamento, rappresentando una soluzione importante per cercare di salvare questa stagione.
LA DELUSIONE: Daniel Maldini
La delusione più grande di questa stagione per il Monza porta il nome di Daniel Maldini. Il figlio d’arte era arrivato con grandi aspettative, pronto a dimostrare il suo valore e a consacrarsi nel calcio che conta. Purtroppo, fino ad ora, quelle aspettative sono state ampiamente disattese. Sebbene le sue qualità tecniche non siano mai state messe in discussione, Maldini non riesce a essere incisivo come ci si aspettava, con appena una rete all’attivo. La promessa del suo talento sembra essere ancora inespresso, e se il Monza vuole risollevarsi, è fondamentale che il giovane attaccante trovi finalmente quella continuità e quella concretezza che finora gli sono mancate.
DA TENERE D’OCCHIO: Patrick Ciurria
Un giocatore che potrebbe risultare decisivo nel girone di ritorno è Patrick Ciurria. Dopo una stagione deludente e l’esclusione dalle scelte di Nesta, che lo aveva relegato in panchina, l’emiliano sembrava aver perso completamente spazio nella squadra. Tuttavia, con il cambio di panchina, Bocchetti ha deciso di puntare su di lui, riconoscendo le qualità che Ciurria aveva mostrato qualche stagione fa. Con l’obiettivo di raggiungere la salvezza, il tecnico potrebbe far tornare protagonista il talentuoso esterno, che potrebbe essere un’arma in più per dare il cambio di marcia alla squadra e provare a salvare una stagione fin qui difficile.
Napoli: 9-
(A cura di Simone Scafidi)
Dopo la delusione totale della scorsa stagione, sotto la guida di Conte i partenopei hanno totalmente invertito la rotta e sono tornati a combattere attivamente per lo scudetto. L’arrivo del duo scozzese McTominay-Gilmour a centrocampo, quello di Buongiorno in difesa e l’esperienza aggiunta da Neres e Lukaku in attacco hanno perfezionata l’organico azzurro. Alla perfetta metà del campionato in corso, il Napoli in testa alla classifica, a più tre sull’Atalanta e più quattro sull’Inter. 44 punti raggiunti soprattutto grazie all’ottima fase difensiva, che si dimostra la migliore del campionato con solo 12 gol subito e che bilancia un attacco non troppo prolifico da “soli” 30 gol.
IL MIGLIORE: Scott McTominay
Con lui a centrocampo il Napoli sembra aver ritrovato un perno fondamentale, una colonna portante solida ma prolifica come non si vedeva da queste parti dai tempi di un certo Marek Hamsik. L’uomo che viene “dal Nord del Vallo Adriano” ha decisamente spaccato il nostro campionato, confermandosi un fuoriclasse assoluto.
LA SORPRESA: André-Frank Zambo Anguissa
La scorsa stagione è stata pessima, forse una delle peggiori della sua carriera, ma quest’anno è totalmente rinato. L’ultima partita contro la Fiorentina ne è la dimostrazione: corsa, solidità, sacrificio per la squadra. Elementi da leader in campo, che sembra essere tornato, sia con il corpo che con la mente, a comandare il centrocampo azzurro.
LA DELUSIONE: Kvicha Kvaratskhelia
In mezzo alle stelle di Conte, quella forse più luminosa, almeno fino allo scorso anno, sembra essersi spenta. Il georgiano è diventato prevedibile, viene facilmente fermato e difficilmente riesce a trovare la via della rete. Aria di cessione?
DA TENERE D’OCCHIO: Mathias Olivera
Piano piano, in silenzio, la fascia sinistra sta diventando tutta sua. Difende e attacca con umiltà e decisione, portando in campo un atteggiamento convincente che piace molto a Conte. Forse, dopo molto tempo a Napoli, potrebbe finalmente essere arrivato il suo momento.
Parma: 6-
(A cura di Marco Rizzuto)
Al giro di boa la squadra di Fabio Pecchia si piazza al quattordicesimo posto della classifica, risultato che sembrerebbe più che accettabile per una squadra, soprattutto giovane, proveniente dalla serie sottostante. Tuttavia, sono tanti i punti che il Parma ha perso per strada in questa prima frazione di campionato, alternando vittorie importanti con Milan e Lazio a sconfitte pesanti, come la ‘manita’ subita con la Roma e il crollo casalingo col Verona. Il posizionamento dei crociati è complesso, dati i pochi punti di vantaggio sui bassi fondi della classifica ed essendo la seconda peggior difesa del campionato. Sarà compito del tecnico quindi, tenere alta la concentrazione dei giocatori, evitando possibili cali che potrebbero rivelarsi fatali alla resa dei conti.
IL MIGLIORE: Enrico Delprato
Nonostante la mole di gol subiti dai crociati, le prestazioni del difensore classe 99′ hanno fatto la differenza, rendendolo un pilastro imprescindibile nella formazione di Pecchia. Il vizio del gol è diventata la ciliegina sulla torta delle sue prestazioni.
LA SORPRESA: Ange-Yoann Bonny
Il francese ha dimostrato di poter caricarsi il peso dell’attacco sulle spalle. Al di là dei 4 gol siglati, il francese è diventato una figura chiave per l’attacco, mostrando una grande maturità tecnica e tattica, non soffrendo più di tanto il salto di categoria. Inoltre, il suo dinamismo e lo strapotere fisico di cui dispone lo rendono un brutto cliente per le difese avversarie ed, in un gioco ricco di contropiedi e ripartenze come quello dei ducali, Bonny può essere determinante.
LA DELUSIONE: Mattia Cancellieri
L’acquisto di Cancellieri al termine del calciomercato estivo doveva essere l’arma in più di questo Parma ‘giovane’ alla ricerca della salvezza tranquilla in Serie A. Eppure la sua presenza in campo non è risultata decisiva come sperato, con solamente 2 gol all’attivo in 16 gare disputate. Quella che doveva essere la stagione della consacrazione sembra essere rimandata.
DA TENERE D’OCCHIO: Adrian Bernabé
Dopo l’infortunio che lo ha tenuto ai box dalla 12ª giornata, Bernabè è pronto a tornare e portare il suo contributo unico al centrocampo del Parma. La sua completezza gli permette di essere un giocatore totale, capace di eccellere sia nelle mansioni difensive, con recuperi intelligenti, chiusure decisive e pressing efficace, sia in fase offensiva, dove la sua tecnica fuori dal comune, la sua visione e precisione lo rendono un regista avanzato che potrebbe spostare gli equilibri a favore dei Ducali. Un ritorno tanto atteso e fondamentale.
Roma: 6.5
(A cura di Simone Scafidi)
Mezzo voto in più solo per l’atteggiamento mostrato nelle ultime partite e per la convincente vittoria nel derby contro la Lazio. Dopo un mercato dispendioso e pieno di grandi nomi, le aspettative sono state completamente deluse: una società assente, autrice di moltissime scelte sbagliate ha inevitabilmente condizionato la stagione dei giallorossi, salvati solo da un atto di vero amore. Sotto la guida di Sir Claudio Ranieri, la Roma sta piano piano riuscendo ad uscire la testa dal buio, per provare a tornare nelle posizioni che le competono. Decimo posto in campionato con 23 punti e sia una difesa che un attacco poco efficienti sono i chiari segnali di una condizione tutt’altro che ottimale, con qualche segnale di ripresa.
IL MIGLIORE: Mile Svilar
Probabilmente l’unico giocatore della squadra a mostrare costanza di rendimento, protegge i pali con sicurezza e ottime prestazioni, dimostrando di meritare il posto. Stagione da 8 in pagella
LA SORPRESA: Manu Koné
Non era partito benissimo, ma ci ha messo veramente poco ad entrare nel cuore dei tifosi giallorossi. Anche quando le partite andavano male era uno dei pochi a lottare su ogni pallone e non mollare mai. Può diventare un pilastro di questa Roma.
LA DELUSIONE: Artem Dovbyk
Arrivato con il premio di “Pichichi” della Liga in valigia, l’ucraino finora ha faticato e non poco. Solo 5 gol per lui, a cui doveva essere affidato un intero reparto. Poca freddezza sotto porta e scarso inserimento all’interno dell’organico di gioco sono il dipinto della sua stagione finora.
DA TENERE D’OCCHIO: Niccolò Pisilli
A far sorridere l’Olimpico in questa stagione è un romano e romanista, che ha il cuore unicamente a tinte giallorosse e che sta mostrando grandi capacità in mezzo al campo. Il gol contro il Venezia è solo una piccola (ma grande) dimostrazione della grinta e della passione del classe 2004, che ha una carriera tutta in divenire.
Torino: 6
(A cura di Tommaso Patti)
Cominciare la stagione pareggiando a San siro, battendo l’Atalanta per poi vincere sfide insidiose contro Venezia e Verona, davano il presagio di un ritorno ai vecchi tempi, dove il Torino lottava per l’Europa. L’ottimo lavoro fatto da Vanoli però, è stato frenato da alcuni passi falsi che hanno fatto perdere al Toro punti importanti. Il grave infortunio di Zapata e lo scarso rendimento di alcuni giocatori considerati ormai di alto livello, hanno portato i granata all’undicesimo posto dopo diciannove partite.
IL MIGLIORE: Vanja Milinkovic-Savic
Le prestazioni, gli interventi provvidenziali e i sei clean sheet rendono questo pezzo di stagione la miglior metà di stagione di Milinkovic Savic. Distinguersi come il migliore in una rosa piena di giovani promettenti e grandi attaccanti è davvero il miglior risultato di tanto duro lavoro.
LA SORPRESA: Saul Coco
Il passaggio dal giocare in una difesa a quattro come al Las Palmas, a giocare in una difesa a tre non era facile, ma l’impatto di Saul Coco al Torino ha sottolineato subito buoni numeri. Oltre all’immediato ambientamento in un nuovo modulo e in un campionato differenze, il nuovo gigante granata sta riuscendo a disputare un ottima stagione, condita da due gol che certificano quanto bene sta facendo anche nelle azioni offensive.
LA DELUSIONE: Tonny Sanabria
Il rendimento del centravanti paraguaiano è altamente insoddisfacente. Dopo l’infortunio di Zapata, era chiamato a prendersi sulle spalle l’attacco granta ma, con scarsi risultati, Sanabria ha anche perso il posto da titolare ai danni di Karamoh.
DA TENERE D’OCCHIO: Adrien Tameze
Le performance di Tameze in questa prima parte di stagione non possono essere da giudizio definitivo per uno dei giocatori più duttili della Serie A. Dopo un inizio condito da più bassi che alti, il tuttofare granata è richiamato a invertire la marcia, per ritornare ad essere la marcia in più del Torino.
Udinese: 7+
(A cura di Simone Scafidi)
25 punti che significano nono posto sono l’immagine di un’Udinese molto cinica, che nonostante i diversi gol subito (28), ha saputo ben sfruttare i 23 gol fatti per portare a casi diversi punti fondamentali. Sotto la guida di Runjaic i bianconeri possono seriamente pensare di insidiare le grandi del nostro campionato, soprattutto grazie alla coppia d’attacco formata da Thauvin e Lucca che partita dopo partita sta rendendo sempre di più.
IL MIGLIORE: Lorenzo Lucca
Punta di diamante assoluta dei friulani. Il prototipo dell’attaccante moderno: alto, fisico e dedito al sacrificio per i compagni. 7 gol per lui, che rappresentano alla perfezione come Lorenzo Lucca si stia (ri)prendendo il calcio italiano, mandando anche un chiaro messaggio al CT Luciano Spalletti.
LA SORPRESA: Florian Thauvin
Con una stagione fantastica, costellata da 5 gol e 3 assist, il francese ci teneva a ricordare che nella rosa vincitrice del mondiale 2018 era presente anche lui. Fantasia, estro e tecnica sopraffina, erano ciò che servivano all’Udinese per cercare di combattere per posizioni più alte e per qualche punto in più.
LA DELUSIONE: Isaak Touré
Una prima stagione in Italia finora da dimenticare per il classe 2003. Due espulsioni che dimostrano ancora un po’ di goffaggine e di necessità di adattamento al nostro campionato, per un giocatore che è arrivato con grandi aspettative, finora non rispettate, ma che ha tempo per crescere e migliorarsi.
DA TENERE D’OCCHIO: Jaka Bijol
Si è ripreso la difesa bianconera, dopo una scorsa stagione non ai livelli della precedente. Oltre ad una fase difensiva oculata e rocciosa, Bijol partecipa attivamente anche alla fase di costruzione dell’azione, che gli hanno permesso di mettere a referto anche un gol e due assist.
Venezia: 5.5
All’inizio della stagione il Venezia era già retrocesso, a detta di molti media e non solo, e la situazione dei lagunari è un concentrato di sfortuna abbinata a qualche errore di troppo. Una serie di sfortunati eventi, una nuvola fantozziana, tutto questo accompagna il povero Eusebio Di Francesco da un paio d’anni, ma nonostante tutto il tecnico romano cerca sempre di reagire con idee e coraggio. Il Venezia si trova al penultimo posto, a quota 14 punti, ma nel corso del girone d’andata ha disputato grandi prestazioni a cui è mancata solo la vittoria. Tanti giovani in rampa di lancio, per una delle squadre più giovani dell’intero campionato (al quinto posto di questa classifica).
IL MIGLIORE: Gaetano Oristanio
In Sardegna aveva fatto intravedere grandi cose nel ruolo di trequarti, spalle alla punta. Venezia gli ha consegnato quella leadership e centralità che gli serviva. Adesso Oristanio è il leader tecnico del Venezia, da lui passano tutte le giocate dei lagunari ed è sempre l’arma in più per cercare di scardinare le difese avversarie, grazie alla sua velocità e ai suoi dribbling. Pochi gol in questo girone d’andata in relazione alle occasioni, ma senza dubbio Oristanio è l’ancora su cui poggia tutto il vaporetto di Di Francesco.
LA SORPRESA: Filip Stankovic
Un finale di anno in costante crescita, per uno dei portieri più promettenti del campionato. Reattivo, solido tra i pali e molto spettacolare per i fotografi e non solo. In tutte le migliori prestazioni del Doge ci sono sempre i suoi guanti e i suoi interventi di mezzo, come le parate prodigiose che hanno cucito la vittoria e l’aggancio -momentaneo- al Cagliari nel corso del girone d’andata.
LA DELUSIONE: Antonio Candela
In B era uno dei pilastri della squadra, sfruttato da Vanoli per la sua velocità e la sua duttilità tattica. Candela sembrava pronto a essere il padrone della fascia destra, ma qualche errore -anche piuttosto importante- e lo slittamento di Zampano sul suo versante, hanno favorito una sua lenta scomparsa. Adesso Candela rischia di dover cambiare aria per evitare di rimanere relegato in panchina durante il girone di ritorno
DA TENERE D’OCCHIO: Hans Nicolussi Caviglia
Tecnicamente è indiscutibile, sempre pulito e freddo con il pallone tra i piedi. In fase di non possesso sta migliorando partita dopo partita, e adesso i suoi numeri sono importanti, considerando il ruolo e la situazione di classifica in cui il Doge sguazza. Nel girone di ritorno Nicolussi Caviglia dovrà mantenere questo rendimento alto per alzare i giri del motore a un Venezia che cerca disperatamente punti per la salvezza.
Calcio
Europa e Conference, quarti di ritorno: cade anche la Lazio, Fiorentina in semifinale

