Calcio
Guida alla Serie A 24/25: Prima parte

Archiviato il turno preliminare di Coppa, si entra nel vivo della settimana che porterà all’inizio della nuova Serie A 24/25. In attesa del fischio di inizio, fissato per sabato alle 18.30, ecco la prima parte della guida a tutte le squadre che affronteranno la stagione 2024/25.
ATALANTA
Dopo la prestigiosa vittoria dell’Europa League, 3-0 contro il Bayer Leverkusen, l’Atalanta si appresta ad aprire la sua stagione nell’attesissima Supercoppa Europea contro il Real Madrid di Bellingham, Vincius, Mbappé e compagni. Dopo l’ennesima grande stagione alla guida della panchina orobica, nonostante le voci di mercato Gian Piero Gasperini ha rinnovato il suo contratto e si appresta a iniziare la sua nona stagione a Bergamo.
In attesa dell’esordio in campionato, lunedì 19 agosto alle 18.30 a Lecce, la Dea si trova ad affrontare alcune situazioni tutt’altro che piacevoli. L’arrivo di Godfrey dall’Everton ha messo una toppa al tridente difensivo, privo di Scalvini (fuori a causa della rottura del crociato rimediata nell’ultima partita dello scorso campionato contro la Fiorentina), e gli acquisti di Zaniolo e Sulemana, oltre il riscatto di De Ketelaere, avevano rinforzato l’organico bergamasco, ma l’amichevole contro il Parma (sconfitta per 4-1) la Dea ha perso Gianluca Scamacca, vittima di un grave infortunio al ginocchio che lo terrà fuori dal campo per tanti mesi. La risposta della dirigenza atalantina all’infortunio è l’acquisto blitz di Mateo Retegui, arrivato per 25 milioni dal Genoa. Sul lato cessioni, la dirigenza bergamasca si è mossa molto in uscita, con le cessioni di Hateboer, Miranchuk, Cambiaghi, Adopo e Zortea.
Tanti i punti interrogativi per questa nuova stagione dell’Atalanta, a partire dalla gestione dei due portieri, con Musso (impiegato in Europa League e in Coppa Italia) che reclama più spazio in campionato. Le rotazioni difensive rappresenteranno un’incognita a causa della carenza di difensori di ruolo nella rosa orobica e le tante competizioni (Champions League, Coppa Italia, campionato e Supercoppa). A centrocampo e nelle fasce si attendono risvolti dal mercato, a causa della situazione legata a Teun Koopmeiners, in rotta con la società e in procinto di passare alla Juventus. In attacco tutti gli occhi sono puntati su Lookman e De Ketelaere, chiamati a sorreggere il peso dell’attacco bergamasco in attesa di Zaniolo e Retegui, sicuramente indietro nelle gerarchie ai nastri di partenza.
Tanta curiosità per la squadra campione d’Europa in carica, attesa al definitivo salto di qualità per lottare al vertice in campionato.
BOLOGNA
60 anni dopo il Bologna è tornato in Champions League. Il quinto posto conquistato nello scorso campionato ha permesso ai felsinei di tornare nel palcoscenico internazionale per eccellenza dopo l’esperienza singolare del 1964. Un percorso straordinario guidato da Thiago Motta, che ha deciso di lasciare la panchina rossoblù per accettare la proposta della Juventus. Al suo posto è arrivato Vincenzo Italiano, reduce da un percorso triennale alla guida della Fiorentina.
Un’estate turbolenta a Bologna, fatta di radicali cambiamenti e colpi di scena. I protagonisti della scorsa stagione (Thiago Motta in primis) hanno deciso di lasciare il club per palcoscenici più grandi. Le cessioni di Zirkzee e Calafiori (rispettivamente al Manchester United e Arsenal) hanno fruttato un bel gruzzolo alla dirigenza felsinea, che ha cercato di continuare sulla linea adottata negli ultimi anni da Sartori, ossia un mercato ponderato e non troppo esuberante.
Gli acquisti di Holm e del neo campione olimpico Miranda servono a rinforzare le fasce. Al posto di Calafiori è stato acquistato Erlic dal Sassuolo, mentre in attacco sono arrivati Nicolò Cambiaghi, atteso al salto di qualità mostrato timidamente a Empoli, e Thijs Dallinga, centravanti classe 2000 arrivato per 15 milioni dal Tolosa.
La rivoluzione influenzata dal mercato ha portato nuovi volti e un nuovo allenatore, alla prima esperienza in Champions League. Il percorso del Bologna ai gironi condizionerà inevitabilmente il campionato, dove i rossoblù sono chiamati a confermarsi nei piani alti della classifica. Le amichevoli precampionato hanno evidenziato un’ottima condizione fisica, con Italiano che ha deciso di proseguire il lavoro attuato da Thiago Motta. Il 4-2-3-1 sarà il modulo di riferimento del Bologna anche quest’anno, con gli esterni che torneranno a essere molto incisivi anche in zona offensiva, rispetto ai compiti più conservativi e equilibratori affidati da Thiago Motta. La difesa rimane il punto interrogativo principale, poiché è avvenuto il passaggio da una difesa compatta con il baricentro molto basso, a una difesa audace e coraggiosa con il baricentro alto. Le prime amichevoli hanno evidenziato qualche difficoltà in questo cambiamento con i tanti gol subiti che suonano già come campanello d’allarme in vista dell’esordio di domenica pomeriggio, al Dall’Ara contro l’Udinese.
CAGLIARI
Anche in terra sarda quest’anno si è deciso di cambiare radicalmente il progetto. La salvezza della scorsa stagione ha concluso -in via ufficiosa- la carriera da tecnico di Claudio Ranieri, e adesso la dirigenza ha deciso di alzare il livello per puntare a una salvezza più che tranquilla.
Dopo l’ennesimo capolavoro della sua incredibile carriera, con la salvezza agguantata negli ultimi minuti dell’ultima gara contro la Roma, Davide Nicola ha deciso di sposare il progetto del Cagliari. Sul fronte cessioni, hanno salutato la Sardegna figure portanti della scorsa stagione come Dossena (ceduto al Como), Nahitan Nandez (ceduto in Arabia Saudita) e Sulemana (acquistato dall’Atalanta). Nel nuovo Cagliari di Nicola tanti i nuovi acquisti, a partire dall’esperienza e leadership di Sebastiano Luperto, che ha deciso di seguire il tecnico piemontese dopo un’altra stagione di altissimo livello con la maglia dell’Empoli. La cessione di Sulemana ai nerazzurri ha favorito una maxi-operazione tra Atalanta e Cagliari, con Zortea, Piccoli e Adopo che hanno effettuato il percorso opposto e si sono accasati in Sardegna per cercare la definitiva consacrazione nel massimo campionato, dopo stagioni incolori in prestito.
La base si partenza di Nicola sembra essere un solido e compatto 3-5-2 con un tridente difensivo molto roccioso e affidabile, con la presenza di due pilastri come Yerry Mina e Luperto. In mezzo al campo tanta ‘garra’ e dinamismo, con Marin e Deiola che cercheranno di garantire equilibrio e presenza a centrocampo. In attacco, nonostante l’esperimento di tridente effettuato nella vittoria di ieri in Coppa Italia (3-1 alla Carrarese), la scelta dovrebbe ricadere sulla coppia Piccoli-Luvumbo, con il primo che avrà il compito di sorreggere il peso dell’attacco rossoblù, mentre l’angolano dovrà essere il jolly che collegherà i due reparti.