Europa e Conference League sono ormai arrivate ai quarti di finale, con le gare di ritorno che hanno chiuso questa fase delle competizioni. La serata dà spettacolo con partite veramente senza senso, come solo l’Europa sa regalare. Abbandona il sogno europeo anche la Lazio, mentre la Fiorentina ottiene la semifinale per il terzo anno consecutivo.
EUROPA LEAGUE
L’Italiana
L’Italia per il Bodo non è mai stata un territorio fortunato, zero vittorie in tutte le gare giocate sul suolo del tricolore e, soprattutto, mai una semifinale europea raggiunta. Prima della partita contro la Lazio all’Olimpico, tutti questi dati erano ancora concreti, ma con il match di ritorno, tutto è cambiato. La squadra di Baroni entra in campo con grinta e determinazione, minacciando la difesa norvegese con diverse occasioni pericolose, che passano dai piedi dell’asset iper-offensivo dei biancocelesti. AL 20′ la partita si sblocca con il gol del Taty Castellanos, che di tacco beffa Haikin ed accende l’Olimpico, speranzoso di un’attesa rimonta. Nel settore destro del campo, Isaksen sfugge ad ogni tipo di marcatura e risulta incontenibile e fonte principale delle più pericolose azioni della Lazio. Ci prova Castellanos, ci provano anche Lazzari e Zaccagni sbattendo sulla traversa, ma il pallone sembra non voler entrare, nella disperazione generale dell’organico biancoceleste. Nel secondo tempo, però, il Bodo smette di soffrire ed esce la testa dalla tana, impegnando Mandas in un paio di interventi decisivi, ed oltre ciò la poca freddezza del Taty rischia di costare caro alla Lazio, che riesce clamorosamente (e fortunatamente) a pareggiarla allo scadere, con Noslin che raggiunge un pallone vagante vicino alla linea di fondo e lo insacca alle spalle di Haikin, trascinando il match ai tempi supplementari. L’extra-time arride, almeno inizialmente, alla squadra di Baroni, che al 100′ trova addirittura il gol del vantaggio con Dia, che stacca di testa all’interno dell’area di rigore e sblocca, momentaneamente, il passaggio del turno. L’animo dei norvegesi non si affievolisce e nel secondo tempo supplementare la squadra di Knutsen reagisce trovando il gol del pareggio con Helmersen, che beffa un Mandas non perfetto per poi essere espulso al 120′. La lotteria dei rigori è un vero e proprio dramma psicologico per la Lazio: dagli undici metri sia Tchaouna, che Noslin, che Castellanos sbagliano, consegnando la qualificazione al Bodo, che raggiunge la prima semifinale europea nella storia del calcio norvegese. Con l’eliminazione della squadra di Baroni, l’Italia dà di diritto l’addio anche al quinto posto in Champions, oltre che all’ultima speranza di vincere l’Europa League.

foto: X ItalianFootballTV
Le altre sfide
Oltre la caduta della squadra di Baroni, l’Europa League, come ormai di consueto, è riuscita a portare in scena dei match veramente assurdi, destinati ad entrare negli annali di questa competizione. Primo su tutti non si piò non citare il match tra Manchester United ed Olympique Lyone: i tempo regolamentari si concludono con due gol per parte (4-4), dimostrando lo stesso equilibrio presente anche nella gara di andata, ma nei supplementari la partita assume un tono degno dei migliori film thriller. I francesi, rimasti in dieci per il doppio giallo a Tolisso, riescono a trovare due gol nel giro di cinque minuti grazie alle reti di Cherki e Lacazette, mettendo apparentemente il lucchetto alla partita; Old Trafford, il teatro dei sogni, sembra però non pensarla così e nel giro di sette minuti lo United, con i gol di Bruno Fernandes, Mainoo e Maguire ribalta le sorti della partita, strappando così il pass per la semifinale. In Spagna, l’Athletic Bilbao ritrova sè stesso ed ipoteca la qualificazione contro i Glasgow Rangers, con i gol Oihan Sancet e Nico Williams, missione che non gli era riuscita sette giorni fa in Scozia. A chiudere il quadro delle semifinali c’è il Tottenham, che, in Germania, vince di misura con il rigore di Solanke e supera l’Eintracht Francoforte. L’1 maggio, in occasione delle semifinali, gli Spurs affronteranno la sorpresa Bodo/Glimt, menter l’Athletic affronterà, in casa, uno United fomentato da una delle rimonte più belle di quest’anno.