La brillante vittoria contro la Carrarese ha mostrato un Cagliari già sul pezzo, pronto ad affrontare la Roma, nel match in programma domenica alle 20.45 all’Unipol Domus.
COMO
Uno storico ritorno n Serie A. Dopo più di 21 anni il Como è tornato in Serie A, e lo ha fatto con un percorso e un progetto ambizioso e solido. La scorsa stagione Cesc Fabregas è stato promosso dalla primavera alla prima squadra, e grazie a un calciomercato di altissimo livello (con l’arrivo sulle sponde del lago di Strefezza e Goldaniga) ha chiuso la regular season al secondo posto, conquistando la promozione in Serie A.
Con il chiaro obiettivo della salvezza, ma le idee e ambizioni all’Europa, il Como ha deciso di puntare forte sul calciomercato in entrata, con gli acquisti di Belotti, Audero, Dossena e Mazzitelli che servono a rinforzare l’organico lariano di giocatori di qualità e sacrificio, con una buonissima dose di esperienza in massima serie. Il calciomercato del Como diventa di interesse nazionale quando la dirigenza acquista Pepe Reina, Alberto Moreno, ma soprattutto Raphael Varane. Il centrale francese, campione del mondo e pluricampione d’Europa con il Real Madrid, approda in Serie A dopo un’esperienza incolore al Manchester United. In uscita il Como ha salutato il capitano Bellemo, acquistato dalla Sampdoria insieme al terzino cipriota Ioannou, oltre al portiere Semper (ceduto al Pisa di Pippo Inzaghi) e Odenthal (acquistato dal Sassuolo).
Fabregas, nonostante i numerosi acquisti, sembra voler proseguire con la sua idea di gioco, basata su un 4-2-3-1 mobile, reso possibile da un continuo movimento e interscambio dei tre giocatori sulla trequarti, Da Cunha, Strefezza e Cutrone. Alle spalle di Belotti, i ‘tre trequartisti’ avranno il compito di fornire il giusto apporto ai due reparti. A centrocampo il dinamismo di Braunoder e la qualità di Mazzitelli serviranno a mantenere equilibrio e possesso palla, che sembra il punto fermo del gioco di Fabregas. In difesa tanti punti interrogativi, rappresentati dalle condizioni fisiche poco ottimali di Varane (uscito malconcio dalla prima apparizione in Coppa Italia contro la Sampdoria), Alberto Moreno e Pepe Reina.
Tutti gli occhi sono puntati su questo Como, che comincerà il suo nuovo ciclo in Serie A lunedì sera, all’Allianz Stadium contro la Juventus. Con la salvezza come obiettivo minimo, il Como è chiamato a diventare una delle sorprese di questa Serie A.
EMPOLI
L’incredibile salvezza della scorsa stagione ha permesso all’Empoli di far parte del campionato di Serie A per la quarta volta consecutiva (record nella storia del club toscano). Dopo la stagione travagliata e turbolenta, l’Empoli si appresta a cominciare un nuovo ciclo, con nuovi volti e nuove figure, a partire dal direttore sportivo (con l’addio del d.s. Accardi). In panchina, dopo l’addio di Nicola, è arrivato Roberto D’Aversa, in cerca di riscatto dopo l’esperienza della scorsa stagione a Lecce. La rosa ha salutato due figure di riferimento dello scorso campionato, come Luperto (ceduto al Cagliari) e Caprile (rientrato a Napoli dopo il prestito). In porta i toscani hanno acquistato il venezuelano Vasquez, in prestito dal Milan. In difesa è tornato a Empoli il difensore Viti, dopo una girandola di esperienze poco soddisfacenti a Nizza e Sassuolo). A centrocampo hanno deciso di ritornare in Toscana due figure centrali degli ultimi anni, come Youssef Maleh e Szymon Zurkowski, mentre in attacco l’Empoli continua a mantenere la propria identità italiana, con i prestiti di Sebastiano Esposito e Lorenzo Colombo.
Il modulo disegnato in queste prime gare da D’Aversa è un 3-4-2-1 molto fluido e dinamico. La scelta del doppio trequartista alle spalle della punta può garantire al centrocampo e all’attacco azzurro molta qualità. Nella larga vittoria in Coppa Italia (4-1 al Catanzaro) si sono messi in luce i tre tenori dell’attacco toscano, con Fazzini (nuovo numero 10 e autore di una doppietta) ed Esposito e Colombo autori degli altri due gol.
L’attesa per il nuovo Empoli cresce anche in vista dell’esordio in campionato, sabato sera in casa contro il Monza di Alessandro Nesta. Occhi puntati su D’Aversa, chiamato a risollevare la propria immagine dopo stagioni al di sotto delle aspettative e marchiati da episodi bizzarri (come la testata a Henry dello scorso anno).
FIORENTINA
Dopo la seconda sconfitta consecutiva in finale di Conference, la Fiorentina ha deciso di aprire un nuovo ciclo, ricostruendo dalle fondamenta. Dopo la separazione con Vincenzo Italiano, la dirigenza ha puntato su un profilo giovane e in rampa di lancio come Raffaele Palladino, reduce da due anni di alto livello alla guida del Monza.
La sconfitta di Atene ha fatto venire al pettine tutti quei nodi che le qualificazioni in Conference League avevano mascherato, seppur con pochi risultati. La sterilità dell’attacco, insieme a un complesso generale di mediocrità della rosa, hanno portato la dirigenza viola a un radicale cambiamento della squadra. I viola sono stati molto attivi sul mercato, sia in entrata che in uscita.
In uscita le cessioni di Milenkovic e Nzola hanno permesso alla dirigenza di racimolare un buon budget da investire nelle entrate, mentre hanno salutato Firenze a parametro zero Giacomo Bonaventura, Castrovilli e Duncan. In entrata la Fiorentina ha cercato di consegnare a Palladino nuovi giocatori, molto duttili e allo stesso tempo congeniali alle sue idee di gioco. L’acquisto di Colpani dal Monza e di Moise Kean dalla Juventus servono a ringiovanire l’attacco, con giocatori in cerca di riscatto o della consacrazione definitiva. A centrocampo Amrabat è rientrato dal prestito al Manchester United e può essere una risorsa a stagione in corso, mentre dal Reims è arrivato il centrocampista brasiliano Richardson. In difesa con l’addio di Milenkovic è arrivato Marin Pongracic, difensore croato acquistato per 15 milioni dal Lecce. In porta il grande colpo, con l’arrivo dello svincolato De Gea, uno dei migliori portieri dell’ultimo decennio in cerca di riscatto dopo la fine della sua decennale esperienza al Manchester United.
In attesa dell’esordio di sabato pomeriggio al Tardini contro il Parma, Palladino continua a lavorare sul suo 3-4-2-1. Occhi puntati sul reparto offensivo, chiamato a dare una scossa dopo le stagioni piuttosto incolori con Italiano. Moise Kean dovrebbe essere il riferimento centrale dell’attacco viola, e nelle amichevoli precampionato si è messo in mostra a suon di gol. Occhio anche alle corsie laterali, dove Dodò e Parisi (Biraghi in amichevole è stato impiegato come braccetto di sinistra) hanno mostrato grande gamba e un costante apporto offensivo. La Conference rimane l’obiettivo principale della Fiorentina, che proverà in tutti i modi a inseguire la zona Europa, con il sogno della Champions League
Calcio
Europa e Conference, quarti di andata: Lazio freddata, cuore Viola in Slovenia