foto: X Tottenham
Il protagonista
Una partita folle, 114′ minuti in ombra e 7 per ribaltare le sorti di una qualificazione che sembrava ormai clamorosamente sfumata: il Manchester United, grazie ai lampi di Bruno Fernandes, Mainoo e Maguire riesce ad uscire dall’inferno per tentare l’assalto finale e decisivo alla vittoria europea, che darebbe quantomeno una nota di merito alla peggiore stagione dei Red Devils in tempi recenti. Certo, non si può, giocando in casa, farsi sottomettere pesantemente da una squadra in dieci uomini, ma la squadra di Amorim trova il coraggio per rialzare la testa e, sotto gli occhi di un Old Trafford deluso, dare vita ad un finale di partita che può far ben sperare i supporters della squadra, in vista della semifinale contro l’Athletic Bilbao

foto: X Manchester United
La conferma
Non può che essere la conferma di queste semifinali Nico Williams. All’andata, nello 0-0 contro dei Rangers in dieci per ottanta minuti, non era riuscito ad incidere, ma quando vede San Mamés gli si illuminano gli occhi e comincia a disegnare calcio. Ancora un gol, ancora decisivo. Che possa essere il suo turno di vincere coppa ed MVP?

foto: X Athletic
La delusione
Segna il gol che riaccende le speranze biancocelesti, ma poi poco e nulla. Il Taty Castellanos si ritrova sui piedi il rigore decisivo che avrebbe mandato la lotteria ad oltranza, ma lo sbaglia clamorosamente. Sembra cattivo ed anche sbagliato dirlo, ma l’eliminazione della Lazio passa anche (e soprattutto) dai piedi del suo maggior trascinatore, beffato dalla pressione del momento.

foto: X Gournach
CONFERENCE LEAGUE
L’Italiana
Dopo il filo da torcere dato alla Fiorentina durante la gara d’andata, lo Celje arriva a Firenze come una squadra quantomeno rivalutata, da cui la squadra di Palladino si sarebbe dovuta guardare attentamente per evitare indesiderati imprevisti. La Viola parte con più sicurezza degli sloveni, con Kean e Fagioli che svariano in mezzo al campo ed alzano il baricentro, mettendo in diffcoltà gli sloveni. A centro area, su situazione di corner, Ranieri impegna Ricardo Silva, quando manca un quarto d’ora al termine della prima frazione. Cinque minuti più tardi il gol del vantaggio arriva e porta la firma del migliore in campo, Rolando Mandragora, che raccoglie l’imbucata di Pongracic e con il piede debole insacca la sfera alle spalle dell’estermo difensore avversario, impotente sulla traiettoria a incrociare del centrocampista italiano. Nel secondo tempo sono invece gli sloveni a scendere in campo con maggiore garra e riescono a trovare il gol del pareggio prima con Matko e, appena due minuti dopo, quello del vantaggio con Nemanic, che svetta di testa e incorna il cross di Seslar, portando il risultato totale sul 3-3. Un minuto dopo il gol degli sloveni la Fiorentina reagisce prontamente, e ancora grazie ad un precisissimo lancio di Mandragora che trova Kean, ritrova il vantaggio con il gol dell’attaccante italiano, che piazza il pallone sul secondo palo e archivia definitivamente la qualificazione. Da qui in poi la Fiorentina si sveglia definitivamente e riesce a difendere il vantaggio, sfiorando addirittura il gol del 3-2 con Ranieri che insacca la sfera ma che si vede annullata la gioia del gol per posizione di offside, così come Kean a due minuti dalla fine. Dopo sei minuti di recupero il triplice fischio sancisce la terza semifinale consecutiva della Fiorentina, che andrà a giocarsi l’accesso alla finale con il Real Betis, sperando che questo sia, finalmente, l’anno in cui alzare la Coppa.

foto: X ACF Fiorentina
Le altre sfide
Vediamo adesso chi accompagnerà, in semifinale, la Fiorentina, per chiudere il quadro europeo di questa settimana e vedere le ultime tre squadre rimaste in corsa per un trofeo internazionale. A Londra il Chelsea appare molto opaco e destabilizzato dall’ottima prestazione del Legia Varsavia, che dà non poco filo da torcere ai Blues, sconfitti per 2-1 ma favoriti dal punteggio dell’andata, che li vede passare il turno con il totale di 4-2. Passa con realtiva serenità anche il Real Betis, che in Polonia non va oltre l’1-1 con lo Jagiellonia ma che si fa forte del 2-0 dell’andata e riesce a buttare fuori la sorpresa di questa competizione. Ultima, ma non per importanza, la partita forse più interesssante di questi quarti di ritorno di Conference League, che vede il Djurgarden, partito con il risultato a sfavore di 1-0, battere in trasferta il Rapid Vienna ai supplementari e strappare un definitivo pass per le semifinali, candidandosi seriamente al ruolo di nuova sorpresa di quest’anno. Alle semifinali, previste per l’1 maggio, il Djurgarden affronterà il Chelsea, cercando di sfruttare l’ambiente casalingo per mettere in difficoltà la favorita della competizione, mentre la Fiorentina volerà in Spagna per un’ardua sfida con il Betis, squadra molto in forma che sembra non volersi fermare

foto: X Chelsea
Il protagonista
Si può, da sfavoriti, dominare il Rapid Vienna in trasferta ed eliminarlo passando il turno? Il Djurgarden ci è riuscito, con una prestazione che quasi nessuno, alla vigilia del match, si sarebbe aspettato. D’altronde, avevano perso la gara d’andata, e ribaltare una gara di ritorno, soprattutto fuori casa e da sfavoriti, non è mai semplice. La squadra di Honkavaara però riesce nell’impresa, con il Rapid Vienna che cade sotto i colpi di Danielsson e Kosugi nei tempi regolamentari, per poi subire il colpo di grazia con la doppietta di Gulliksen nei supplementari.

foto: X Djurgarden
La conferma
Rolando Mandragora si prende la Fiorentina. Il suo gol e il suo assist ipotecano la qualificazione in semifinale e costringono un coraggioso Celje ad un’amara eliminazione. Il numero otto viola ormai a centrocampo ha trovato la sua casa da cui sforna sempre più prelibatezze che addolciscono pomeriggi e serate di tifosi e compagni. Il suo estro e la sua interpretazione del gioco di Palladino potrebbero rivelarsi la chiave di volta per raggiungere la terza finale consecutiva, ma prima bisogna superare uno scoglio non da poco: il Betis.

foto: X ACF Fiorentina
La delusione
Una faccia della medaglia, quella del Djurgarden, brilla di luce propria e luccica splendidamente così che si possa vedere da lunga distanza, mentre l’altra, quella del Rapid Vienna, adesso è totalmente rovinata ed inizia a sgretolarsi. Gli austriaci arrivavano al match di giovedì con l’unico compito di difendere il risultato, e non solo non ci sono riusciti, ma hanno concesso troppo spazio agli avversari arrivando a subire addirittura quattro gol senza neanche provare a ribaltare il proprio destino.

foto: X Rapid Vienna
Calcio
Champions League, quarti di ritorno: Match folle al Villa Park, l’Arsenal elimina il Real