Europa e Conference League sono ormai arrivate ai quarti di finale, con le gare di andata che hanno già fornito i loro verdetti. Serata dolceamara per le italiane, mentre negli altri match in giro per l’Europa gol e spettacolo non sono affatto mancati.
EUROPA LEAGUE
L’Italiana
La terra novergese, si sa, e soprattutto per le italiane, è un campo che ormai diventa un fortino molto complicato da sormontare. Ce lo dimostrano, su tutto, i numeri in casa del Bodo, che in Europa, in casa, nelle ultime dieci partite ha collezionato ben nove vittorie. La squadra di Baroni arriva in terra scandinava consapevole di ciò che l’avrebbe aspettata: zero gradi ad aprile, freddo e una squadra che sa mettere in difficoltà anche le compagini più quotate, e il campo lo dimostra sin da subito. La prima metà di gara non tarda a dimostrare quanto detto, il Bodo tiene sempre e costantemente il pallino del gioco in mano, possesso palla, palleggio, dominio assoluto del centrocampo, portano in scena un primo tempo senza interpretazioni che vede la squadra di Baroni totalmente assente sul piano del gioco, per quanto un pò più solida nelle retrovie. Nel secondo tempo, inevitabilmente, la storia cambia, con i biancocelesti che dopo appena un minuto vengono gelati dal gol di Saltnes arrivato a seguito di un’azione costruita magistralmente dai norvegesi, che riescono ad arrivare serenamente a tu per tu con Mandas, insaccando la sfera. La Lazio, dopo il gol, non prova nemmeno a reagire, e paradossalmente si sottomette ancora di più all’assalto giallonero, tentando di difendere il difendibile per provare una possibile rimonta all’Olimpico, ma il Bodo non è della stessa idea e a venti minuti dalla fine, ancora con Saltnes, che con un tocco sotto supera Mandas e trova il raddoppio che annichilisce definitivamente gli uomini di Baroni, autori di un disperato (e vano) tentativo di salvataggio sulla linea. Da qui in poi, il dominio dei padroni di casa è totale, a centrocampo si vedono solo frecce giallonere che trafiggono lo scudo celeste, arrivando, ancora una volta troppo facilmente, a tu per tu con Mandas, autore di una parata fondamentale sul tentativo di Saltnes che avrebbe siglato la tripletta personale. A un minuto dallo scadere la Lazio rischia ancora di subire la terza rete, negata, ancora una volta, e stavolta clamorosamente sulla linea, dal portiere greco. Giovedì prossimo, all’Olimpico, la Lazio sarà chiamata ad attuare una clamorosa e (per quanto visto ieri) insperata rimonta, cercando di approdare alle semifinali, dopo aver chiuso il girone iniziale al primo posto.