Fuochi d’artificio nelle quattro gare che chiudono i quarti di finale. Si è completato e inquadrato il tabellone delle semifinali, e adesso la strada per Monaco comincia a essere sempre più breve. Sono rimaste soltanto in quattro, e alcune favorite hanno abbandonato il treno per la Baviera. Show must go on…
L’italiana
L’Inter a San Siro non va oltre il pari contro i bavaresi, ma è un pareggio bellissimo perché il risultato dell’andata qualifica i nerazzurri alla seconda semifinale di Champions in tre anni. Serviva replicare l’impresa di Monaco per superare l’ostacolo Bayern e la squadra di Inzaghi riesce a indirizzare la qualificazione nei primi minuti della ripresa. Dopo una settimana dal successo dei nerazzurri all’Allianz Arena, il copione a San Siro sembra non essere cambiato particolarmente: Inter in vigile controllo della gara e Bayern alla ricerca di qualche spazio per colpire. Le offensive dei bavaresi sono più istintive che logiche, e in molte occasioni lo zampino principale è quello di Olise, leader tecnico in assenza di Musiala (la cui assenza è stata a tutti gli effetti un fattore). Nonostante le frizzanti giocate del talento francese, la difesa dell’Inter trova sempre il guizzo giusto per chiudere lo specchio (da guardare e riguardare il salvataggio di Bastoni, proprio su Olise, al minuto 12). Nella gestione del risultato sono stati fondamentali i ripiegamenti difensivi di Lautaro e Thuram. La manovra dei nerazzurri viene spesso finalizzata da questi due meravigliosi attaccanti, ma è nel lavoro sporco che i due riescono a tirare fuori il meglio di sé, efficaci nel ricacciare all’indietro la difesa bavarese oppure mandarla fuori giri con i loro soliti movimenti. Alla ripresa del gioco la partita regala il suo apice di spettacolo nei primi quindici minuti: Harry Kane si defila sulla destra, non permette l’intervento difensivo a Dimarco e riesce a fulminarlo con un destro chirurgico sul palo opposto. L’inglese torna subito a referto dopo l’occasione clamorosa sprecata nel match d’andata. Per la prima volta in più di centocinquanta minuti di partita, tra andata e ritorno, l’Inter comincia a temere le offensive dei bavaresi, vicini al raddoppio con Thomas Muller. San Siro però riesce a riaccendersi quando nel buio spunta subito la luce del faro Martinez, l’argentino converte in rete una palla rimasta vagante dopo un corner e riporta tutto alla normalità. Tre minuti più tardi Pavard decide di inaugurare al meglio il suo score con la maglia dell’Inter, ma in quei tre minuti l’Inter attacca la porta del Bayern in maniera spaventosamente feroce. Prima Thuram, poi Darmian e infine la zuccata di Pavard, e qualificazione in ghiaccio. Con il pass della semifinale in bella vista, e con un calendario ai limiti dell’incredibile, la gestione dei nerazzurri è compassata e leggera. I bavaresi, feriti nell’orgoglio dai quattro schiaffi subiti nei due match, cercano di rientrare in partita alla loro maniera, con la solita pressione asfissiante e l’attacco sempre più costante della porta di Sommer. Dier riesce a pareggiare il risultato della partita con una rete che è un facsimile di quella realizzata da Muller in Baviera una settimana fa: corner sul secondo palo e spizzata vincente. Nel finale Kompany inserisce tutto ciò che ha in panchina, il Bayern sfiora due volte la rete ma dopo sei -lunghissimi- minuti di recupero il triplice fischio di Vincic regala ai nerazzurri il pass per la semifinale. Adesso per l’Inter arriva il Barcellona, come nel 2010 in occasione del Triplete.
Le altre sfide
Si preannunciavano grandi match anche al ritorno, nonostante alcuni match sembravano ben indirizzati, a cominciare dal Barcellona. La squadra di Flick si era sbarazzata del Dortmund con un netto 4-0 casalingo, ma al Signal Iduna Park i gialloneri intimoriscono -e non poco- i blaugrana. Per guidare una rimonta che sembrava impossibile, il Borussia Dortmund si affida al suo rapace d’area, e Guirassy si fa trovare ovviamente pronto. L’attaccante guineano realizza una tripletta storica che accende il muro giallo, ma l’entusiasmo viene stroncato dall’autogol di Bensebaini. Nel finale il Var annulla il 4-1 a Svensson e in quel fuorigioco si chiude il sogno del Borussia Dortmund. Prima sconfitta nel 2025 per il Barcellona, ma è alquanto dolce perché i blaugrana tornano in semifinale dopo ben sei anni.
Nell’altro match del martedì l’Aston Villa saluta la competizione dopo una partita incredibile contro il Paris Saint Germain. Dopo il 3-1 dei parigini in Francia, al Villa Park la partita sembra indirizzata già dall’inizio. A implementare questa visione ci pensano i difensori dell’Aston Villa, che con l’aiuto di Martinez regalano il vantaggio ad Hakimi. La squadra di Luis Enrique cerca di chiudere subito il discorso qualificazione, e trova il raddoppio con l’altro terzino: Nuno Mendes riceve in area da Dembelè, apre il piatto e al 26′ sembra chiudere il discorso. Sembra, perché i Villains trovano il gol cinque minuti dopo, grazie a un tiro di Tielemans deviato in porta da Pacho. Soffia un vento nuovo a Birmingham, e la squadra di Emery sembra averlo capito in fretta, perché dal gol del centrocampista belga comincia un’altra partita: nel secondo tempo McGinn estrae una gemma dal suo sinistro, spedisce la palla all’incrocio e pareggia la partita. Mancano due gol per pareggiare il totale, e a mezz’ora dal termine sembra sempre più difficile. Dopo tre minuti dal gol dello scozzese, da un corner Konsa arriva al tiro e fa 3-2. Villa Park esplode, l’Aston Villa si riversa in avanti e cerca in tutti i modi la rete del 4-2 (che garantirebbe i supplementari) ma Donnarumma blinda lo specchio e i parigini conquistano la semifinale.
Mercoledì tutti gli occhi sono puntati sul Bernabeù, dove il Real Madrid cerca l’ennesima rimonta clamorosa della sua storia. L’Arsenal non sembra dello stesso avviso, e ha subito l’occasione per chiudere il discorso. Calcio di rigore per i Gunners al decimo minuto, Saka cerca il cucchiaio centrale e Courtois lo intercetta con le gambe. Il Real cerca in tutti i modi di segnare un gol che sblocchi la gara e rilanci il discorso qualificazione. Il VAR toglie un rigore ai Blancos dopo una review di oltre tre minuti, e all’intervallo si va sullo 0-0. Nella ripresa la squadra di Arteta trova il gol con Saka, Vinicius risponde dopo meno di un minuto, ma il Real non riesce a sfondare per tutto il secondo tempo, e nei minuti di recupero Gabriel Martinelli realizza la rete del definitivo 1-2 (1-5 nel complesso). Real Madrid eliminato e Gunners in finale dopo 16 anni.
Il protagonista
Tre gol al Barcellona potrà raccontarli ai nipoti: Serhou Guirassy si è portato a casa il pallone della partita nella vittoria platonica del suo Borussia Dortmund contro i blaugrana per 3-1. Le tre reti hanno permesso inoltre al franco-guineano di issarsi da solo in vetta alla classifica dei marcatori di Champions con 13 centri. Dopo Lewandowski e Haaland, il Borussia ha trovato una nuova gemma da esportare nell’elite del calcio europeo? Difficile dirlo, anche perché il polacco e il norvegese erano giovani talenti quando sono transitati in giallonero, mentre Guirassy ha 29 anni. Rimane comunque un’annata storica per l’attaccante del Dortmund.
Menzione doverosa per Gigio Donnarumma. Nonostante i quattro gol subiti nelle due sfide, le parate del portiere azzurro sono state decisive per la qualificazione dei parigini. Una serie di interventi ai limiti dell’incredibile, che si aggiungono alla prestazione monumentale di Anfield. C’è tanto Donnarumma in questo cammino del Paris Saint Germain.