Foto: X BeFootball
Le altre sfide
Oltre alla debacle biancoceleste, il giovedì sera ci regala altri tre risultati, tre pareggi che renderanno i quarti di ritorno della prossima settimana ancora più entusiasmanti. Nel nord di Londra, due giorni dopo la maestosa impresa dell’Arsenal contro il Real, il Tottenham non va oltre il pareggio con un ottimo Eintracht Francoforte, che apre le marcature con il gol fulmineo di Ekitike per poi farsi pareggiare da Pedro Porro. Sempre nella terra del re, stavolta il Scozia, i Glasgow Rangers, in dieci per quasi ottanta minuti, riescono ad inchiodare sullo 0-0 l’Athletic Bilbao, “killer” della Roma agli ottavi. Ultimo, ma non per importanza, il match tra Lione e Manchester United, preceduto da diversi battibecchi, in particolare tra Matic e Onana, con il primo che accusa quest’ultimo di essere il portiere più scarso della storia dei Red Devils, probabilmente non sbagliando, dal momento che due gravi errori dell’ex Inter permettono ai francesi prima di andare in vantaggio e poi di pareggiare all’ultimo secondo con i gol di Thiago Almada e di Cherki, compensati, nella compagine inglese, dalle marcature di Yoro e Zirkzee.
Il protagonista
Quattordici anni al Bodo, una doppietta nel gelo della Norvegia che condanna gli avversari, dominio assoluto, leadership nel reparto avanzato della sua squadra e vantaggio di due gol nella gara di ritorno: Saltnes non può che essere il protagonista di questa settimana, con i due gol probabilmente più importanti della sua carriera che potrebbero far sognare in grande il Bodo/Glimt, unica squadra dei quarti di andata ad uscire vincitrice dalla propria gara. Aspettando di vederlo sul campo dell’Olimpico, Saltnes ha mandato un messaggio chiaro a tutta l’Europa, dimostrando che, in corsa per questa competizione, non bisogna dare per spacciato mai nessuno.

Foto: X Play Spor
La conferma
Nessuna conferma, se non l’equilibrio e lo spettacolo che questa competizione riesce a mettere in scena ad ogni giornata. Tre pareggi e un risultato a sorpresa confermano quanto l’Europa League risulti, ogni anno, sempre più equilibrata e a tratti anche meglio della Champions, dove non mancano, ancora ai quarti di finale, risultati altisonanti come il 4-0 del Barcellona e dove sembrano esserci squadre con la strada spianata.