Foto: X BVB
La conferma
“Certe notti sei sveglio, o non sarai sveglio mai”
Seconda semifinale in tre anni per l’Inter di Simone Inzaghi. Il successo contro il Bayern è l’ennesima conferma di quanto la gestione Inzaghi abbia dato all’Inter una dimensione sempre più europea. Nel bene o nel male l’Inter fa sempre la sua partita: concentrata, equilibrata e sempre intensa e precisa nelle transizioni. Se poi al roster aggiungi calcianti come Calhanoglu e Dimarco, da cui nascono i due corner vincenti, allora questa squadra diventa temibile sotto ogni punto di vista. Certe notti raccontate da Ligabue regalano momenti che forse non torneranno più, conditi da una nostalgia inconfondibile. Certe notti raccontate dall’Inter di Inzaghi sembrano invece tornare a ripetizione, perché adesso l’Inter è decisamente sveglia, e mette paura a tutte le big europee.
La sorpresa
Molti, io per primo, nutrivano dubbi sulla tenuta mentale dell’Arsenal nel catino rovente del Bernabeu: invece i Gunners hanno giocato da grandissima squadra, al cospetto di un Real Madrid decisamente non brillante sul piano fisico, imponendo a tratti il gioco e dimostrando di non soffrire mai, se non in qualche raro minuto, la pressione dei Blancos. L’Arsenal esce rinvigorito dal doppio scontro con quella che doveva essere la favorita numero uno e si presenta dunque in semifinale di Champions dove mancava dal 2008, e adesso contro il PSG la sfida è più aperta che mai!

Foto: X Champions League
La delusione
Il Real Madrid pareva lanciato dopo aver estromesso l’Atletico Madrid negli ottavi, invece si è totalmente impantanato di fronte alla freschezza dell’Arsenal. Dopo lo 0-3 dell’Emirates, la squadra di Carlo Ancelotti ha perso con merito anche al ritorno, trafitta dalle reti di Saka e Martinelli in pieno recupero. Il tecnico italiano è probabilmente giunto alla fine del suo secondo straordinario ciclo madridista, che gli ha fruttato altre due Champions League in aggiunta a quella conquistata nel 2014. Vinicius pare il parente povero di quello devastante ammirato sino alla scorsa stagione in maglia Real, Bellingham sembra in costante involuzione, la difesa concede sempre troppo… Anche se in assoluto il problema principale rimane la mancanza di un regista che dia ordine alla manovra.
Calcio
L’Inter difende l’impresa di Monaco e vola in semifinale. 2-2 col Bayern, San Siro in festa