Foto: DAZN
La delusione
Parlare della Lazio sarebbe scontato e anche ripetitivo, per questo non si può non parlare dell’Athletic Bilbao. Dopo aver eliminato la Roma con una prestazione pressoché magistrale, nonostante il vantaggio numerico, i Baschi si trovano nuovamente sopra di un uomo contro i Rangers per quasi tutta la partita, non riuscendo però ad incidere e ad insaccare nemmeno un gol. Le statistiche parlano chiaro: 71% di possesso palla ma solo tre tiri in porta, decisamente troppo poco per una squadra che, sul piano offensivo, ha uno dei migliori reparti della competizione. Al ritorno, seppur in casa, la squadra di Valverde dovrà fare in modo che questa mancata e necessaria vittoria non gli costi caro.

Foto: X Athletic Bilbao
CONFERENCE LEAGUE
L’Italiana
Una partita semplice, quantomeno sulla carta, nel secondo tempo mette alle strette la Fiorentina, che con cuore, grinta, e un super De Gea, si porta a casa il quarto di finale di andata contro un Celje ostico spinto da un pubblico di casa tutt’altro che sereno. Il primo tempo arride alla viola, che sembra tenere in mano il pallino del gioco, eccezion fatta per i primi minuti di partita in cui i padroni di casa, spinti dall’entusiasmo del pubblico casalingo, riecsono a rendersi pericolosi in un paio di occasioni che culminano sull’esterno della rete. La costruzione della squadra di Palladino, favorita a centrocampo dall’immensa qualità di Adli, Cataldi e Mandragora, riesce a dare il via a moltissime occasioni pericolose che impensieriscono la difesa slovena. Nelle retrovie, Ranieri e Matìas Moreno riescono a dare una sicurezza, sia difensiva che nel palleggio, fuori dal comune, compensando le prestazioni tutt’altro che perfette di Comuzzo e Pongracic. Sulle fasce la spinta è poderosa, e poco dopo la metà del primo tempo, Ranieri sigla il gol dell’1-0, saltando due avversari e, con un pò di fortuna e complicità da parte di Ricardo Silva, insaccando il gol dell’1-0, che permette alla viola di portare avanti un primo tempo in gestione totale del gioco, tenendo a bada il potenziale offensivo del Celje. Nel secondo tempo, quantomeno durante le prime battute, la storia non cambia, e il gioco viola la fa da padrone per buona parte della frazione. Verso il sessantesimo, un rilancio di De Gea, prolungato dal tocco di Folorunsho, arriva nei piedi di Mandragora che in mezzo a tre avversari viene steso con un pestone da Karnicnik, capitano avversario, il cui gesto viene sanzionato con un calcio di rigore in seguito alla consueta on-field review. Sul dischetto si presenta proprio Mandragora, che corona una prestazione pressoché impeccabile con il gol del 2-0. In questa stagione, come ormai noto, la Fiorentina mostra però un rendimento altalenante, che si rende manifesto proprio nei risultati in trasferta in Conference, in cui è arrivata una sola vittoria, contro il San Gallo. Appreso ciò, non stupisce che il Celje, per la mezz’ora finale, si svegli e domini il piano del gioco, trovando anche il gol del 2-1 su situazione di penalty, causato da Pongracic che entra in maniera abbastanza dura su Matko, venendo sanzionato con il fallo e venendo graziato con l’estrazione solo del cartellino giallo, nonostante il giocatore avversario stesse colpendo a botta sicura da solo davanti alla porta spalancata di De Gea. Dal dischetto Delaurier Chaubet non sbaglia e negli ultimi venti minuti il Celje le tenta tutte per pareggiare, sbattendo sempre sul muro alzato da un maestoso De Gea, che mette il sigillo al match con una parata formidabile all’ultimo secondo.

Foto: X ACF Fiorentina
Le altre sfide
Il giovedì di Conference non delude le aspettative, portando in campo risultati che ci si poteva aspettare e che vanno a favore delle quattro “big” rimaste in gara. Nell’anticipo del pomeriggio, il Chelsea schianta, fuori casa, il Legia Varsavia grazie alla doppietta di Madueke e al gol del diciannovenne George, assicurandosi la qualificazione già ai quarti di andata con il compito di andare a Stamford Bridge per chiudere definitivamente la pratica. Vince abbastanza agilmente anche il Betis contro la sorpresa Jagiellonia, che si deve arrendere ai colpi di Bakambu e di Jesus Rodriguez e che, in Polonia, combatterà fino alla fine per ribaltare il proprio destino. Infine, vince in esterna anche il Rapid Vienna che batte il Djurgarden di misura grazie all’autogol di Finndeli.
Il protagonista
Quindici minuti per archiviare, probabilmente, la qualificazione in semifinale. Noni Madueke si prende sempre di più il Chelsea, con l’ultimo anno, e in particolare questa stagione, che ha visto alzarsi vertiginosamente il livello delle sue prestazioni, sempre più fondamentali per la squadra di Maresca, anche e soprattutto in Europa. Sulle ali dell’entusiasmo e dei suoi giovani, il Chelsea si sta facendo strada, trovando nell’esterno inglese uno dei suoi maggiori interpreti, con le conferme che arrivano partita dopo partita.