L’Inter pareggia a San Siro contro il Bayern Monaco e conquista la semifinale di Champions League. Dopo l’impresa di Monaco di Baviera, la squadra di Inzaghi rimonta in pochi minuti il vantaggio iniziale di Kane e soffre nel finale dopo il pari di Dier, ma riesce a conquistare la semifinale dove affronterà il Barcellona.
Per la serata più importante della stagione, nonostante un Carlos Augusto in formato stellare, Inzaghi sceglie Dimarco nella fascia sinistra. Il brasiliano era stato uno dei migliori in campo all’Allianz Arena, ma la presenza dell’esterno italiano è fondamentale per gli sviluppi laterali dell’Inter, e nonostante gli acciacchi fisici dell’ultimo periodo trova posto nell’esterno. In difesa confermato il blocco dell’andata, così come è confermatissimo il tandem offensivo Lautaro-Thuram. Nei bavaresi Kompany conferma 10/11 dell’andata. L’unica sostituzione è quella di Thomas Muller, schierato dal 1′ al posto di Guerreiro. Recuperati solo per la panchina Coman e Pavlovic.
Come previsto anche dal risultato dell’andata, il Bayern approccia la gara in maniera molto aggressiva. Il pressing feroce uno dei pilastri principali dell’idea tattica di Kompany, ma già dalle prime battute l’Inter trova buone trame di gioco per eludere la linea alta dei tedeschi. Subito molto attiva la catena di destra dei bavaresi, Olise trova sempre lo spazio per cercare gli attaccanti. Fotocopia della gara d’andata: Thuram e Lautaro in mezzo al campo fanno ciò che vogliono. I difensori del Bayern sono perennemente in ritardo sui due attaccanti nerazzurri, e tutte le occasioni della squadra di Inzaghi cominciano sempre da una loro giocata. Al 9′ Dimarco riceve da Thuram e incrocia forte, blocca Urbig con sicurezza. La retroguardia dell’Inter concede qualcosa tra le linee, ma arrivati dentro l’area i difensori nerazzurri sono bravissimi nel sbarrare la strada. Al 12′ Bastoni chiude miracolosamente su Olise, il francese era pronto per calciare a botta sicura ma la scivolata del difensore italiano mantiene in equilibrio il risultato. Con il vantaggio da gestire, il copione della gara è ben definito: bavaresi in gestione del pallone nella metà campo nerazzurra, mentre l’Inter chiude bene le linee di passaggio e attende il guizzo per ripartire. Prezioso il lavoro di Lautaro e Thuram in questo fondamentale, in particolare la fisicità del francese è efficace per alzare il baricentro e conquistare falli utilissimi. Appena prima della mezz’ora, è l’Inter ad avere la più grande palla gol. Arriva su punizione dalla sinistra di Dimarco: Acerbi prolunga, Thuram non ci arriva per un soffio. Cinque minuti più tardi Calhanoglu sfiora l’eurogol con una conclusione a giro dai 25 metri, la palla non gira abbastanza e sfiora l’incrocio dei pali, con Urbig praticamente immobile. La gara cambia, e l’Inter ne riprende almeno in parte il possesso, ma i bavaresi ci sono: Sané arriva al tiro in porta, Sommer respinge in corner. In riaggressione i difensori bavaresi sono molto irruenti e imprecisi, e ancor prima dell’intervallo entrambi i centrali (Kim e Dier) vengono ammoniti per due brutti falli su Thuram. Nel finale di frazione, il Bayern torna in possesso di partita e pallone: l’Inter non esce più dalla metà campo, ma riesce a reggere. 0-0 a fine primo tempo.
Confermati gli stessi undici da entrambe le squadre al rientro dagli spogliatoi. Il muro nerazzurro necessita di un altro tempo di resistenza estrema, ma alla ripresa del gioco l’Inter cerca di controllare più stabilmente il possesso. Inzaghi spinge per un controllo più ragionato del pallone, alla ricerca di un gol che metta in ulteriore discesa la qualificazione. Al 50′ Urbig si oppone con un gran riflesso a uno dei soliti corner pungenti di Dimarco. Un minuto più tardi su San Siro si abbatte l’uragano: Goretzka si avventa su un pallone sputato fuori dalla difesa nerazzurra, il tedesco appoggia per Kane che temporeggia e incrocia al momento giusto, la palla passa in mezzo alle gambe di Dimarco e Sommer non può nemmeno azzardare l’intervento. Proteste dei nerazzurri per una sbracciata di Goretzka su Mikitharyan, ma per Vincic è tutto regolare. L’inerzia della gara sembra ribaltata, nonostante i soliti sviluppi dell’Inter, ma il Bayern rischia subito di raddoppiare con una conclusione a giro di Muller, destro troppo forte e poco preciso, con palla che termina in Curva Nord. Nel momento del bisogno, l’Inter trova il pareggio con il guizzo del capitano: calcio d’angolo di Dimarco al 58‘, la palla rimane nei pressi dell’area piccola e Lautaro Martinez rimette subito in parità la gara. Boato a San Siro per il pareggio dell’Inter, che sembra subito rientrata in partita in maniera feroce. La spinta del pubblico regala subito una grande occasione a Darmian, isolato dal fraseggio rapido della trequarti nerazzurra, la conclusione dell’esterno viene deviata in angolo da Dier, provvidenziale in scivolata. Il calcio d’angolo di Calhanoglu è sempre forte e teso, Pavard viene lasciato completamente da solo da Kim e di testa buca Urbig. Uno-due micidiale dell’Inter, San Siro è in delirio e la qualificazione sembra sempre più concreta. Kompany prova a scuotere i suoi con i cambi: fuori Sané e Kim, dentro Gnabry e Guerreiro. Inzaghi risponde con la staffetta, già prevista, tra Dimarco e Carlos Augusto. Il brasiliano è subito decisivo perché al 75′ devia con i tacchetti una conclusione a botta sicura di Olise. Sul corner il Bayern prova a regalarsi un finale diverso. La rete è pressoché identica al pareggio di Muller dell’andata, palla sul secondo palo e la sponda di Dier termina direttamente in porta. Con la gara in parità (l’Inter mantiene un gol di vantaggio), la pressione del Bayern torna ad alzare i giri del motore, mentre l’Inter cerca di non perdere il filo. Kompany inserisce Pavlovic e Coman, mentre Inzaghi sceglie Frattesi e Bisseck. Nel recupero il Bayern attacca a testa bassa e cerca di riacciuffare il pareggio in qualsiasi modo. L’Inter non esce più e nella parata di Sommer su Muller al minuto 95 vede concretizzarsi il sogno della semifinale.
Questa Inter continua a sognare sempre più in grande. Considerando le due partite la qualificazione è il risultato più giusto per una squadra che non vuole smettere di alzare l’asticella. Nonostante la sofferenza nel recupero, la squadra di Inzaghi è riuscita a mettere costantemente in difficoltà un Bayern Monaco che ha pagato terribilmente le tante assenze. Ancora decisivo Lautaro Martinez, all’ottavo gol in 11 gare di Champions. Fari puntati verso la semifinale, dove adesso per i nerazzurri arriva l’avversario più temibile: il Barcellona di Hansi Flick. I blaugrana si sono dimostrati micidiali in avanti, ma hanno mostrato più di qualche limite in difesa, così come ha fatto il Bayern nelle due sfide. I favori del pronostico pendono verso Barcellona, ma questa Inter ormai non è più una semplice outsider. Termina qui l’avventura del Bayern Monaco, che adesso ha l’obbligo di blindare il primo posto in Bundesliga per rendere meno amara questa prima stagione di Vincent Kompany sulla panchina bavarese.
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