Foto: X Chelsea Photos
La conferma
Il 2025 è a tinte biancoverdi: il Betis, con l’arrivo dell’anno nuovo, sembra aver cambiato mentalità. In campionato è probabilmente la squadra più in forma del momento, e le grandi prestazioni arrivano anche in Conference. Due gol, una vittoria pulita e nessuna rete subita, i numeri della serata di ieri degli spagnoli sono l’emblema del meraviglioso periodo della squadra. C’è chi ironizza (oppure chi è serio) e dice che l’arrivo di Antony abbia svoltato la squadra, ma in realtà, oltre ciò, dietro i risultati della compagine biancoverde c’è il meraviglioso lavoro di Manuel Pellegrini, che sta mettendo sù un Betis formato europeo, che mai si era visto prima e che si candida seriamente alla vittoria finale dopo la vittoria sullo Jagiellonia, sorpresa di quest’anno.

Foto: X Real Betis
La delusione
Poco minutaggio in campionato, gioca in Europa e combina disastri, così come in quei pochi minuti che gli vengono concessi in Serie A. Marin Pongracic è arrivato a Firenze con il compito di diventare il leader della difesa viola, ma quando c’è lui in campo la squadra di Palladino sembra non avere punti di riferimento lì dietro. Nonostante la vittoria dei suoi, la prestazione del centrale croato è tutt’altro che da incorniciare. Il Celjie torna in partita grazie ad un rigore causato da lui, che viene graziato dall’arbitro non venendo espulso. Dopo la prestazione di ieri, c’è da capire se Palladino intende dargli ancora fiducia o preferirà correre ai ripari puntando ad una soluzione più solida.

Foto: X ACF Fiorentina
Calcio
Champions League, quarti di andata: Barcellona a valanga, spettacolo all’Emirates

I primi atti dei quarti di finale sono tutti in archivio. Tra calcoli cervellotici per il ranking e un mix di sorprese, abbinata alla solita parata di stelle, la Champions continua a non perdere quel fascino e quello smalto delle serate di grande, grandissimo, calcio.
L’Italiana
Va all’Inter il primo atto dei quarti di finale. In casa del Bayern Monaco la squadra di Inzaghi gioca una partita strepitosa sotto tutti i punti di vista e torna da Monaco di Baviera con la consapevolezza di poter mettere in difficoltà chiunque. Precisi, lucidi, compatti fino all’osso e terribilmente cinici ed estetici. Al cospetto del più quotato Bayern (nonostante le assenze) la squadra di Inzaghi ha saputo sfruttare al meglio le occasioni capitate tra i piedi dei nerazzurri. Con un pizzico di fortuna, che grazia la retroguardia interista dalla conclusione pessima di Kane, che in quella posizione difficilmente sbaglia, l’Inter mette in campo quei movimenti codificati che mandano in tilt qualsiasi squadra. Alla vigilia il rebus principale era legato alla gestione spasmodica del pallone, e il prato dell’Allianz non ha tradito le attese: tanto possesso dei bavaresi, ma transizioni rapide e pungenti dei nerazzurri. La difesa del Bayern, completamente rivisitata dai tanti infortuni, non è riuscita a prevalere nel duello individuale contro i riferimenti nerazzurri, sempre molto bravi a divincolarsi dalla pressione e scombinare qualsiasi castello difensivo. Il vantaggio di Lautaro Martinez è un manifesto dell’ideologia di Simone Inzaghi: un possesso ragionato, ma molto preciso e rapido, che parte da sinistra e poi si conclude al centro dell’area con il solito gioco delle coppie. Il lavoro sporco, si fa per dire, dell’assistente per la finalizzazione del capitano; l’incredibile sponda di tacco di Thuram per l’arrivo di Lautaro Martinez, lucidissimo nel freddare Urbig con l’esterno del piede destro. Nel secondo tempo il Bayern alza il pressing, cementa la linea di centrocampo con un Goretzka sempre più presente in mezzo al campo, mentre l’Inter comincia a tirare il fiato. Kompany riacciuffa il pari grazie alla fame e alla grinta del più bavarese di tutta la rosa, e il pari dell’eterno Thomas Muller sembra mettere una toppa alla prestazione opaca del Bayern. L’Inter non si scompone, anzi trova paradossalmente la scintilla per piazzare la scossa decisiva: solita costruzione dal basso, sempre mirata a cacciar fuori i difensori bavaresi, Lautaro e Barella muovono velocemente la palla e spianano il campo a Carlos Augusto, lucido nel servire Frattesi che quando attacca l’area sa sempre come punire. In attesa del ritorno di mercoledì prossimo, l’Inter ci tiene a ribadire la crescita e la pulizia che Inzaghi ormai ha impiantato nel dna della squadra. Occhio però a sottovalutare il Bayern, i tedeschi sanno sempre come rimettersi in corsa anche nelle situazioni più improbabili.

Foto: gameofgoals.it
Le altre sfide
Oltre al successo dell’Inter in Baviera, il martedì si impreziosisce con una vittoria maestosa dell’Arsenal di Arteta sui campioni del Real Madrid. Un successo schiacciante, certificato dal 3-0 con cui i Gunners andranno a Madrid a difendere il pass per la semifinale, che in questo momento sembra indirizzato verso Londra. Nelle altre due gare che chiudono i quarti, regalano spettacolo sia Barcellona che Paris Saint Germain. I blaugrana schiantano per 4-0 il Borussia Dortmund a Montjuic, mentre i ragazzi di Luis Enrique, freschi campioni di Francia, vincono e si divertono contro l’Aston Villa. 3-1 al Parco dei Principi sotto i colpi di Doué, Kvaratskhelia e Nuno Mendes, una rete più bella dell’altra; per i Villans a segno il solito Morgan Rogers.
Il protagonista
Più di 300 gare senza riuscire a insaccare un piazzato alle spalle del portiere. La magia della Champions si racchiude anche nell’imprevedibilità con cui certi eventi si verificano. Declan Rice ad oggi si può considerare tranquillamente uno dei centrocampisti più completi al mondo, e la prestazione contro il Real Madrid non verrà di certo dimenticata. L’astuzia e la precisione del centrocampista inglese si racchiudono nella punizione con cui stappa la gara, conclusione molto potente e molto effettata che batte Courtois -non proprio impeccabile. La serata del centrocampista dei Gunners assume quella parvenza di magia quando dopo dieci minuti piazza un’altra punizione alle spalle di Courtois, questa volta all’incrocio dei pali. La foto della sfera che si adagia sotto i legni è una delle immagini più belle e suggestive dell’intera stagione calcistica.

Foto: X Champions League
La conferma
Questo Barcellona adesso comincia a fare seriamente paura. In soccorso a questa teoria arrivano i numeri offensivi della squadra di Flick: 145 gol in 47 partite, una media di più di tre reti per gara. Numeri spaventosi, che mostrano quanto il club catalano abbia trovato un’alchimia in campo che non lascia scampo agli avversari. Il 4-0 casalingo contro il Borussia Dortmund è una prova di forza totale dei blaugrana: la doppietta del solito, meraviglioso, Robert Lewandowski, che quando vede giallo e nero si scatena (il Borussia Dortmund è la sua vittima preferita, 29 gol in 28 partite), e i sigilli dei due esterni più forti d’Europa, Raphinha (12 gol in 11 gare di Champions) e Lamine Yamal, permettono alla banda di Flick di ipotecare la semifinale già nel primo atto dei quarti. Il calcio sa sempre regalare imprese e rimonte leggendarie, ma al cospetto di questo Barcellona non sembra esserci trippa per gatti. La strada verso Monaco di Baviera ha trovato l’auto di punta…

Foto: X FC Barcelona
La delusione
Nonostante il ritorno da giocare -e vivere- al Bernabeù, il Real Madrid esce dall’Emirates con le ossa rotte. Il percorso della squadra di Ancelotti in questa Champions continua a mostrare difficoltà e brutte battute d’arresto. Dinanzi a un Arsenal decisamente più in palla, i Blancos non sono riusciti a far valere i gradi di campioni d’Europa in carica. In vista del ritorno di mercoledì prossimo, se l’irreale dovesse concretizzarsi nuovamente al Santiago Bernabeù, il Real Madrid dovrà ereggere un monumento a Thibaut Courtois. Nonostante l’errore in occasione della prima punizione di Rice, le parate dell’estremo difensore belga sono state preziose per evitare un parziale peggiore. Assenti ingiustificati tutti gli Avengers in avanti, ingabbiati dalla freschezza e dall’intensità messa in campo dalla squadra di Arteta. Mbappé e Vinicius sono chiamati a dare un segnale feroce dinanzi al pubblico che più di ogni altro è riuscito a trasformare l’impossibile in possibile. Job not finished!
Calcio
Una grande Inter resiste e punisce in Baviera. La zampata di Frattesi decide il primo atto

Nell’andata dei quarti di finale, l’Inter si regala una notte da sogno in Baviera. I nerazzurri vincono 2-1 in casa del Bayern Monaco, e si regalano un vantaggio enorme in vista del ritorno di mercoledì prossimo. Decide il gol di Frattesi a ridosso del novantesimo.
Confermate le numerose assenze in casa Bayern. Con l’aggiunta alla lista (che vede nomi illustri come Coman, Upamecano, Davies ecc.) di Musiala, uscito malconcio dopo l’ultima gara di campionato contro l’Augsburg, Kompany schiera Guerreiro nella linea dei trequartisti. Difesa rivisitata con Stanisic e Laimer sulle fasce, Dier e Kim al centro. Inzaghi rinuncia inizialmente a Dimarco, non ancora al meglio, con Carlos Augusto. Per il resto tutti confermati, a cominciare da Lautaro e Thuram in avanti.
Nonostante una prima fase di possesso coraggiosa e propositiva da parte dei nerazzurri, i bavaresi cominciano a conquistare sempre più terreno, grazie al solito pressing aggressivo e intenso. Il palleggio ipnotico e rapido del Bayern cerca di sfondare per vie centrali, per poi finalizzare nella parte destra del campo. La prima occasione della gara nasce proprio lì: Olise riceve palla dal centro, si porta palla sul mancino e sfiora il vantaggio, Sommer sembrava in traiettoria ma la conclusione del francese termina di poco a lato. L’Inter sembra riuscire a far male in transizione, anche perché il Bayern lascia accoppiati i soli centrali sui due attaccanti, ma i nerazzurri -almeno inizialmente- peccano di velocità e pulizia in mezzo al campo. Entrambe le squadre marcano a uomo, e la riaggressione voluta da Kompany permette ai bavaresi di avere sempre un giocatore libero di inserirsi tra le linee, come in occasione del destro di Guerreiro, intercettato in due tempi da Sommer al minuto 20. Olise, in assenza di Musiala, sembra il valore aggiunto del Bayern, e al minuto 25 il francese semina il panico tra i difensori nerazzurri, appoggia per Kane che apre il piatto ma calcia male e scheggia il palo. Brutta conclusione per l’attaccante inglese, che difficilmente sbaglia da quella posizione, ma l’avvio di gara di Olise è da sottolineare, indiavolato. L’occasione più nitida dell’Inter arriva in contropiede, alla mezz’ora Bastoni si stacca dalla linea e porta palla, serve Carlos Augusto in area ma il brasiliano calcia male, conclusione che termina sulla parte esterna della rete. La gara si sblocca al 37′ con tutta la qualità e l’astuzia del tandem offensivo: sviluppo laterale, guidato da una prima sponda di Lautaro, Carlos Augusto arriva subito al cross verso Thuram, il francese apparecchia di tacco per l’arrivo di Lautaro, conclusione di esterno e vantaggio Inter. Grandissima azione della squadra di Inzaghi, conclusa in maniera splendida dalla sponda di tacco, da fuoriclasse, di Thuram e dal bellissimo esterno di Lautaro Martinez. Dalla mezz’ora l’Inter è venuta fuori sempre di più, mentre il Bayern accusa il colpo del gol subito, non riuscendo ad avvicinarsi alla porta di Sommer negli ultimi minuti della prima frazione.
Nessuna sostituzione all’intervallo, nonostante alcuni problemi accusati da Acerbi nella parte finale del primo tempo. Copione invariato al rientro dagli spogliatoi, il Bayern continua a controllare il gioco ma l’Inter ha gli strumenti giusti per essere sempre pericolosa in ripartenza. Al 55′ Lautaro riceve l’ennesima palla preziosa di Thuram, arriva in corsa e calcia forte, bravo Urbig a schermare il primo palo al capitano nerazzurro. All’ora di gioco l’Inter comincia a soffrire la spinta dei bavaresi, anche se l’unico brivido arriva da una conclusione al volo di Guerreiro alta di poco sopra la traversa. I cambi dei due allenatori rispecchiano i momenti opposti delle due squadre: Inzaghi inserisce Frattesi al posto Mikitharyan e Bisseck al posto di uno stremato Darmian; Kompany ne cambia addirittura tre (Boey, Gnabry e Muller al posto di Guerreiro, Sané e Kim). L’offensiva dei bavaresi è totale nell’ultimo quarto di gara, l’Inter non riesce più a uscire e perciò comincia a blindare la porta di Sommer. All’81’ Muller riceve un passaggio in area, calcia a botta sicura ma trova l’opposizione miracolosa di Bastoni. L’ingresso del numero 25 tedesco è un fattore per sparigliare le carte in casa Inter. L’eterno Thomas Muller è il protagonista del pareggio dei bavaresi: all’85′ cross di Kimmich sul secondo palo, la difesa rimane statica e concede prima il cross a Laimer e poi la zampata decisiva a Muller. Nonostante l’intera ripresa giocata a difesa della porta di Sommer, nella fatica l’Inter trova la giocata per riportarsi subito avanti. Due minuti dopo il pareggio di Muller, i nerazzurri fraseggiano bene in mezzo al campo, trovano scopertissimi i difensori del Bayern e li bucano con tre semplici tocchi: Barella per Lautaro, Martinez per lo scatto bruciante di Carlos Augusto e passante centrale del brasiliano per il solito inserimento di Frattesi. Altro grandissimo fraseggio della squadra di Inzaghi, che con pochi semplici tocchi è riuscita a risalire il campo e trovare il pallone del vantaggio, che in vista del ritorno ha un peso gigantesco. Nonostante l’ultima offensiva dei bavaresi, la difesa nerazzurra tiene e porta a casa una vittoria prestigiosa e preziosa.
Non bastava essere belli, ma soprattutto cinici. L’Inter all’Allianz Arena ha saputo resistere alle offensive della squadra di Kompany, che ha mostrato indubbiamente un momento di confusione dettato dalle tante assenze, ma che nel complesso non è riuscita a trovare le misure alle solite transizioni armoniche e precise della squadra di Inzaghi. I due graffi di Lautaro e Frattesi partono da ben lontano, da quella lucidità dei giocatori dell’Inter hanno nel non buttare il pallone e dalla brillantezza con cui i nerazzurri sono riusciti ad eludere il pressing a uomo del Bayern. In vista del ritorno di mercoledì prossimo, il successo in Baviera regala ai nerazzurri due risultati e la consapevolezza di quanto il gioco espresso possa mettere in difficoltà qualsiasi squadra. Appuntamento a mercoledì per il secondo atto, San Siro non farà mancare la sua spinta, ma adesso serve un’altra prestazione da grande Inter.
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